Cerca

Chiamparino non si candida

Ma ha un programma per il Pd

Chiamparino non si candida
Sergio Chiamparino ha aperto i lavori tra gli applausi dei giovani democratici che si sono dati appuntamento al Lingotto di Torino. Un contributo di idee per il partito, una sorta di “manifesto” nei giorni in cui il sindaco del capoluogo piemontese è considerato il “terzo incomodo” nella sfida per le primarie tra Dario Franceschini e Pier Luigi Bersani.
Libertà e giustizia sociale - Il titolo della sfida che Chiamparino vede nel futuro del Pd è quello di saper far convivere “libertà e giustizia sociale”. Ma guai a chiedergli se ha davvero intenzione si candidarsi al congresso del prossimo ottobre: ha un mandato come primo cittadino da portare a termine e non ha tempo per pensare ad altro.
“Il nostro imperativo è ricongiungere libertà con giustizia sociale. Questa è la nostra sfida”, ha detto Chiamparino. “Sapendo di avere il vincolo della crisi fiscale dello Stato”, ha aggiunto, “l’unico modo per cercare di liberare risorse per chi non ha protezione, per chi merita e deve essere portato, per chi perde il lavoro è quello di riuscire a liberare risorse da settori protetti e garantiti. Se non si fa così è inutile, si fanno solo proclami. Questa è la sfida della sinistra oggi
La paura di tutti non è solo quella di perdere il posto di lavoro di fronte alla crisi economica, ma anche quella del diverso: “Io sento operai che votano Lega e ti dicono 'tu dai le case e gli asili ai marocchini’. La risposta è quella di fare più case e asili nido”.
"Sulla laicità mio figlio non ha votato Pd" - Ma c’è qualcosa di più che rattrista il sindaco torinese, un guaio da risolvere in famiglia: sul tema della laicità non è riuscito nemmeno a fare votare suo figlio per il Partito democratico: “La laicità viene troppo intesa come rapporto tra credenti e non credenti in politica. Non è così. È il rapporto tra autorità e libertà su scelte che riguardano individuo, un rapporto su cui anche i credenti hanno interesse a misurarsi se vogliono ridefinire il loro ruolo nella politica”.
"Avrei giocato per salvare il Torino dalla B" - D’accordo, ma la candidatura alla segreteria? Chiamparino ha glissato: “Credo che questo sia il momento delle idee. Io sono stato tra quelli che hanno detto che questo congresso rischia di parlare non al Paese, ma solo al nostro interno. Ci sono dei candidati, presentino delle mozioni e delle idee e su quella base si valuterà come stare e come collocarsi”.
“Lo dico – ha proseguito - tanto per sgombrare il campo da quello che si legge sui giornali. Dicono che c'è un pressing su di me, nemmeno fossi un pericoloso attaccante. Se lo fossi stato, avrei giocato nel Toro per salvarlo dalla serie B”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • nicola.guastamacchiatin.it

    30 Giugno 2009 - 17:05

    Il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino fa bene a non candidarsi perchè,il problema non è la scelta per un dirigente valido ma,la ricostruzione, ex novo,di una vera opposizione politica al centro destra.Secondo me,conoscendo bene il Partito Radicale,nello stesso involucro coesistono ideali molto diversi ma,tutti in sintonia per diventare un cemento connettivo di grande effetto per costruire un movimento politico di primo piano per competere in chiave risolutoria con l'area politica del governo Berlusconi. Taluni comprendano che Pannella ed altri par suoi,dato il trascorrere inesorabile del tempo,hanno vissuta la loro epoca e come Mosè,portarono via il popolo dal deserto ma,furono condannati a non godere della nuova patria. La nuova Patria per la nascita di una idealità nuova,democratica,liberale e libertaria in assoluto per tutta l'opposizione è il Partito Radicale.Tutto il resto è acqua fresca e questo farebbe bene oltre che al Paese tutto anche all'attuale governo.

    Report

    Rispondi

blog