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Terremoto, Fini va all'Aquila

"Accertare le responsabilità"

Terremoto, Fini va all'Aquila
Un boato assordante nella notte, alle 3.32. La terra trema, l'Aquila si piega al terremoto. È passato un mese da quel lontano eppure tanto vicino 6 aprile. Quando il sisma ha devastato l'Abruzzo. I morti sono stati in tutto 298, i feriti più di 1500, rimasti tra le macerie di case anche appena costruite. E a distanza di un mese il prsidente della Camera Gianfranco Fini torna tra i terremotati, per ricordare le vittime. Ed è stato Gianfranco Fini a scoprire la targa in memoria di Sandro Spagnoli, il dipendente morto il 6 aprile a cui è stata intitolata l'aula del Consiglio regionale nel Palazzo dell'Emiciclo. Prima di entrare nella sala, Fini ha salutato Alice Gea Fontanazza, la bimba nata il 10 aprile scorso, a quattro giorni dal sisma, e condiderata simbolo della speranza del futuro. In precedenza durante una passeggiata lungo il centro storico de L'Aquila si è fermato, in via XX Settembre, dinanzi alle macerie della casa dello studente. Nel suo discorso al Consiglio regionale, il presidente della Camera ha detto: «Non ci sono dubbi: L'Aquila è stata la capitale del dolore italiano. Ci sono state convinte attestazioni di solidarietà della comunità nazionale - ha detto Fini - grande è stata la vicinanza della comunità internazionale. Questo dramma ha colpito la profonda sensibilità di tutti senza retorica».
Quindi Fini ha sottolineato «la necessità che la magistratura accerti le responsabilità per l'eventuale violazione di norme di sicurezza nella costruzione di edifici pubblici e privati che dovevano resistere al sisma de L'Aquila. Tali eventuali casi - ha aggiunto Fini - presenterebbero, inoltre, una valenza nazionale, in un paese come l'Italia esposto a rischio di terremoti o di altri catastrofici eventi naturali. Occorre l'impegno - ha concluso - delle istituzioni locali e nazionali e non transigere nella prevenzione e nel rispetto delle regole».


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