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L'Europa non crede in sé

Centrodestra piglia tutto

L'Europa non crede in sé
Quella che esce dalle urne oggi è un' Europa che non crede più in se stessa: domina l'astensionismo, che tocca il 43.3 percento degli aventi diritto al voto. Un europeo su due non ha ritenuto importante andare a esprimere il proprio parere sul Parlamento che dovrà guidare il continente. L'istituzione europea, dunque, è in discussione. Chi ha votato, comunque, lo ha fatto a destra. Il Partito popolare europeo (Ppe) è al comando.
 
Exploit verde- I socialisti hanno accusato il colpo, ma la sorpresa maggiore, almeno rispetto alle previsioni, è venuta dal risultato conseguito dalle formazioni ecologiste. In Francia il movimento guidato da Daniel Cohn-Bendit ha più che raddoppiato i suoi consensi, così come accaduto anche in Danimarca e Grecia. Tanto che nel nuovo emiciclo di Strasburgo, il gruppo dei Verdi viene dato in crescita. E visto che il nuovo Parlamento Ue subirà una marcata cura dimagrante rispetto ai 785 componenti della passata legislatura, si tratta di un risultato tutt'altro che trascurabile.

L'avanzata dell'estrema destra e dei movimenti euroscettici, preannunciata dalla travolgente vittoria registrata in Olanda dal movimento xenofobo e anti-islamico di Geert Wilders, c'é stata, ma in misura meno marcata di quanto avesse fatto temere il risultato olandese. La destra estrema ha comunque ottenuto il sostegno necessario per mandare suoi rappresentanti a Strasburgo in diversi Paesi. In Gran Bretagna con il Bnp, in Romania con il partito della Grande Romania (Prm), in Slovacchia con la formazione Sns, in Ungheria con il partito Jobbik e anche in Danimarca. Per non parlare dell'Austria, dove la formazione euroscettica di Hans Peter Martin è stata segnalata come la vera vincitrice delle elezioni raccogliendo ben il 18% dei consensi. "

Il Ppe ha davvero stravinto", ha esultato Joseph Daul, capogruppo del Partito popolare europeo nella sesta legislatura. I successi registrati dai conservatori al governo in Germania, Francia e Italia sono lì a indicarlo. Ma anche i sorpassi realizzati dall'opposizione di destra ai danni dei socialisti al governo in Spagna e Portogallo e i progressi dei conservatori in Gran Bretagna, Slovenia, Ungheria e Austria sono altri elementi che hanno caratterizzato questa vittoria. A fronte di questa avanzata del centro-destra raccolto nel Ppe, i socialdemocratici, oltre alla sostanziale tenuta messa a segno in Italia, hanno conseguito risultati positivi in Grecia, Slovacchia e a Malta. Troppo poco per arginare un'emorragia di seggi a Strasburgo che si annuncia importante. In attesa di conoscere quale sarà l'assetto definitivo dei rapporti di forza all'interno dell'Europarlamento (dove figurano al momento oltre 80 'non iscritti'), grazie alla conferma delle leadership alla guida di Francia e Germania, appare comunque acquisita la riconferma di José Manuel Barroso a capo della Commissione europea per un nuovo quinquennio. Nicolas Sarkozy, Angela Merkel e Silvio Berlusconi hanno già garantito il loro sostegno e salvo colpi di scena la designazione di Barroso sarà sancita dal prossimo vertice Ue in programma a Bruxelles il 18 e 19 giugno prossimi.


FRANCIA
: IN TESTA PARTITO SARKOZY
Arriva nettamente in testa il partito del presidente Nicolas Sarkozy al voto per le Europee, severa sconfitta per il partito socialista di Martine Aubry, grande successo dei Verdi di Daniel Cohn-Bendit. Secondo i primi exit poll, l' Ump è al 28%, un risultato "al di la' delle speranze", dice il segretario del partito Xavier Bertrand, mentre il premier Francois Fillon parla di "ottimo risultato della maggioranza". Crollo dei socialisti - dati fra il 16,4 e il 17,5% - sotto quella soglia del 20%, definita destabilizzante per il partito. I socialisti parlano di "delusione" per il voto, di un partito "indebolito" dalle tante divisioni, a partire da quella che ha visto a lungo l'una contro l'altra l' Aubry e l'ex candidata all'Eliseo Segolene Royal. Il partito socialista e la lista verde Europe Ecologie, guidata da Daniel Cohn-Bendit, avrebbero lo stesso numero di voti e di seggi, secondo gli ultimi exit poll sul voto per le Europee in Francia. I due partiti otterrebbero il 16% di voti, e 14 seggi ciascuno.

