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Il raìs ritarda, salta l'incontro

Lo schiaffo di Fini a Gheddafi

Il raìs ritarda, salta l'incontro
Un ritardo imperdonabile. Per questo motivo il presidente della Camera Gianfranco Fini, che oggi pomeriggio alle 16.30 avrebbe dovuto vedersi con il leader libico Gheddafi, ha deciso di annullare l'incontro previsto alla Camera. Dopo aver atteso nel suo studio circa due ore, Fini è arrivato nella sala della Lupa e ha dichiarato: "Considerato che il ritardo di due ore di Muammar Gheddafi non è stato giustificato in alcun modo per questa ragione nel pieno rispetto dell'istituzione non si terrà alcuna iniziativa. Considero annullata la manifestazione assumendomene la responsabilità nel pieno rispetto di quello che ritengo sia il ruolo del Parlamento in una democrazia". Un grande applauso della sala della Lupa ha chiosato le parole del presidente Fini. A replicare a Fini, indirettamente, è stato Massimo D'Alema che, lasciando Montecitorio insieme a Giuseppe Pisanu, ha spiegato i motivi del mancato arrivo di Gheddafi: "Non si è sentito molto bene e ora io e Pisanu ci stiamo recando da lui a visitarlo. Ci ha fatto sapere che avrebbe piacere di salutarci". E proprio durante l'incontro con i due politici il leader libico "si è scusato per l'accaduto", ha detto Pisanu.

Il discordo non fatto di Fini - Nel discorso suo  'mancato', Fini avrebbe attaccato duramente il raìs soptrattutto in materia di migranti, diritti umani e Stati Uniti, ieri tacciati da Gheddafi di essere terroristi al pari di Osama Bin Laden. "Le democrazia, a partire da quella americana, possono sbagliare, ma certo non possono essere paragonate ai terroristi", si legge in un passaggio del discorso del presidente della Camera. E in un altro punto Fini auspica "che una delegazione dei deputati italiani possa recarsi presto in visita a campi libici di raccolta degli immigrati, per verificare il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo, sanciti dalle Nazioni Unite e dal Trattato di Bengasi, con particolare riguardo ai richiedenti asilo e ai perseguitati politici".


Discorso a Confindustria - Questa mattina il premier libico ha tenuto un discorso a Confindustria, durante il quale ha rassicurato gli imprenditori: “Le imprese italiane avranno in Libia la priorità, qualsiasi fabbisogno dell'Italia in Libia avrà la priorità”. Tranne quelle che vorranno corrompere: "Noi abbiamo fatto la rivoluzione oltre che contro il colonialismo, anche contro la corruzione. Sono molto sensibile sotto questo aspetto".  ha detto. Parole, queste, che sono state accolte con entusiasmo da Emma Mercegaglia: “Credo proprio di poter dire che siamo in presenza di una svolta nei rapporti bilaterali”. Il presidente di Confindustria ha sottolineato l'importanza della presenza sia delle imprese italiane in Libia, (da Eni a Enel, da Trevi a Impregilo, da Tecnimont a Finmeccanica, solo per citarne alcune), sia della presenza libica in Italia.

Il tema della donna - Gheddafi oggi ha anche parlato della condizione della donna, e lo ha fatto con il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna: "Nel mondo arabo e islamico la donna è come un pezzo di mobilio che si può cambiare quando vuoi e nessuno chiederà perchè lo hai fatto".
E questa situazione, ha aggiunto il leader libico, nel corso dell'incontro con il ministro e un migliaio di donne rappresentanti del mondo dell'imprenditoria, delle istituzioni e della politica, "è orrenda e incita alla rivoluzione. Io sono a fianco della donna a livello del mondo. Non dobbiamo sopraffarla, deve prendere gli stessi diritti dell'uomo". Quindi ha aggiunto: "Ho visto donne molto grandi nella storia d'Italia. Tra queste Matilde Serao che ci ha lasciato più di quaranta libri" ha poi detto il Colonnello libico. "Conoscete la storia della fioraia morta tra i fiori?" ha chiesto Gheddafi, aggiungendo "cercatela e leggetela. Se non ce l'avete vi mando il libro". Gheddafi ha poi cambiato completamente genere e tra le donne italiane famose ha citato Claudia Cardinale.

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Commenti all'articolo

  • andy_mer

    15 Giugno 2009 - 09:09

    L'escamotage di un improvviso malessere "tattico" pensavo fosse un accorgimento adottato solamente da scolaretti impreparati quando vogliono evitare di essere interrogati e quindi fare figure barbine, ma vedo che anche invitti e carismatici leaders di popoli non disdegnano queste tattiche meschine quando percepiscono l'odore di qualche pubblica "tiratina d'orecchi"... oppure vogliamo credere alla singolare coincidenza ?

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  • gmarcosig335

    15 Giugno 2009 - 09:09

    Si Fini è stato troppo precipitoso, aveva un'occasione d'oro e non l'ha sfruttata. Quale? Quella di doversi questa volta scusare Gheddafi per il ritardo. Si Fini dopo le scuse dell'Italia alla Libia, ti sei fatto sfuggire l'occasione per avere indietro le scuse dalla Libia. Il troppo protagonismo fa perdere dei colpi al Fini pres.Camera, dovrebbe essere più sereno,distaccato e sorridente soprattutto dopo l'ennesima vittoria di Berlusconi alle Amministrative. Che sia proprio questo che renda triste Fini? Per noi Italiani del Centro Destra: saranno fatti suoi.

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  • giordano.paris

    15 Giugno 2009 - 09:09

    Quando non ho voglia di incontrare qualcuno, lo faccio aspettare e, di solito, quello prima di andarsene non impiega DUE ORE a capire che proprio non lo voglio vedere... Fini non ha aziende da piazzare in Libia, altrimenti saremmo ancora tutti seduti davanti alla TV a gridargli che Gheddafi non arrivava!

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  • linobrunetti

    13 Giugno 2009 - 15:03

    Qui a Manfredonia, stamattina, si è sparsa la voce, riportata anche in un trafiletto della Gazzetta del Mezzogiorno, che veramente Gheddafi, nelle ore in cui era atteso a Monte Citorio, era a colloquio con il Sindaco delle Isole Tremiti. C'è da precisare che il Sindaco, molti suoi parenti e concittadini, sono stabilmente residenti a Manfredonia, dove i giovani ed i ragazzi studiano, tranne nei mesi di luglio e agosto in cui ritornano alle Isole per gestire le attività turistiche-alberghiere e commerciali. Il Sindaco non ha mai taciuto i suoi progetti di invitare Gheddafi a far diventare le Isole una Provincia della Libia, ed ha sempre mostrato apertamente in pubblico, le sue foto sotto la tenda di Gheddafi insieme a uomini di Governo italiani, di destra e di sinistra.

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