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L'inchiesta che scotta

Ingroia e la "ragion di Stato":
vuole mollare l'inchiesta
sulla trattativa Stato-mafia?

Il Pm di Palermo: "La politica deve dire se ci sono temi e territori che debbano essere sottratte alla verifica della magistratura"

L'ira delle vittime: "Non si possono fermare le indagini e i conseguenti processi". Casini: "E' solo una provocazione"
Antonio Ingroia

 

Qualcuno l'ha interpretata come una provocazione, ma forse dietro l'intervista rilasciata a Repubblica forse c'è davvero l'intenzione di Antonio Ingroia di mollare la patata bollente: l'inchiesta cioè della trattativa tra Stato e Mafia che ha già fatto un morto sollevando polemiche e divisioni persino all'interno della Magistratura. 

Un passo indietro - "Sulla vicenda della trattativa c'è una ragione di Stato che impedisce l’accertamento della verità sulla base delle ragioni del diritto penale? Se è così, dalla politica devono venire parole chiare: se si ritiene che debbano essere  sottratte alla verifica della magistratura temi o territori coperti dalla ragione di Stato, lo si dica", ha detto a Repubblica. "Di fronte a una legge, o a una commissione di inchiesta politica, che ribadisse la ragione di Stato dietro alla trattativa, la magistratura - aggiunge Ingroia - non potrebbe che fare un passo indietro. In caso contrario, la legge ci impone di andare avanti per l'accertamento della verità". "Credo - prosegue - che sia necessario uscire dall’equivoco, alimentato dalle parole dette e non dette di autorevoli commentatori, a proposito di una presunta ragion di Stato che dovrebbe fermare l'azione della magistratura". Sull'esistenza della trattativa Ingroia   sottolinea che "sentenze definitive stabiliscono che ci fu: da lì siamo partiti. E oggi il paese ha un’occasione unica: non vorrei che andasse perduta".

L'ira delle vittime - Le dichiarazioni di Ingroia hanno mandato su tutte le furie l'associzione delle vittime della strage di via dei Georgofili: "Non può esistere nessuna valida Ragion di Stato, procuratore Antonio Ingroia, che possa fermare le indagini e i conseguenti processi per la trattativa Stato-Mafia, conseguenza chiarissima della strage del 27 Maggio 1993 in via dei Georgofili a Firenze, la così detta strage del 41 bis", ha tuonato la presidente Giovanna Maggiani Chelli. "Dietro a quale 'ragion di Statò si potrebbero mai nascondere omicidi come quello di Caterina Nencioni, Nadia Nencioni, i loro genitori e Dario Capolicchio o il massacro di 48 persone oggi invalide?", si chiede ancora Chelli. 

"E' una provocazione" - “Il pm Antonio Ingroia è uomo troppo intelligente per non capire che l’evocazione della 'ragion di Stato', non può che  essere letta come l’ennesima provocazione da lui rivolta ai vertici istituzionali", ha commentato il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. "Qui non c'è nessuna ragione di Stato da proclamare, nè alcun segreto di Stato da richiamare: non ve n'è bisogno e nessuno lo hai mai fatto". "C'è solo da invocare il rispetto delle regole, che chiunque è  chiamato ad osservare, in particolare chi dice di operare per la  verità che gli italiani attendono. Mi auguro che si voglia riflettere  con più serenità -conclude Casini- e finisca l’epoca delle provocazioni e delle polemiche che purtroppo si continua ad alimentare”.

 

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Commenti all'articolo

  • bpp1975

    31 Luglio 2012 - 09:09

    Se c'è stata una trattativa stato-mafia ed il Presidente della Repubblica semplicemente, essendone a conoscenza, ne ha sottaciuto l'esistenza, ciò si configura come un reato gravissimo da parte sua. La superficialità della stampa italiana, al solito, fa sì che ci si soffermi sulle intercettazioni ma è del tutto evidente che in questo caso la tenuta della democrazia non può prescindere da una messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica. Ciò può avvenire anche con firma di un semplice cittadino che senta infangato il suo onore di Italiano da simili meschinità.

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  • ansimo

    30 Luglio 2012 - 21:09

    è una provocazione. E' sempre una provocazione quando si chiama i politici ad assumersi la responsabilità delle loro azioni. Ma loro la faccia non la mettono mai e certe situazioni preferiscono risolverle in modo "politico", magari facendo cambiare aria a chi fa il proprio dovere.

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  • marks

    30 Luglio 2012 - 21:09

    Si continua a non capire che il nocciolo della questione intercettazioni e indagini e': si possono fare e si devono fare a tutto campo , non ci sono terreni vietati , devono essere assolutamente vietate le pubblicazioni in testo e audio delle registrazioni telefoniche , a volte fatte poche ore prima , sino all'accertamento completo della colpa , capito "FATTO QUOTIDIANO" E "REPUBBLICA" i giornali delle procure.

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  • lobadini

    30 Luglio 2012 - 20:08

    In un paese normale Ingroia sarebbe gia' in gattabuia e processato per alto tradimento!!! Dobbiamo aspettare ancora molto per vedere questo sgorbio con le manette ai polsi?

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