GERMANIA: SCENDE CDU/CSU, SPD AL MINIMO STORICO

L'Unione (Cdu/Csu) della cancelliera tedesca Angela Merkel (Cdu) si conferma la prima formazione politica in Germania, ma perde 6,3 punti rispetto al 2004, e i socialdemocratici della Spd registrano un nuovo minimo storico al 21,1%: la Grande Coalizione soffre alle europee 2009, che vedono avanzare ancora i liberali della Fdp, con i quali la Merkel spera di formare una nuova alleanza dopo le politiche di settembre. Il voto, secondo le proiezioni diffuse dall'emittente Zdf, vede una Cdu/Csu indebolita con il 38,2% (44,5% nel 2004) e una Spd sempre più in basso, -0,4 punti in meno rispetto al 21,5% del 2004, mentre guadagnano terreno gli altri principali partiti: i Verdi si confermano al terzo posto con il 12,2% (+0,3 punti), i liberali volano al 10,3% (+4,2) e Linke sale di 1,2 punti al 7,3%. Secondo queste proiezioni, la Cdu/Csu avrebbe 43 seggi (-6), la Spd 23 (invariata), i Verdi 14 (+1), la Fdp 11 (+4) e la Linke 8 (+1).

La Merkel, che si aspettava lo scivolone della Cdu/Csu e l'ascesa della Fpd (le previsioni davano rispettivamente il 39% e il 10%), già pensa alle politiche del 27 settembre: "Siamo nel mezzo di una crisi economica mondiale - ha detto alla Bild am Sonntag prima del voto -. Da questa depressione, possiamo uscire al meglio con un governo di coalizione tra Unione ed Fdp". Un'eventuale futura coalizione, questa, che nei piani della Merkel dovrebbe sostituirsi a quella attuale con la Spd: "Unione ed Fdp vogliono dare nuovi impulsi alla crescita economica - ha sottolineato la cancelliera -. Mentre l'Spd presta troppo poca attenzione agli aspetti economici". Tuttavia, Cdu/Csu e Fdp si fermerebbero insieme al 48,5% e non avrebbero quindi i numeri per escludere la Spd. L'affluenza, inoltre, è stata del 42,5% (64,3 milioni di elettori aventi diritto), in lieve calo rispetto al 43% del 2004 (45,2% nel 1999) e il peggior risultato dal Dopoguerra. Per il momento, i liberali non commentano le parole della Merkel e si concentrano sul voto europeo: "La Fdp ha conseguito il miglior risultato di sempre nelle elezioni europee", ha detto Guido Westerwelle, segretario generale del Partito. "Con queste elezioni, i cittadini hanno rafforzato i partiti di centro - ha proseguito -: un segno per le prossime elezioni politiche e anche per la crescita della Fdp in Germania". La Spd, invece, si lecca le ferite: "I risultati sono peggiori di quello che ci aspettavamo", ha detto Franz Muentefering, segretario generale del Partito, commentando gli exip poll delle 18:00, che davano un dato molto simile a quello preliminare di questa sera. Con un'affluenza così bassa, gli analisti politici non si avventurano in previsioni per le politiche, ma sembra che la strada del vice cancelliere tedesco e candidato di punta della Spd - Frank-Walter Steinmeier - verso la cancelleria, sia sempre più in salita.

SPAGNA, ZAPATERO SCONFITTO
Il Partido Popular (opposizione) ha battuto il Psoe del premier José Luis Zapatero con il 42,03% contro il 38,66% in base ai risultati parziali (all'89%) letti dalla vicepremier Maria teresa de la Vega.
Il Partido Popular ottiene 23 seggi su 50 contro 21 al Psoe. La coalizione Ceu (nazionalisti moderati) conquista 2 seggi con il 4,88%, come pure la coalizione di sinistra Izquierda unida-Verdi, con il 3,78%. La coalizione nazionalista di sinistra Edp-V e il piccolo partito centrista Upyd ottengono un seggio con rispettivamente il 2,62% e il 2,86%. L'affluenza alle urne è stata del 45,81%, analoga a quella del 2004. Nel 2004 il Psoe aveva vinto le elezioni europee con il 43,46% davanti al Pp con il 41,21%.

