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Voglio un Pdl veneto:

Galan firma la secessione

Voglio un Pdl veneto:
Il Pdl Veneto va alla guerra. E chiede un Popolo della libertà che sia davvero veneto. Di origine controllata. L’appuntamento è a Padova, lunedì prossimo 14 luglio, al Centro papa Luciani. Una convocazione che parte dal basso e che sta raccogliendo adesioni dal web, tramite il sito Vogliounpdlveneto. Un’operazione pensata in grande e che parte dal piccolo, dagli elettori, ma che ha ricevuto l’appoggio di alcuni esponenti parlamentari, come i senator Maurizio Castro e Maurzio Saia. E poi l’assessore regionale Oscar de Bona, il sindaco di Belluno Antonio Prade, il vice sindaco di Crespano del Grappa Antonio Guadagnini, leader della rivolta sull’Irpef. Il motto è uno: “Vogliamo un Pdl alla bavarese”, un partito federato che però non debba seguire per forza di cose quello che si riunisce a Roma.
Ufficialmente non ci sarà il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, ma lui è senza dubbio uno dei protagonisti della vicenda. Vicenda che parte da un incontro non proprio amichevole con Denis Verdini, fresco di nomina a coordinatore nazionale di Forza Italia. Verdini ha girato l’Italia per parlare di Pdl e partito unico di centrodestra, mettendo piede anche in terra veneta, escludendo la possibilità di un Pdl autonomo su base regionale. Nel frattempo Galan aveva dato alle stampe il suo manifesto politico, nel libro intitolato “Il Nordest sono io”: legame partito-territorio, autonomia partitica per una regione strategica come il Veneto, qualche sassolino da levarsi dalla scarpa. Come queste battute su Verdini apparse sul Gazzettino il 24 giugno 2008, tre giorni dopo il passaggio dell'ambasciatore di Roma: “L’uso della forza, l’autoritarismo senza autorevolezza sono intollerabili. Nel mio partito questo non potrà succedere. Il punto è che a Roma non capiscono, non c’è niente da fare”.
Niccolò Ghedini, deputato forzista e avvocato di Berlusconi, padovano, ha provato a ricucire lo strappo. Inutilmente.
Su inziativa di alcuni si consolida l’idea di ritrovarsi a metà luglio per chiedere al Cavaliere e a Fini di essere autonomi, di poter scegliere chi mandare in Parlamento e di istituire delle primarie per le scelte del sindaco. Tutto regolarmente in controtendenza con la linea “romana” di Forza Italia. Voci dicono che lunedì a Padova ci saranno pure sostenitori di Biella e Bolzano.
“E’ una richiesta che viene dal basso di fronte alla necessità di identificarsi fortemente per difendere dei valori da tenere saldi”, commenta a Libero-news l’onorevole Giustina Destro, che di Padova è stata sindaco dal 1999 al 2004. E se qualcuno se la prende con Galan per la sua azione da “deus ex machina”, risponde tranquillamente: “Sono soltanto dei personalismi. Il ruolo della coalizione deve prevalere su tutto, altrimenti ci si fa del male. Se sarò a Padova? Dipende dai lavori per la Finanziaria, altrimenti lunedì parteciperò anche io”.
“E’ il progetto di un Galan che cerca di arginare il risultato di una Lega saldamente radicata sul territorio e che ha dimostrato di essere presente in ogni parte del Veneto”, ribatte Maurizio Conte, segretario provinciale della Lega Nord a Padova. “Vuole ridimensionare la Lega e soprattutto vuole eliminare qualche concorrente leghista per la successione alla presidenza del Veneto”, continua Conte. Galan ha il fiato sul collo? “Sì, Galan ha il fiato sul collo, ma inventare certe partiti non serve perché creare un partito che possa essergli d’aiuto non è affare che interessa l’elettore”, chiude Conte.
Dove c'è terra, c'è guerra. Ed il Veneto è bello grande.

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