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La nuova Fiuggi

Giorgia Meloni sfida Silvio Berlusconi sulla legge elettorale

Giorgia Meloni

Dalla Fiuggi di Gianfranco Fini alla Fiuggi di Giorgia Meloni sono passati quasi vent’anni. Tanti, troppi per i nostalgici. Nulla, quasi un soffio, per chi guarda al futuro ed è pronto a scommettere su una destra priva dei retaggi del passato, ma saldamente ancorata al presente. Una contemporaneità che guarda all’Europa con diffidenza e al neo premier Matteo Renzi con stupore ma che non rinuncia affatto a dialogare con il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, rappresentato a Fiuggi da Gaetano Quagliariello, smentendo chi parlava di isolamento della Famiglia Adams della politica di casa nostra. Perché i detrattori di questo progetto di Destra così hanno ribattezzato il quartetto d’archi composto da Giorgia Meloni, Guido Crosetto, Ignazio La Russa e Gianni Alemmanno, con la supervisione di Fabio Rampelli.

Ironia a parte, la famiglia dei fratelli d’Italia è già pronta ad allagarsi con i cugini dell’Ncd. Il progetto è quello di realizzare una coalizione che comprenda tutte quelle forze politiche che stanno fuori da Forza Italia e le regionali del Piemonte potrebbero essere il laboratorio politico. Ma dalla Fiuggi due della destra italiana parte anche la crociata a favore delle primarie come metodo di scelta dei leader e la richiesta di abbassare il quorum della legge elettorale, senza venir meno alla richiesta delle preferenze.

L’Italicum, questo Italicum, non piace né ai Fratelli d’Italia né agli alfaniani. «Va cambiato», sostengono all’unisono sia Quagliariello sia la Meloni. Una sintonia che la platea non coglie, visto che l’intervento dell’ex ministro delle Riforme divide i presenti, con qualche fischio di dissenso, ma che trova piena sincronia nel faccia a faccia fra l’esponente dell’Ncd e gli amici di Fdi. Denis Verdini, al quale Quagliariello riserva la parte più dura del suo intervento, accusandolo apertamente di aver tramato con il Pd per scrivere una legge elettorale a sua immagine e somiglianza, è avvisato. E poi c’è il congresso, sospeso fra passione e ragione, fra il Pantheon della Meloni e l’intervento in maniche di camicia di Gianni Alemanno, fra la storia e il futuro, fra il Paese vissuto e quello raccontato. Insomma, c’è tanta destra che sembra dire anche cose di sinistra, «visto che la sinistra non le dice più», sostengono dal palco molti esponenti di Fdi. Difficile dargli torto. Come difficile non sottolineare il passaggio che la neo presidente di Fratelli d’Italia dedica a Renzi. «Il presidente del Consiglio rischia di essere una marionetta caricata a molla», dice dal palco di Fiuggi la Meloni , aprendo il Congresso nazionale che l’ha eletta all’unanimità presidente, «perché va in pellegrinaggio dalla Merkel per farsi “bollinare” le riforme». Un assalto frontale, quello della leader degli eredi di An - sia per il logo nel simbolo del partito, sia per il luogo fisico essendo lo stesso dove Fini, 19 anni fa, decise di uscire dalla casa del padre, ovvero Msi, per entrare nella storia con An – che scalda la platea e manda in fibrillazione gli scudieri di LoRenzi il Magnifico, pronti ad accusare la leader di Fdi di lesa maestà.

Forse destra e sinistra sono tornati ad essere tali. «Del resto», dice Alemanno, «c’è più destra qui che 19 anni fa, quando uscivamo dal ghetto. Qui c’è un progetto politico». E il piano di lavoro prevede assalto all’Euro, no allo Ius soli e nessuna sudditanza nei confronti della Germania. Tanto che la Meloni giudica «un atto di sudditanza» il fatto che Renzi abbia scelto di andare dalla Merkel il 17 marzo, «il giorno dell’unità nazionale. Dovrebbe stare con i suoi concittadini italiani, invece di andarsene come uno Schettino qualunque. Ci vada l’8 settembre». E giù applausi. Convinti, dato che Fdi vuole essere il partito della nazione.

Un sentimento che sembra d’altri tempi, ma che in realtà trova ancora diritto di cittadinanza fra le giovani generazioni. Alle quali, in verità, sfuggono gli aspetti tecnici legati alle prossime europee. Perché fra due mesi gli italiani sono chiamati ad esprimersi per scegliere il parlamento europeo. E se l’Ncd ha trovato la propria casa nel Partito popolare europeo «dove siamo stati accettati», spiega Quagliariello, Fdi deve trovare le proprie coordinate e i candidati migliori. Certo, Alemanno sta lavorando per il proprio posto, tanto che ha deciso di dar vita ad una propria corrente interna ad Fdi e ieri sera ha riunito i suoi. E la stessa cosa sta facendo l’ex ministro Giulio Terzi, l’uomo dei Marò, nella convinzione che la sua idea di non farli tornare in India era vincente. Ma se i nomi ci sono forse mancano i numeri. La soglia del 4%, infatti, è abbastanza alta anche per chi entra nella storia con la Fiuggi due. O, come si sussurra a Fiuggi, con l’Msi 2.0 del nuovo millennio. Questione di punti di vista, nonostante i veleni di Fini. «In questi anni non ho mai risposto ai diversi attacchi e alle ironie», dice la Meloni, «ma non comprendo le ragioni di tanto astio. Noi siamo uomini e donne che hanno dovuto crescere in fretta e cavarsela da soli perché abbandonati dal loro padre che è scappato di casa e se ne va in giro per il mondo a sperperare un patrimonio». Dopo aver distrutto la destra, ovviamente.

di Enrico Paoli

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Commenti all'articolo

  • igna08

    23 Giugno 2014 - 10:10

    Mi rtiferisco a Fini. Si, è scappato dalla casa madre per rifugiarsi nella casa di Montecarlo....

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  • vedil2

    11 Marzo 2014 - 01:01

    Attenta Meloni! Stare con Alfano, Quagliarello e la loro cricca e molto pericoloso ; se poi ci fosse anche Casini sarebbe addirittura folle. Sono dei traditori e prima o poi vi scaricheranno.

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  • Ronin59

    10 Marzo 2014 - 09:09

    Stimo Giorgia Meloni e da vecchio uomo di destra, non centrodestra, DESTRA, mi sono sentito giovane all'accenno che ha fatto al Signore degli Anelli citando i fuochi di avvertimento che da Rohan segnalavano l'arrivo del nemico ma non vedo cosa c'entri con certi discorsi Alemanno che era pronto ad allearsi con Monti e che ora cerca (e non solo lui) una poltrona dove poggiare il suo culo badogliano.

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  • alarut

    10 Marzo 2014 - 08:08

    Alleandosi con l'NCD dimostrano di non aver capito che il popolo di destra non ammette i traditori, mirando solo al raggiungimento del quorum di sopravvivenza, quindi si auto-castrano. Ci vogliono le palle per fare un partito credibile e questi ne sono privi!

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