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Tangentopoli

Cimici, furti, spiate e bombe:
quanti gialli nell'era del pool

Bettino Craxi

Bettino Craxi

 

di Filippo Facci

Nei primi anni di Mani pulite una trentina di case, uffici e studi vengono «visitati» non si sa da chi. Tra questi quelli dei parlamentari Arnaldo Forlani, Giorgio Postal (sottosegretario ai Servizi di sicurezza), Calogero Pumilia, Riccardo Misasi, Calogero Mannino, Guido Carli (a quest’ultimo rubano la chiave del suo studio privato al ministero del Tesoro), Gianni De Michelis, Carmelo Conte, Rino Formica, Margherita Boniver (nei giorni in cui presentava una relazione sul caso Moro), Carlo Vizzini, Alfredo Biondi, Giorgio Pisanò, Silvia Costa, Gianfranco Macis (della Commissione stragi, sostenne che cercassero alcuni documenti) e Giovanni Galloni (vicepresidente del Csm). 

Visite senza invito
Il 9 gennaio 1991 Vincenzo Parisi, ascoltato dalla Commissione stragi, afferma che «vorrebbero fare dell’Italia una terra di nessuno». I Servizi segreti? «Escludo quelli di casa nostra». Il 19 giugno 1991, giorno in cui si apprende del trasferimento a Roma di Giovanni Falcone, viene visitato l’ufficio del ministro della Giustizia Claudio Martelli. Il 19 marzo 1992 viene visitato l’ufficio romano del ministro dell’Interno Vincenzo Scotti. Il 20 marzo 1992 viene visitato l’ufficio del sottosegretario alla Difesa Clemente Mastella. Nello stesso giorno viene visitato il monolocale del giornalista Michele Santoro. 

Il 16 marzo 1992 l’agenzia Ansa trasmette d’intesa la notizia di una circolare del capo della polizia Vincenzo Parisi in cui si allertano i prefetti contro un fantomatico piano mirante a destabilizzare le istituzioni. «In tale ottica», spiega Parisi, «potrebbero inquadrarsi l’intrusione notturna negli archivi della Commissione parlamentare sul caso Bnl-Atlanta e la serie di furti e avvertimenti a danno di periti, consulenti, difensori, giornalisti, ufficiali di polizia giudiziaria connessi all’inchiesta condotta dal giudice Rosario Priore sul caso Ustica». 

Tutti dai Craxi
Dal giugno 1992 in poi circolò una quantità incredibile di verbali falsi, «veline» e dossier anonimi. Tra il 5 e il 6 luglio 1992, ignoti s’introducono nell’ufficio milanese di Bettino Craxi di piazza Duomo. Due porte blindate vengono superate senza scasso ma non viene asportato nulla. L’inquilina della porta accanto (peraltro, in quel periodo, intervistata da Piero Chiambretti), uscita nottetempo in pianerottolo per via di alcuni trambusti notturni, raccontò di essere stata così tranquillizzata: «Non si preoccupi, Pubblica sicurezza». Episodio analogo due giorni dopo al Club Turati di via Brera 18, dove Vittorio Craxi, figlio di Bettino, aveva un ufficio. Identiche modalità di scasso nell’ufficio di un’associazione di cui era presidente Anna Craxi. Visite notturne sono state denunciate anche da un legale di Craxi, Enzo Lo Giudice, e dall’ex segretaria Enza Tommaselli. 

Il 5 febbraio 1993 una telefonata annuncia una bomba nell’ufficio romano di Stefania Craxi e Marco Bassetti. La Digos, intervenuta, non trova bombe ma, nell’appartamento adiacente, rinviene un calco della serratura dell’ufficio. Negli stessi giorni il deputato Dc Bruno Tabacci denuncia il ritrovamento di una microspia nella tasca laterale della sua automobile.

Telefoni caldissimi
Nel marzo 1993 un inconoscibile personaggio offriva materiale (fotocopie di assegni della Cassa di Risparmio di Torino, tabulati, verbali di protesto) allo scopo di dimostrare che Giuseppe Davigo, padre di Piercamillo, avesse emesso assegni a vuoto per decine di milioni nel corso del 1992. 

Il 16 aprile 1993 l’avvocato Giuseppe Lucibello scopre una microspia lungo il cavo telefonico del suo ufficio. Il 27 luglio 1993 bombe a Milano e a Roma. Ventidue minuti dopo la mezzanotte, Palazzo Chigi rimane telefonicamente isolato fino alle tre. 

Nel dicembre 1993 e nel gennaio 1994 vengono visitati gli appartamenti romani di due deputati leghisti. L’onorevole Publio Fiori trova una «cimice» nella cornetta del telefono e un’altra viene trovata più tardi dai tecnici intervenuti per la bonifica. 

Il 27 e 28 aprile 1995 vengono visitate le congregazioni di Piazza Pio XII e l’ufficio dell’arcivescovo argentino Jorge Mejia. Spariscono vari fascicoli riservati. Nell’agosto 1995 viene devastata e semidistrutta persino l’abitazione dello scrivente, come regolarmente denunciato. Vengono asportati alcuni documenti d’archivio. In un’altra visita del primo ottobre vengono asportati alcuni floppy-disk.