GB, LABOUR A PICCO
Il Labour Party e' calato a terzo partito in Gran Bretagna. Questo il verdetto della tornata elettorale stando alle proiezioni del voto nazionale elaborate dalla Bbc. A trionfare sarebbero invece i Conservatori di David Cameron e il partito euroscettico UK Independent Party (UKip). Le proiezioni danno i Tory al 27%, l'UKip al 17%, il partito laburista al 16% e i Liberal Democratici al 14%. Chiudono i Verdi con il 9% e il British National Party con il 6%.

PORTOGALLO, BENE IL CENTRODESTRA
Il principale partito di opposizione di centrodestra in Portogallo è in leggero vantaggio nelle elezioni europee secondo i primi exit poll sul Ps del premier José Socrates. Per il sondaggio all'uscita dalle urne per la Tv privata Sic il Psd otterrebbe il 30-31% contro il 29-30% per il Ps. L'exit poll della Tvi assegna al Psd una forchetta dal 30,4% al 34,4% e del 24,1% al 28,1% al Ps, quello della Tv pubblica Rtp prevede per il Psd fra il 29 e il 34% e per il Ps fra il 28 e il 33%.

IRLANDA, CROLLA PARTITO DI GOVERNO

La crisi economica e il risentimento dei cittadini irlandesi verso il modo in cui il governo ha deciso di affrontarla hanno assestato un colpo largamente pronosticato al Fianna Fail, il partito conservatore al governo dal 1997, che secondo i dati provvisori pubblicati sul sito dell'Europarlamento, crolla dal 30 al 24% dei voti circa e scivola al secondo posto, facendosi sorpassare dal centrista Fine Gael, che ha intorno al 29%. Terzo partito, con il 13%, il Labour, che si conferma terzo partito. Buon risultato, a sinistra, per lo Sinn Fein (oltre 11%) e per gli euroscettici di Libertas (5,6% circa), una "new entry". Non dovrebbe farcela a ottenere un euroseggio il milionario euroscettico Declan Ganley, animatore della vittoria del no nel referendum sulla ratifica del Trattato di Lisbona nel 2008. Insomma, un risultato che, se confermato, è coerente con quello delle concomitanti elezioni amministrative, un voto contro il governo che non sembra però tradursi stavolta in un voto contro l'Europa. Secondo un sondaggio pubblicato oggi, il 54% degli elettori irlandesi oggi sarebbe disposto a votare a favore del Trattato di Lisbona, dopo la bocciatura al referendum dello scorso anno, quando il 53,5% si era pronunciato contro e il 46,6% a favore. A fare cambiare idea agli irlandesi, tentati comunque alle europee a dare il loro voto ai partiti anti-Trattato, sarebbe stata secondo il sondaggio soprattutto l'economia e la realizzazione che una ripresa dipenderà anche molto dal rapporto tra Irlanda e Ue. Per quanto riguarda le consultazioni elettorali, a pesare sul Fianna Fail del premier Brian Cowen non è soltanto la perdita di uno o più dei 12 europarlamentari che Dublino elegge, ma anche il risultato disastroso ottenuto dal partito alle ultime elezioni locali dove la sua coalizione ha ottenuto soltanto il 23% dei voti contro il 31% incassato dal Fine Gael. Da un exit poll condotto dall'emittente statale Rte e dal domenicale Sunday Independent emerge che il 55% degli elettori sarebbe addirittura pronto ad andare alle urne già quest'anno mentre il Fine Gael, ha annunciato che martedì presenterà una mozione di sfiducia nei confronti del governo.

GRECIA, EXIT POLL: SI PROFILA VITTORIA SOCIALISTI
Netta vittoria in Grecia, secondo i primi exit polls, del partito socialista di opposizione Pasok che avrebbe tra il 37% e il 39% alle elezioni per il Parlamento europeo. Il partito conservatore Nuova Democrazia (Nd) del premier Costas Karamanlis avrebbe tra il 30,5% e il 33%.

DANIMARCA, EXIT POLL: AVANTI ESTREMA DESTRA-SINISTRA
In Danimarca, paese con 13 seggi al parlamento europeo, avanzano, secondo gli exit poll, due partiti agli estremi degli schieramenti di destra e di sinistra: il partito del Popolo Danese, nazionalista e xenofobo, e il Partito del Popolo Socialista. Entrambi conquisterebbero un seggio in piu' ottenendone rispettivamente 2, con il 15,1% dei voti il primo e il 15% il secondo.
I socialdemocratici sono in forte calo ma resterebbero il primo partito del paese con il 22,3% e 4 seggi. La coalizione di governo liberali-conservatori otterrebbero il primo il 20,8% e il secondo l'11,6% mantenendo il primo tre seggi e il secondo uno.
Il Movimento del Popolo contro l'UE manterrebbe il suo unico seggio, con un 7% di voti.
Nessun seggio verrebbe assegnato, secondo gli exit poll, ai radicali, al Movimento di Giugno e ad Alleanza liberale.

