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Il bestiario

Renzi, il grande bluff del "capo scout". Pansa letale: "Ho solo una certezza..."

Matteo Renzi

C’è una domanda inevitabile in questi giorni che ci vedono alle prese con difficoltà impreviste e allarmanti. Matteo Renzi, il nostro presidente del Consiglio, è uno statista che rimarrà nella storia d’Italia, oppure è soltanto un politico di passaggio che ci prende in giro, una meteora che prima o poi sparirà? Per azzardare una risposta bisogna partire dall’unico dato certo che lo riguarda: la sua data di nascita, l’11 gennaio 1975. Quanti italiani sono nati in quel giorno? Di certo parecchie migliaia. Ma gli esseri umani celano dentro di sé un destino che non è uguale per tutti. E prima o poi, affiora. Quello del piccolo Matteo è di dedicarsi alla politica. E non da gregario, bensì da leader.

Lo rivelano subito i primi passi che compie. Da ragazzino è un boy scout intraprendente e si rivela adatto a capeggiare i compagni. Quando sceglie di entrare nel campo di battaglia dei partiti, lo fa da giovane democristiano. Ma in quell’epoca la Balena bianca non esiste più, distrutta da Mani pulite. Ne esiste però una piccola erede: la Margherita. Sarà questa la parrocchia di Matteo. E i primi passi li farà qui. Lasciando subito intendere che il suo futuro non sarà da grigio funzionario.

Il campo di battaglia è Firenze, ex città rossa, già feudo del comunismo italiano. A somiglianza della Dc, anche il Pci è morto. Ma ne rimane uno spazio importante per chi desideri occuparlo. Renzi quella voglia ce l’ha. Diventa il presidente della Provincia. Poi sindaco della città. Di lì spiccherà il volo che lo porterà nella politica nazionale. Il tentativo iniziale non gli riesce perché alle primarie del Partito Democratico viene sconfitto da Pier Luigi Bersani. Il secondo tentativo, nel dicembre del 2013, invece ha successo.

Ma quella poltrona non basta a Matteo. Da sola serve a poco. Per essere un vero leader, deve conquistare il governo e diventarne il premier. Ci riesce dopo meno di tre mesi, Costringendo Enrico Letta a dimettersi. Lo fa con la freddezza del killer. Prima gli dice: «Enrico stai sereno!». Poi lo silura e prende il suo posto a Palazzo Chigi. È il 22 febbraio 2014. E da quel momento per il gelido Matteo comincia l’avventura più esaltante della vita.

Qual è il segreto del suo successo? Prima di tutto il carattere. Renzi è un signore molto determinato che si è dato un traguardo esistenziale: lasciare un segno nella politica italiana. Poi ha una profonda autostima di se stesso. Ritiene di essere il meglio di un bordello confuso, l’insieme dei partiti. Infine sa che per non morire sbranato dagli squali avversari, deve essere il più squalo di tutti. Ossia mostrarsi cattivo, pronto alla vendetta, implacabile nel conquistare aree di potere sempre più vaste.

Renzi decide che niente può fermarlo. Meno che mai la nomenclatura delle parrocchie politiche italiane, la famigerata Casta. Lui odia i partiti, li ritiene ferri vecchi, superstiti di un epoca che disprezza. Vuole rottamarli, un impegno che diventerà la sua bandiera. E sostituirli con quello che verrà chiamato il Giglio Magico, una consorteria di amici e amiche super fedeli. Tutti da premiare con incarichi pubblici o posti nel governo e nel sottogoverno.

Nessuno ha mai tentato un racconto-inchiesta della corte renziana. Ma il giorno che verrà fatto si scoprirà che ha un’origine amicale o regionale. Fondata su un principio ferreo: chi non s’inchina davanti a lui, potrà anche essere un Premio Nobel, però si troverà la strada sbarrata.

Nel mondo globalizzato assistiamo a un paradosso: più gli impegni di un governo si moltiplicano diventando drammaticamente complessi, più la struttura operativa di Palazzo Chigi si restringe. Qualcuno lo avrà fatto notare al premier? Ecco una domanda che non avrà mai risposta. In realtà Renzi vuole soltanto disporre di una truppa compatta che obbedisca ai suoi ordini. E gli consenta di conquistare le due sole riforme che lo interessano. La prima è quella costituzionale, con l’abolizione del Senato. La seconda è il varo di una legge elettorale, il famoso Italicum, che lo aiuti a ottenere un potere quasi assoluto, il nocciolo del futuro Partito della nazione.