L’11 e 12 novembre 1995 vengono visitati gli uffici del dicastero del cardinale Joseph Ratzinger e messi a soqquadro. Vengono inoltre saccheggiati i cassetti del sottosegretario alla Congregazione monsignor Joseph Zlathansky (contenevano dossier in copia unica sulle carriere degli ecclesiastici). Il 29 novembre 1995 viene visitato l’appartamento del parlamentare Giuseppe Tatarella. 

Strani poliziotti
Il 4 febbraio 1996 viene visitato l’appartamento di Marco Pannella. Nello stesso periodo vengono visitati gli uffici di Willer Bordon e Clemente Mastella. Nel febbraio 1996 si apprende che erano stati intercettati per clonazione oltre duecento telefoni cellulari di politici, manager, giudici e giornalisti. Tra questi: i parlamentari Gianni Letta e Adolfo Urso, l’ex questore Achille Serra, alcuni dirigenti del Pds, della Rai, del Centro nazionale ricerca, della Consob, il giudice Michele Coiro, un generale della guardia di finanza e uno dei carabinieri, sette cronisti di La Repubblica e due dell’Ansa. 

Il 21 marzo 1996 nell’appartamento del parlamentare Cosimo Ventucci irrompono quattro uomini vestiti come poliziotti. Lo immobilizzano, maltrattano la moglie e la figlia e spariscono senza asportare nulla. Il 6 luglio 1996 viene visitato l’appartamento del parlamentare Roberto Maroni.

 

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Commenti all'articolo

  • enzangelo

    05 Settembre 2012 - 08:08

    oggi si scopre che Mani pulite vide una consitente partecipazione della Cia nel nostro Paese. Sicuramente gli Americani non potevano perdonare a Craxi l'episodio avvenuto nella base militare di Sigonella. ( Craxi schiero' i carabinieri contro i militari americani per difendere la sovranita' dell'Italia ). In un clima politico che vedeva i comunisti con il dente avvelenato per aver perso la possibilita' di andare al governo ( si considerava gia' Lama ministro del lavoro in pectoris) a causa dei socialisti, odiati poi per questo, Craxi non aveva scampo.In una diffusissima permeazione delle tangenti nel terreno della politica, resta sospetta la demarcazione tra chi fu indagato e chi no.Certo, a parte gli errori " economici" in linea peraltro con la moda dell'epoca, non si puo' disconoscere che Craxi fu un grande statista, forse l'ultimo che abbiamo avuto, e come tale dovrebbe rientrare in Italia.

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  • ghino47

    04 Settembre 2012 - 13:01

    Dunque se ben capisco Bertolaso sarebbe un ladro. Hai mai provato a capire quali sono i reati commessi da Bertolaso? In una puntata di Matrix Bertolaso ospite c'era un giornalista di Repubblica il quale non avendo prove di comportamenti illeciti alla fine parò sulla "moralità" dei comportamenti stessi tenuti da Bertolaso. Quando un giornalista pagato dall'avversario non parla più di prove ( si chiamano inchieste giornalistiche) ma di moralità significa che non ha nulla in mano ma sta portando avanti una campagna in nome e per conto di qualcuno contro un preciso bersaglio. Faccio questo esempio per dire che non bisognerebbe fidarsi di tutto quanto viene riportato e comunque il PCI era assolutamente connivente al sistema tangentizio nè più nè meno degli altri partiti. E la distinzione tra le tangenti "nazionali" che, ripeto, vedeva il PCI allo stesso livello degli altri, e tra i rubli è un po' forzata, direi anzi che erano sicuramente più pericolose e preoccupanti.

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  • imahfu

    04 Settembre 2012 - 00:12

    Percio' tra DC e PSI era il 'grosso'' della ruberia (non escludendo tuttavia il PCI), La politica costava troppo; il PCI era finanziato dall'URSS mentre gli altri si finanziavano sul Paese e i suoi cittadini.Il PCI non governava Vivere quel periodo vuol dire ricordarsi dello sfarzo di chi era il 'padrone del vapore'- Ma stava finendo l'epoca dei due blocchi (l'URSS si sfaldava giorno peer giorno)e i cittadini vedevano e cominciavano a protestare. Cio' facilito' il compito di un gruppo di duri e puri nella Magistratura (il libeerale Borrelli li diresse) e cominciarono a fioccare quello che si sapeva, si vedeva ma guai a parlarne (contro Di Pietro ci fu il poker di accuse di Formica)''Ha ricevuto una Mercedes'.Se quella era una Mercedes; faceva ridere quando passava: sgangherata e fumosa...Tutti ladri, tutti onesti. No! Ce ne vorrebbe una riedizione,oggi. Troppa disonestà, per giunta premiata. Non ci si accorge che si vorrebbe Bertolaso per candidato a sindaco di Roma? Ecc.. ecc..

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  • metallurgico

    03 Settembre 2012 - 23:11

    caro facci grande rispetto per quello che fai e per tutto quello che hai fatto ma dire che la cia ha fatto la sua parte all'ombra del pool di mani pulite e' come dire che l'america non e' mai stata sulla luna e tutto il film dell'atterraggio e' stata una sceneggiata fatta alla periferia di qualche citta americana.La verita' e' che invece tutto e' stato fatto artigianalmente. Praticamente un classico tutto italiano anzi italianissimo in purezza perche' noi italiani siamo fatti cosi e oggi ci ritroviamo come ci meritiamo con la cacca che ci e' arrivata fino al naso e tra un po' ci sommergera'

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