SORPRESE E AVANZATA DESTRA IN CENTRO EUROPA
Parecchie sorprese dall'Europa centro-orientale alle europee oggi, con trend comuni nella maggior parte dei Paesi: bassa affluenza e, in generale,avanzata della destra e estrema destra, in primo luogo in Ungheria.
AUSTRIA - Il primo posto e' stato a sorpresa conquistato dal partito junior nella grande coalizione al governo a Vienna, la Oevp (popolari), col 29,7% davanti ai socialdemocratici (Spoe) del cancelliere Werner Faymann al 23,8%, il peggior risultato dal 1945. Al terzo posto e' arrivato l'eurodeputato ribelle Hans-Peter Martin col 17,9% e al quarto l'estrema destra Fpoe che ha raddoppiato il risultato con il 13,1%. Verdi al quinto in calo al 9,5% e estrema destra Bzoe al 4,7% sotto la soglia del 5%. L' affluenza e' stata del 42,42%.
UNGHERIA - Affermazione plebiscitaria dell'opposizione di destra Fidesz, dell'ex premier Viktor Orban che con ogni probabilita' riconquistera' l'incarico alle prossime politiche, arrivata al 56,37% e con 14 dei 22 deputati ungheresi al Pe. Forte successo anche del partito xenofobo di estrema destra Jobbik che dal nulla conquista il 14,77% dei voti e tre seggi. Batosta invece per i socialisti Mszp al governo che ottengono il 17,38% e quattro seggi a Strasburgo. Il Foro democratico Mdf arriva al 5,3% e un seggio. L'affluenza era 36,3%.
ROMANIA - Le ultime proiezioni indicano un testa a testa dei due partiti della coalizione di governo: il partito democratico liberale Pdl (Ppe) al 30,5% e i socialdemocratici al 30,8%. Al contempo viene registrata un'avanzata della destra, col partito nazionalista Grande Romania (Prm) che ha conquistato i 7,2% e almeno due seggi. Record negativo di affluenza al 27,21%. Chance di farcela a strappare un seggio anche la bella figlia del presidente Traian Basescu, Elena Basescu, ex modella, 29 anni, che ha conquistato come indipendente il 3,5%.
BULGARIA - Nessuna sorpresa dal Paese balcanico: come nelle previsioni ha vinto il partito Gerb del sindaco di Sofia Boyko Borissov con il 25,26% e cinque dei 17 seggi in quota bulgara. Al secondo posto i socialisti del premier Serghei Stanishev col 18% e quattro seggi, seguiti dal partito della minoranza turca Mdl col 17,2% e 3-4 seggi. Il partito nazionalista Ataka si conferma al 10,1% e due seggi mentre la Coalizione azzurra, di destra, arriva al 7,4% ed conquista per la prima volta con un seggio. Il partito dell'er Re Simeone Ndsv (centro destra) ottiene il 7,1% e un seggio. L'affluenza era del 37,73%. In margine al voto ci sono stati peraltro arresti per compravendita di voti.
REPUBBICA CECA - In dirittura d'arrivo del suo turbolento semestre di presidenza dell'Ue, ha vinto il partito conservatore Ods (Civici democratici) dell'ex premier silurato Mirek Topolanek col 28,82%. Al secondo i socialdemocraitci (Cssd) col 24,59%, seguiti da comunisti (Kscm) col 15,5% e i popolari (Kdu-Csl) con l'8%. I seggi sono 22, l'affluenza era 26,3%.
SLOVACCHIA - Vincitore e' il partito socialdemocratico Smer del premier Robert Fico con il 32,02% e cinque seggi su 13 in tutto. Seguono lo Sdku (cristiano democratici) col 16,99% e due seggi, il Smk (minoranza magiara) col 11,34% e due seggi, il Kdh (cristiano democratici) col 10,87% e due seggi, l'Hzds (movimento per la Slovacchia democratica)con l'8,98% e un seggio e lo Sms (nazionalisti) 5,55% e un seggio. L'affluenza era del 19.64%.
POLONIA - Nel maggiore dei nuovi membri Ue si conferma una vittoria del partito liberale del premier Donald Tusk Po con il 45,3%, seguito da quello conservatore all'opposizione Pis dei gemelli Kaczynski al 29,5%, dall'Alleanza della sinistra democratica con l'Unione del pavoro (Sld-Up) col 12% e il Partito dei contadini Psl col 7,9%. Affluenza: 27,4%.

