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Cosentino si è costituito in carcere a Secondigliano

Nicola Cosentino, ex deputato Pdl
L’ex sottosegretario all’Economia del Pdl, Nicola Cosentino, è entrato nel carcere di Secondigliano (Napoli), in esecuzione dei provvedimenti di arresto emessi a suo carico nel 2009 e nel 2011 per i reati di concorso esterno in associazione camorristica, reimpiego di capitali illeciti e corruzione.  L'ex coordinatore del Pdl in Campania si è consegnato spontaneamente alla casa circondariale napoletana accompagnato dal suo difensore di fiducia, Stefano Montone. I pm della Dda di Napoli, Antonello Ardituro e Alessandro Milita, hanno delegato per l’esecuzione del provvedimento di arresto alla Dia e ai carabinieri di Caserta. 

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Commenti all'articolo

  • hilander

    15 Marzo 2013 - 21:09

    QUESTA IN GIUSTIZIA CROLLERà COME LA VECCHIA URRSS

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  • fonty

    fonty

    15 Marzo 2013 - 17:05

    Perché a Tedesco sono stati concessi i domiciliari e invece questo (Cosentino) deve andare in galera ? Premetto che non me ne importa un fico secco di questi due, ma mi chiedo il perché del doppio trattamento, tipo quello che è stato riservato a vendola "ASSOLTO PERCHé IL FATTO NON COSTITUISCE REATO" sentenziato da un giudice amico che ha di fatto cancellato dal codice-motu proprio- il reato di abuso d'ufficio, che sicuramente d'ora in poi non verrà mai più riesumato e contestato a chicchessia. Qualche illuminato sinistro me lo potrebbe spiegare in parole semplici, non in politichese ?

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  • UNGHlANERA

    15 Marzo 2013 - 14:02

    come si fa a votare 'Allegro' ?

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  • Borgofosco

    15 Marzo 2013 - 12:12

    “Il concorso esterno in associazione mafiosa è diventato un reato autonomo, a cui non crede più nessuno”, ha detto il procuratore generale della Corte di Cassazione Francesco Iacoviello nel chiedere alla massima corte italiana l’annullamento con rinvio della sentenza d’appello a carico di Marcello dell’Utri, quella che l’aveva visto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa, il reato più contestato dell’intero scenario penale italiano. “Un reato indefinito a cui non crede più nessuno”, ha detto Iacoviello, per qualcuno esulando dal suo ruolo. Di fatto, la decisione della Corte di Cassazione rimette al centro del dibattito giurisprudenziale e anche politico la figura di reato in cui credevano molto G.Falcone e P.Borsellino per la sua utilità nel contrasto a Cosa Nostra. In un caso G.Falcone, dopo mesi di indagini, incriminò insieme ad A.Izzo, ispiratore del pentito farlocco S.Pellegritti, l’incriminato ritrattò, attribuendo a Izzo d'essere l'ispiratore della falsa denuncia!

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