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Camera: passa il lodo Alfano

Ma il Csm attacca Berlusconi

Camera: passa il lodo Alfano
Il lodo Alfano ottiene il sì alla Camera: 309 i voti a favore di Pdl e Lega, 236 quelli contrari di Pd e Di Pietro, 30 gli astenuti, quelli del gruppo Udc di Pierferdinando Casini. Si conclude così la lunga giornata di Montecitorio per l'approvazione della legge che prevede l'immunità per le alte cariche dello Stato. Il testo ora passerà al Senato, ma anche qui la maggioranza non dovrebbe incontrare problemi. Approvato anche uno dei 280 emendamenti presentati dal Pd, quello dell'onorevole Pierluigi Mantini, sul quale si era espresso favorevolmente anche il governo e che prevede che la sospensione dei processi non si applichi nel caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni. L'Italia dei valori di Di Pietro ha votato contro anche in questo caso.
Le polemiche però non si sono fatte attendere, in particolare da Veltroni: "Sei anni per i disabili, 48 ore per il lodo Alfano" ha dichiarato il leader del Partito democratico, mentre Di Pietro non ha smarrito la verve dei giorni scorsi: "Lei, signor presidente del Consiglio contumace, non ci degna della sua presenza in Aula".
Ancor prima di avere conferma del voto della Camera, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva comunque deciso: firmerà il lodo Alfano. Ma il Csm non aveva perso occasione nel pomeriggio per attaccare Silvio Berlusconi e la linea sulla giustizia adottata dal suo governo. La Prima commissione aveva infatti redatto un documento a tutela dei magistrati impegnati nel processo Berlusconi - Mills, chiedendo al presidente del Consiglio di non denigrare le toghe, dopo le accuse di agire per finalità politiche da parte del Cavaliere. Quelle parole "ledono il prestigio" dei magistrati, avevano fatto sapere dal Csm, quando occorrerebbe al contrario un "reciproco rispetto".
Altra linea quella adotatta dal presidente del Consiglio, molto meno agguerrita: "E' una scelta obbligata" quella di firmare la norma, avevano fatto sapere dal Quirinale. Per quanto Napolitano mostri preoccupazione per il duro faccia a faccia tra maggioranza ed opposizione e chieda invece un dialogo tra le due parti, la linea del Colle si appoggia sulla prima sentenza della Corte costituzionale del 2004, quando il disegno di legge venne presentato come lodo Schifani: "In quel caso riconobbe 'l'interesse' dell'immunità".
La giornata politica si era accesa questa mattina con l'intervento in aula a Montecitorio di Massimo D'Alema. Nell’intervista rilasciata ad Alessandro Sallusti e pubblicata da Libero martedì scorso, D’Alema dichiarava che, dopo il fallimento della Bicamerale, considerava Silvio Berlusconi un tipo non affidabile politicamente. Oggi è tornato alla carica e gli ha chiesto di farsi processare. E' successo dopo che la Camera aveva respinto le pregiudiziali di costituzionalità sul lodo Alfano avanzate dal Partito democratico.
“Silvio Berlusconi affronti i giudizi che lo riguardano a testa alta”, ha detto D’Alema dai banchi di Montecitorio, “ e lasci al Parlamento il compito di affrontare questioni di fondo come quella della giustizia in quel clima di confronto sulle riforme prima auspicato e poi compromesso da scelte autoritarie che hanno creato imbarazzo anche in parte della maggioranza”, aveva poi aggiunto definendo “umiliante” il dibattito.
Eppure l’ex presidente del Consiglio, sempre nell’intervista a Libero, lasciava detto: “Se si vuole proteggere la carica e non le persone, la norma deve prevedere che nel tempo della durata della carica si sospendano i procedimenti”. Oggi la retromarcia: “Il lodo Alfano è una soluzione pasticciata e confusa. È una leggina che è un errore politico volto a tutelare l'interesse per presidente del Consiglio e lo espone al dibattito umiliante di questi giorni”.

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