PAESI BALTICI, DOPO CRISI VOTO ANTI-GOVERNO
Dopo una campagna elettorale dominata dalla pesante crisi economica, i Paesi baltici maggiormente colpiti hanno mandato un segnale forte ai propri governanti, preferendogli l'opposizione. Di seguito i risultati di ognuno dei tre Paesi, indipendenti dal 1991 dopo 50 anni di dominazione sovietica.
ESTONIA. Gli 1,08 milioni di elettori hanno accordato la vittoria al più grande partito di opposizione, il liberale Eesti Keskerakond (26%, 3 seggi), che trionfano sui liberali al governo e sui socialdemocratici in caduta libera. Dei sei seggi estoni, 3 vanno quindi al Keskerakond, uno ai liberali, uno ai socialdemocratici e uno ad un candidato indipendente, Indrek Tarand, ex viceministro degli esteri ora anchorman tv.
LETTONIA. Con un'affluenza record per il Paese (53%, ovvero +11,6% del 2004) vince la destra del Pilsoniska Savienibas con il 24,3% dei voti, ma per la prima volta nella storia della Lettonia indipendente è un partito russo a fare incetta di seggi arrivando secondo. A Saskanias Centrs, coalizione di partiti che rappresentano la minoranza russa, è andato il 16,7% dei voti, espressione di quei cittadini delusi dal Governo e dalle sue leggi restrittive sulla cittadinanza ai russi. Grazie a tale risultato, Alfreds Rubiks, l'ultimo leader della Lettonia sovietica, incarcerato per aver tentato di rovesciare il primo governo democratico, e Ivars Godmanis, leader dell'indipendenza del Paese, siederanno insieme al Parlamento europeo. Il partito del premier popolare Valdis Dombrovskis, Jaunais Laiks, è solo sesto.
LITUANIA. Bassa l'affluenza alle urne: solo il 20,57% dei cittadini lituani si è presentato ai seggi. Primo è il partito conservatore del premier Andrius Kubilius, con il 26% dei voti che gli valgono 4 dei 12 seggi del Parlamento Ue. Al secondo posto i socialdemocratici con il 18,99% dei voti e tre seggi. Seguono i partiti più piccoli: Ordine e giustizia, con il 12,55%, e due seggi, mentre si sono aggiudicati un seggio ciascuno il partito della minoranza polacca, il Labor Party e i liberali.

CIPRO; VINCE CENTRO-DESTRA, COMUNISTI SECONDI
Con il 35,65% delle preferenze il partito Adunata Democratica (Disy, centro-destra) si e' aggiudicato la vittoria alle elezioni europee svoltesi a Cipro, rinnovando il successo delle consultazioni del 2004 in cui ottenne il 28.23%. Dei sei eurodeputati ciprioti (quattro uomini e due donne), due sono del Disy, due del partito al governo Akel (Partito dei lavoratori, comunista), uno del Partito Democratico (Diko, centro) e uno del Partito Edek (socialdemocratico). Per il Disy si e' riconfermato Ioannis Kassoulides, 61 anni, ex ministro degli Esteri, e con lui e' stata eletta Eleni Theocharus, 56 anni, medico e parlamentare. Per l'Akel, che ha ottenuto il 34.90 delle preferenze (27.89% nel 2004), andranno a Bruxelles Kyriakos Triantaphillides, 65 anni - al secondo mandato - e Takis Chatzigeorgiou, 53 anni, deputato. L'europarlamentare del Diko (che ha avuto il 12.28% contro il 17.09% del 2004) e' Antigoni Pericleous Papadopoulou, 55 anni, chimica e deputata, e quello dell'Edek (9.85% delle preferenze contro il 10.79% del 2004) e' Kyriacos Mavronicolaos, 54 anni, oftalmologo e vice presidente del partito. Gli aventi diritto al voto erano 526.060 (di cui circa 1.300 turco-ciprioti) e 6.458 cittadini europei da 23 Paesi. Insolitamente molto bassa l'affluenza alle urne che e' stata solo del 41.12% contro il 71.19% del 2004.

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Commenti all'articolo

  • gitex

    08 Giugno 2009 - 20:08

    più destra vuol dire meno immigrati.

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