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La crisi dell'euro

In Germania c'è chi è più ottuso della Merkel

La destra tedesca critica Draghi: "La Bce è diventata una bad bank". Ma la Merkel si schiera a suo fianco

In Germania c'è chi è più ottuso della Merkel

di Antonio Castro

Angela e Mario. Dove Angela è la signora cancelliera Merkel, e Mario è il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. L’inedita coppia viene messa sottobraccio - costretta ad una convivenza forzata - dai parlamentari oltranzisti del partito tedesco del rigore.  Soffia il vento della dilazione (dei tempi) per la Grecia che vorrebbe spuntare da Berlino un piano di rientro più soft, e a Berlino - dove le ferie estive sono un quarto di quelle italiane - spuntano i falchi che reputano la Merkel troppo morbida. Rivalità e frecciatine da campagna elettorale anticipata, forse. Ma non solo. E così spuntano come funghi autunnali esponenti di maggioranza (e dello stesso partito della Cancelliera) che spingono sull’acceleratore del rigore e della fermezza. «Come principale creditore, la Germania deve avere potere di veto su tutte le decisioni», attacca Klaus-Peter Willisch, membro del Parlamento ed esperto di bilancio proprio de partito della Merkel (la Cdu). E poi parte l’attacco al presidente italiano: «Sotto Draghi», scandisce  Willisch, «la Bce è diventata un finanziatore di debiti sovrani e una bad bank, contro quanto prescritto dai trattati europei». Gli fa eco Franz Schaeffler, espero di finanza dell’altro partito della coalizione (Fdp) che sostiene il governo: «Le regole sono scritte nero su bianco, ma sono state in larga parte distrutte». Schaeffler si lamenta perché i trattati europei assegnano un peso uguale a tutti gli Stati. «Se i voti di Cipro e Malta hanno lo stesso peso di quelli della Germania c’è un vizio di fondo».

Insensibili alle critiche ieri le borse europee hanno toccato i massimi degli ultimi 5 mesi. In Spagna l’Ibex guadagna il 2,59%. A Milano Ftse Mib +1,66%, All Share +1,38%. Positive anche Bruxelles (+0,69%), Francoforte (+0,69%), Parigi (+0,60%), Lisbona (+0,39%), Zurigo (+0,13%). Poco mosse Londra (invariato il Ftse) e Amsterdam (+0,05%). L’altalena finanziaria è destinata a durare visto il carnet di incontri che impegnerà i governanti europei fino al 20 settembre. Da ieri è ufficiale l’incontro tra il presidente francese e la cancelliera. Giovedì prossimo la Merkel riceverà a Berlino il presidente Francois Hollande per discutere della crisi della zona euro. Sempre la prossima settimana il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker dovrebbe volare ad Atene (sbarco previsto per mercoledì 22) mentre il primo ministro greco, Antonis Samaras, sarà in visita di Stato in Germania venerdì, dove prima incontrerà la Merkel e poi volerà alla volta di Parigi per incontrare Hollande.

Una girandola di incontri e meeting che avvalorano la tesi di una richiesta greca di dilatare i tempi del piano di rientro. La Grecia è già in ginocchio prostrata dai tagli, dalla crescita che non c’è e dalle proteste di piazza. Se la Germania dei falchi continuerà a chiedere il rispetto del calendario alla virgola sarà un problema per Atene. 

Sarà una fine di agosto e un inizio di settembre molto denso per il futuro dell’euro zona e le schermaglie interne al partito la dicono lunga sul clima che si respira a Berlino e dintorni. Ma la sferzata del fuoco amico ha sulla Merkel l’effetto opposto e contrario. E così, dal Canada, la cancelliera assicura che la Germania «farà tutto il possibile per salvare l’euro», di fatto facendo eco alle dichiarazioni di Draghi di qualche settimana fa. Angela Merkel, sottolinea di essere «sulla stessa linea» della Banca centrale europea. Ricordando che Mario Draghi, «ha detto ciò che abbiamo ripetuto più volte dall’inizio delle difficoltà in Grecia, oltre due anni fa».

Ma oltre a respingere indirettamente gli attacchi che gli arrivano da casa, la Merkel va oltre: «Abbiamo bisogno», scandisce, «di una soluzione a lungo termine. Dobbiamo fare i passi che non abbiamo fatto quando creammo la moneta unica, ovvero creare una unione politica. La Germania sa che in un’area che condivide una valuta occorre condividere anche le responsabilità politiche. Siamo sulla buona strada per molte di queste cose, ma il tempo è un fattore essenziale». La Merkel si è anche detta favorevole a un rafforzamento dei poteri della Commissione per intervenire sul bilancio di uno Stato membro: «Di fronte a un Paese che non rispetta le regole la Commissione potrebbe intervenire direttamente in sede di finanziaria ed è qualcosa su cui dovremo discutere». E poi il mea culpa: «Siamo d’accordo su alcune regole e una parte del problema dell’euro è che la sua credibilità è indebolita, dato che abbiamo affermato più volte che avremmo fatto delle cose che poi non abbiamo fatto».

Che si prepari una fine estate impegnativa è fuori di dubbio. Basta sfogliare il calendario degli incontri (dopo i trilaterali Germania, Francia, Grecia) per rendersene conto: il 6 settembre Merkel andrà  a Madrid per incontrare il premier Mariano Rajoy. Sempre il 6 la Bce terrà la riunione mensile a Francoforte. L’11 settembre la Commissione europea renderà pubblica all’Europarlamento la proposta per la creazione di una unica autorità di vigilanza bancaria. E il 12 arriverà la sentenza della Corte Costituzionale tedesca sulla compatibilità del Fondo salva-Stati Esm e del Fiscal Compact con la Costituzione della Germania. Il 14 settembre si riunirà l’Eurogruppo, e il 20 Monti accoglierà il premier spagnolo Rajoy. L’altalena in borsa continuerà.

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