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Il Papa contro i preti 'libertini'

Regole più dure sulla castità

Il Papa contro i preti 'libertini'
 Il Papa mette in riga la Chiesa: d’ora in poi pene più severe per i preti che violano la castità. La base teorica di questa linea di Benedetto XVI è il sesto comandamento che recita “non commettere adulterio” che resta valido per l’insieme della sessualità umana. Omosessualità compresa dunque. Come ha spiegato il segretario della Congregazione per il clero monsignor Mauro Piacenza, sono state conferiti nuovi poteri alla Congregazione: “La speciale facoltà di intervenire per infliggere una giusta pena o penitenza per una violazione esterna della legge divina o canonica; in casi veramente eccezionali e urgenti, e di mancata volontà di ravvedimento da parte del reo, si potranno anche infliggere pene perpetue, non esclusa la dimissione dallo stato clericale, qualora le particolari circostanze lo richiedessero”. Una presa di posizione dura che arriva nello stesso giorno della visita dei vescovi irlandesi al pontefice: nell’isola la Chiesa cattolica ha dovuto di recente affrontare il grosso scandalo del rapporto della commissione d’inchiesta del giudice Sean Ryan sugli abusi sessuali perpetrati negli istituti cattolici.  

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  • eusesiade

    06 Giugno 2009 - 12:12

    Premesso che non sono d'accordo con il celibato dei preti,le regole della chiesa lo pretendono. Allora,se durante la sua vita un prete non si sente più di praticare la castità ,deve essere onesto e uscire dalla chiesa, invece di fare l'ipocrita e farsi così mantenere, anche con il nostro 8 per mille. Vada a lavorare e mantenga la sua donna e gli eventuali figli, senza occupare abusivamente canoniche che non gli competono più.Purtroppo a questo ragionamento molti preti mi hanno risposto che il prete diocesano ha solo il divieto di sposarsi, ma non della castità, perchè è pur sempre un uomo: incredibile ,ma vero.I preti non possono predicare bene e razzolare male,danno scandalo e allontanano dalla chiesa molti fedeli che, per questo, perdono anche la fede in Dio.Io non ho certo perso la fede ,però in chiesa, ad ascoltare le solite banalità, le omelie scopiazzate da libretti appositi,come mi confidò un sacerdote onesto,non vado più; preferisco leggere il vangelo, dal quale traggo insegnamenti e valori che mi rendono serena e mi convincono sempre di più del l'infinito amore di DIO per noi,cosa che la frequentazione della messa non è mai riuscita ad inculcarmi.

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  • nicola.guastamacchiatin.it

    05 Giugno 2009 - 20:08

    Il S.Padre non ha torto a richiamare il Sacro Collegio Vescovile a studiare forme di maggiore effetto punitivo per i sacerdoti che violano l'etica professionale e morale accettando pratiche umane alle quali hanno rinunciato al momento della consacrazione. Non esiste una legge che obbliga un normale cittadino a intrapprendere la vita sacerdotale nella Santa Romana Chiesa e pertanto,una volta che ponderatamente accetta di rinunciare a tutto quello stabilito dalle regole conventuali,non deve offendere se stesso e nemmeno il Clero in generale e se tale rinuncia, diventa insopportabile,dovrebbe avere il coraggio civile, per il rispetto dovuto alla comunità, di chiedere il ritorno allo stato laico. Ma,stabilito principi fideistici per tutti coloro che con l'abito che vestono si dichiarano soldati di Cristo,La Chiesa tutta con a Capo il S.Padre e il Collegio Vescovile,di studiare nuone forme Ecclesiali di vita monastica che tanga conto delle realtà della vita quotidiana che tutti i fedeli cattolici sono tenuti ad affrontare nelle multietniche formazioni umane esistenti. Non si dimentichi mai che un sacerdote pur avendo fatto un serio giuramento è pur sempre un uomo carico di virtù e difetti e Gesù Cristo,disse al Sinedrio,non sono venuto per modificare la Legge ma per far sì che sia compresa ed applicata meglio nell'interesse delle moltitudini.

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  • enricosecondo

    05 Giugno 2009 - 19:07

    Se le grida di manzoniana memoria venissero davvero messe in pratica resterebbero quattro gatti, forse. E' il celibato una regola contro natura e dietro di essa si celano persone convinte che presi i voti le loro pulsioni finirebbero, purtroppo non è così e la natura pretende i suoi sfoghi ed ecco allora i tanti scandali di qua e al di là dell'atlantico che addesso affiorano perchè la gente non è più disposta a subire e a starsene zitta per non fare scandalo. Se poi parliamo di omosessualità quante chiese verrebbero private dei loro pastori. Cristo non ha mai predicato il celibato ne ha tuonato contro il sesso e le sue innumerevoli sfaccettature ha solo detto di non dare scandalo ai bambini, mentre la Chiesa di questo mondo mette divieti che non vengono rispettati. Una volta un adagio pretesco diceva: "Se non puoi essere casto sii cauto" e questo motto dice più di mille parole.

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  • oldpeterjazz

    05 Giugno 2009 - 18:06

    Ferma restando, ovviamente, la durissima condanna per pedofilia e omosessualità, mi chiedo come mai la Chiesa ancora insista nell'imporre la castità ai sacerdoti. Prima di tutto non è una prescrizione evangelica ma soltanto una norma che "degli uomini" hanno definito in qualche concilio; in secondo luogo la storia della Chiesa insegna quanto questo divieto sia stato sbeffeggiato, soprattutto da alti prelati e Papi; infine è una grande crudeltà, e quindi ben poco cristiano, infliggere sofferenze fisiche e psicologiche, oltre che terribili sensi di colpa, a quei sacerdoti che non hanno questo carisma. Anche S. Paolo dice chiaramente (1° Corinzi 7,9 ) è meglio sposarsi che ardere.

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