Cerca

Travolto

Ignazio Marino, le cene e gli ospiti: vecchio vizietto scoperto dagli americani

Ignazio Marino, le cene e gli ospiti: vecchio vizietto scoperto dagli americani

L’idiosincrasia di Ignazio Marino per le note spese è una storia che va avanti da almeno tre lustri. In particolare il suo tallone d’Achille sembra essere l’indicazione degli «ospiti istituzionali» delle sue cene. Note che cura personalmente a margine delle ricevute. In questi giorni prelati e ristoratori, però, lo stanno sbugiardando: i commensali del sindaco, in diverse occasioni, non sarebbero stati quelli elencati nelle chiose, ma amici o famigliari. Va detto, però, che i primi ad accusarlo per questo presunto «vizietto» erano stati i suoi vecchi datori di lavoro statunitensi in una lettera pubblicata dal Foglio nel 2009.

Il documento risale al 6 settembre del 2002, è firmato da Jeffrey A. Romoff, numero uno del Centro medico dell’Università di Pittsburgh (Upmc) e riguardava «i termini e le condizioni» a cui l’istituto si diceva pronto ad accettare le dimissioni di Marino dalla direzione dell’Istituto mediterraneo per i trapianti e le terapie ad alta specializzazione (Ismett) di Palermo. Il passaggio più attuale è quello in cui si fa riferimento ad alcune irregolarità amministrative nelle note spese, ammesse, come vedremo, dallo stesso Marino: «Alla data di oggi, riteniamo di aver scoperto una serie di richieste di rimborso spese deliberatamente e intenzionalmente doppia all’Upmc e alla filiale italiana» scriveva Romoff. «Fra le altre irregolarità, abbiamo scoperto dozzine di originali duplicati di ricevute con note scritte da Lei a mano. Sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi degli ospiti scritti a mano sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’Upmc Italia». In pratica Marino sugli scontrini, consegnati in doppia copia, avrebbe indicato commensali diversi per la stessa cena, una versione per l’Italia e un’altra per gli Stati Uniti. Ma per Romoff il cuore del problema non era la mangiata a scrocco di qualche invitato: «Avendo sinora completato soltanto una revisione parziale dell’ultimo anno fiscale, l’Upmc ha scoperto circa 8 mila dollari in richieste doppie di rimborsi spese. Tutte le richieste di rimborso spese doppie, a parte le più recenti, sono state pagate sia dall’Upmc sia dalla filiale». Nel 2009 molti giornali associarono la presunta «cresta» al «licenziamento» di Marino e lui citò cronisti e direttori in giudizio, vincendo la causa nel 2012.

In effetti Marino non venne cacciato, ma si dimise. E dopo l’articolo del Foglio, sul proprio sito, motivò così la decisione: «Dal 2001 iniziarono forti interferenze nella gestione amministrativa. Oppressive e continue richieste di favoritismi rendevano via via più difficile, e poi impossibile, la conduzione del Centro secondo criteri di trasparenza e merito». Dunque non lasciò la direzione dell’istituto siculo-statunitense per quelle ricevute mal compilate. «Quanto alla vicenda dei doppi rimborsi quello che il Foglio non dice è che fui io stesso ad accorgermi di alcune imprecisioni e a comunicarle all’amministrazione» sottolineò l’allora senatore Pd. Noi non possiamo smentire la versione dell’errore umano, ma, viste le notizie di questi giorni, sembra proprio che Marino abbia da molti anni un serio problema con i nomi degli ospiti delle sue cene, siano esse pagate dai datori di lavoro o dai cittadini romani.

di Giacomo Amadori

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • babbone

    08 Ottobre 2015 - 16:04

    Qui ci stà un bell'avviso di garanzia per peculato altro che truffa, si procede d'ufficio, quindi: carceratelo.

    Report

    Rispondi

  • lattaro1939

    08 Ottobre 2015 - 14:02

    Ignazio marino vi restituisco i 20.000 euro Ma questa suppongo che sia una bella truffa quindi deve scattare la denuncia per truffa Buonlavoro magistratura

    Report

    Rispondi

blog