In questo luglio entrambe sono pronte. Ma debbono ancora passare al vaglio di un referendum popolare la prima e la seconda di correzioni molteplici apportate dalla Corte costituzionale. Tuttavia neppure un super decisionista del suo calibro è in grado di fermare la storia del mondo. Può sottomettere le opposizioni, ma non quel che accade attorno a un’Italia alle prese con novità gigantesche. La prima è l’arrivo in casa nostra di una terribile transumanza di migranti che il premier non aveva previsto. Poi c’è l’esplodere di una crisi economica globale, ancora in atto.

Per restare alle faccende della politica italiana, Renzi si accorge che la propria maggioranza parlamentare non è così sicura. Per evitare di essere battuto in Parlamento, soprattutto al Senato, deve imbarcare soggetti estranei al proprio mondo, come il plotone guidato da Denis Verdini, un uomo di Silvio Berlusconi che ha cambiato casacca.

Ma il vero lato debole di Renzi è un altro. Il premier ha promesso troppo e mantenuto poco. Una quota dell’opinione pubblica lo ritiene un parolaio a vuoto, uno spaccone dall’ottimismo infondato. A molti non piace la sua arroganza da ganassa che ama insultare gli avversari. E i voti conquistati nelle ultime elezioni europee, il famoso 40 per cento, diventano un traguardo sempre più lontano.

L’aureola del leader capace di miracoli svanisce. Oggi quasi tutti gli analisti politici, anche quelli che l’avevano osannato, iniziano a dichiararsi annoiati della sua baldanza di facciata. E intravedono nel Giglio Magico e nel premier una ragnatela di incrinature e di interessi che prima passavano inosservati.

Siamo appena all’inizio dell’estate 2016, ma il barometro segnala burrasche in arrivo. La crisi che emerge nell’universo della nostre banche fa temere a molti che i propri risparmi non siano più al sicuro. L’uscita dalla bassa congiuntura economica è troppo lenta e in qualche settore inesistente. La convivenza tra immigrati e italiani si rivela meno facile del previsto. E spesso sfocia in fatti di sangue. La corruzione politica e la mafia seguitano a dilagare. Il nostro debito pubblico è sempre alle stelle. Idem l’evasione fiscale. I rapporti del governo con l’Europa stanno diventando bruschi. L’incessante retorica renzista sulla grandezza dell’Italia appare un espediente senza futuro.

Infine emerge il vero ostacolo: il successo elettorale dei Cinque stelle in città decisive, Roma e Torino. Qui comandano due donne del tutto sconosciute ai partiti. Non serve a nulla che i media rimasti fedeli a Renzi strillino contro l’antipolitica o il populismo. Migliaia di italiani le hanno votate e adesso governano. Renzi scopre di avere competitori imprevisti, che si stanno attrezzando per sfrattarlo da Palazzo Chigi.

Sono passati appena due anni e cinque mesi dall’ingresso di Matteo al vertice del governo. Ma intorno a lui il mondo è cambiato. Corriamo persino il rischio che i kamikaze del Califfato nero portino anche in casa nostra il terrore dello stragismo che altri paesi stanno già subendo. Piangere i nove italiani uccisi a Dacca è sacrosanto. Però serve a poco. Renzi lo sa e le sue notti devono essere affollate dagli incubi.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • tonyneri

    14 Luglio 2016 - 22:10

    Caro Pansa, Renzi malgrado avesse i numeri sempre in bilico al Senato e con la sinistra del PD che ha fatto di tutto per farlo fuori ha portato a termine piu' riforme in due anni di quante ne ha fatte Berlusconi in 20 anni pur godendo di un ampissima maggioranza nei due rami del parlamento.Un pensiero invece su di lei.Lei se non erro anni fa' quando per lunghi scriveva su Repubblica ( ne fu anche vice-direttore ) non era uomo progressista di sinistra, acerrimo nemico di Berlusconi e della destra ? Come mai ora lavora per un giornale conservatore e di destra come Libero ? Mi consenta di suggerire la risposta, tutto e' dipeso dall'ammontare dello.......stipendio.

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  • Oscar1954

    14 Luglio 2016 - 22:10

    Ogni nazione ha i governanti che si merita.

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  • saritaboni

    14 Luglio 2016 - 21:09

    Quando lo vedo mi ritona in mente l'antica filastrocca:'' caposquadra, testa quadra, strafottente.... buon da niente""

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