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Provocazione padana

Ecco la vera riforma elettorale:
più seggi a chi produce più ricchezza

Oneto: più rappresentanza a chi più contribuisce al bene comune, come in condominio dove conta di più chi ha più millesimi

Ecco la vera riforma elettorale:
più seggi a chi produce più ricchezza

C’è aria stantia attorno al finto dibattito sulla riforma della legge elettorale: tecnicismi, dettagli incomprensibili, trucchi contabili. Non c’è da stupirsi che la gente non si appassioni: tutti hanno capito che i partiti stanno solo cercando marchingegni che consentano qualche vantaggio per sé. In questa melassa di ingredienti scaduti le sole cose fresche arrivano dall’esterno della pantomima castaiola. Una proposta intelligente e decisamente rivoluzionaria l’ha fatta l’Unione Padana,  una piccola formazione autonomista che in Lombardia ha qualche centinaio di consiglieri comunali, un paio di consiglieri provinciali e un sindaco. L'idea è di collegare il numero di seggi al Senato alla popolazione ma anche al Pil delle regioni. Il numero di senatori spettanti a un collegio, uno ogni 200 mila elettori circa,  cresce o diminuisce contestualmente al rapporto fra il Pil regionale e quello nazionale:  se spettano – ad esempio – venti senatori e il Pil è superiore del 30% a quello nazionale, essi diventeranno  26  o scenderanno a 16 se è inferiore del 20%. Così si dà più rappresentanza a chi più contribuisce al bene comune, come in un’assemblea di  condominio dove conta di più chi ha più millesimi e paga di più.

Leggi l'articolo integrale di Gilberto Oneto su Libero in edicola oggi 31 agosto

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  • fonty

    fonty

    31 Agosto 2012 - 19:07

    La ringrazio per il tono pacato della risposta, dato che come d'uso chi critica il sud riceve come minimo una serie d'insulti ed improperi. Lei però ripete la solita solfa tanto cara ai meridionali, del piangersi addosso e di dare le colpe della propria arretrarezza al nord , predatorio e colonizzatore. Forse ha un po' di ragione, ma sono ormai passati 150 anni da allora e non per questo bisogna cullarsi nell'illusione di un eterno mantenimento da parte dello stato, onde essere ripagati della forzata annessione, le pare ? Anche il papa ebbe a dire ai romani "damose da fa'" . Inoltre ripeto, tutta quella montagna di quattrini dirottata al sud in più di 60 anni ed a scapito delle altre regioni che se ne sono private, ha abbondantemente ripagato tutto ciò che era stato tolto al meridione. Cordialmente.

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  • Blueshirt

    31 Agosto 2012 - 16:04

    Gentile lettore/rice, vedo che anche lei cade nello stesso errore del precedente intervento. Forse vi sfugge qualche dettaglio. Lo sviluppo non si crea tagliando le forme di preindustrializzazione presenti (in Calabria nel 1860 c'erano le acciaierie, come in Sicilia le miniere di zolfo) col fine di pareggiare l'arretratezza del nord (il Regno delle Due Sicilie era la terza potenza europea prima dei garibaldini) e creando posti di lavoro farlocchi nel settore terziario. Ci pensi un secondo: se invece di creare casse del mezzogiorno utili solo a pagare gli stipendi delle pubbliche amministrazioni che erano controllate dallo stato dove lavorava la gente del Sud che poi compravano prodotti del nord si fossero fatte industrie e vie di comunicazione non saremmo a questo punto. I soldi dello stato sono rientrati nelle casse delle aziende del nord perché a Sud non si è mai investito sullo sviluppo industriale. Il sud è il mercato del nord. Rifletta meglio e si informi. Un cordiale saluto.

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  • violacea

    31 Agosto 2012 - 15:03

    nelle regioni del sud tutti disoccupati ma lavorano tutti in nero!!! con case, appartamenti, terre e barche !! da dove vengono? dal lavoro in nero!!! poi i beoti a strapparsi le vesti xche' il sud e' disoccupato!! quando abbiamo dato i soldi x lo sviluppo con tutte le casse del mezzogiorno, i soldi se li sono spartiti e messi in tasca altro che creare lavoro!! al mio paese diciamo dove ci sono beni al sole ci sono i soldi!! sveglia gente che e ora! basta farci prendere x il culo e pagare x tutti!!!

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  • Blueshirt

    31 Agosto 2012 - 13:01

    Gentile lettore, non capisco come si pretenda sviluppo se 150 anni si è privato il meridione dello sviluppo industriale che piano piano si stava costruendo (che poi si parla tanto di evasione fiscale, per i primi 50 anni di unità i meridionali pagarono il triplo delle tasse del nord per mettere"a paro" i ducati "padani"), delle risorse umane costrette ad emigrare per trovare lavoro e delle infrastrutture utili a determinare tale sviluppo. A cosa vuole che sia servita la cassa del mezzogiorno e affini, solo pompe di denaro per rendere il meridione unicamente un mercato di consumo al servizio delle aziende del nord. Come puo' pretendere e chiedere sviluppo se per fare in treno Roma-Milano ci vogliono 3 ore e Roma-Reggio Calabria, stessa distanza e tralascio la sicilia, almeno 6 in Eurostar. È come partire per una corsa, azzoppare l'avversario, e poi chiedergli di superarlo. "Darsi da fare per produrre". facile dirlo da una posizione privilegiata. Si informi meglio. Un saluto.

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