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Lavoro, come trovare un impiego a 50 anni

Lavoro, come trovare un impiego a 50 anni

Cinquantenni in cerca di un lavoro. Dal 2004 in poi si è verificato un aumento costante delle persone attive fra la popolazione degli over 50 che sono passati dal 22,8 per cento di dieci anni or sono al 29,4 di fine 2012. Dall’inizio della crisi nel 2009, c’è stato però un calo drammatico nel tasso di attività della popolazione totale in età lavorativa. Ma il tasso di attività per gli over 50 è in controtendenza e continua ad aumentare: +183mila appartenenti alle forze di lavoro. Un trend che si perde tuttavia nell’ondata di espulsioni legate alle chiusure a catena di aziende in tutti i settori di attività. A cominciare dal manifatturiero. Da questo deriva l’aumento di disoccupati ultracinquantenni che a fine 2012 erano 123mila in più rispetto alla fine dell’anno precedente. Un esercito. Non a caso, dal 2008 in poi, le assunzioni di personale che abbia compiuto il cinquantesimo anno di età sono diminuite del 40,5%. Sempre meno rispetto a quanto è accaduto per le assunzioni totali, in caduta del 42%.

Le professioni più richieste si concentrano ai due estremi tra le cosiddette low skill, vale a dire quei profili con meno competenze che pesano per ben il 62% e le professioni che invece implicano capacità dirigenziali, intellettuali e tecniche classificate come high skill. In questo gruppo sonop ultracinquantenni due assunti su 10. Secondo un’analisi contenuta nel rapporto «Over 50, come cambiano le età della vita lavorativa e il mercato del lavoro in Italia», pubblicato da Randstad lo scorso anno, le maggiori probabilità per un disoccupato cinquantenne di trovare una nuova occupazione ci sono per le professioni dirigenziali: oltre 13 nuovi ingressi su 100 sono nati prima del ’64. Quota che cala appena sopra l’1% per le professioni impiegatizie, e risale oltre il 5 per gli operai specializzati e qualificati. In mezzo c’è tutta una miriade di figure professionali che conservano tuttora un mercato e hanno speranza di reimpiegarsi. È il caso, ad esempio, dei conduttori di veiocoli a motore, categoria in cui i cinquantenni e oltre assunti pesano per il 9,9%, artigiani e operai specializzati nelle costruzioni e nel mantenimento delle strutture edili (9,7%).

E perfino nei mesi difficilissimi del 2013, l’anno peggiore per l’occupazione dall’inizio della crisi, non sono mancati i segnali incoraggianti. «Nell'ultimo anno abbiamo registrato un sensibile cambiamento nell'atteggiamento delle aziende verso gli over 50», spiega a Libero Fabio Costantini, chief operations officer di Randstad Hr Solutions, «i dipendenti che hanno superato i cinquant'anni non vengono più visti come un problema o un peso per l'organizzazione aziendale: il nostro Osservatorio over 50 ha registrato numerosi casi in cui questi lavoratori sono diventati un elemento vitale per trasferire il know how e le esperienze di successo ai giovani e un punto di riferimento nel processo del problem solving aziendale». «Abbiamo registrato anche alcuni significativi scambi intergenerazionali». aggiunge però Costantini, «in cui i giovani hanno insegnato agli anziani a diventare più “digitali”, e questi ultimi a lavorare in modo più concreto ed efficace. Soprattutto grazie a nuove formule contrattuali come il part time, la cost reduction, e altre soluzioni avanzate che abbiamo importato dalle sedi estere di Randstad, nordeuropee in particolare. Questi lavoratori si sono rimotivati e oggi cominciano a rappresentare una risorsa preziosa a cui le aziende più avanzate attingono con significativi successi, sia economici, sia di motivazione per l'intera organizzazione».

C’è comunque una graduatoria delle organizzazioni più orientate ad aprire le porte ai cinquantenni. È sempre Costantini a spiegarlo: «Le aziende che per prime hanno capito questa nuova tendenza sono quelle di grandi dimensioni, seguite da quelle di frontiera, dove l'esperienza dei lavoratori over 50 viene affiancata all'innovatività dei giovani. Ma ci sono esperienze significative anche presso quelle medie aziende più dinamiche e aperte all'estero: dopo una fase di riorganizzazio0ne dovuta alla crisi, adesso ricercano nuove professionalità per rilanciarsi sui mercati internazionali. Infine l'Osservatorio over 50 ha messo in evidenza che è proprio il settore del manifatturiero quello che stavalorizzando meglio le professionalità di questi lavoratori, ricchi di competenze, ma soprattutto di quell'esperienza che si impara solo con il costante lavoro quotidiano».

"C'è una particolare categoria di Over 50 che riesce a sfruttare questo nuovo atteggiamento delle aziende: quei lavoratori che a loro volta riescono a cambiare atteggiamento, si rimettono in gioco e non si 'chiudono' verso i più giovani e le innovazioni di processo, ma al contrario collaborano in modo aperto alle nuove soluzioni che vengono loro prospettate. Quando questo match avviene è un grande successo, che riporta anche le nuove organizzazioni del lavoro allo spirito delle botteghe rinascimentali, dove non esisteva il conflitto generazionale in quanto ciascun lavoratore aveva un suo ruolo produttivo ed esperienziale".

di Attilio Barbieri

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