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Consulta, Napolitano

stoppa il polemico Di Pietro

Consulta, Napolitano

Non è piaciuta al Quirinale l’offensiva di Antonio Di Pietro sulla cena tra il presidente del Consiglio e i due giudici costituzionali Luigi Mazzella e Carlo Maria Napolitano. La bagarre di ieri alla Camera non è stata gradita all’altro Napolitano, Giorgio, come confermerebbero alcune fonti vicine al Capo dello Stato. Non avrebbe alcun fondamento istituzionale la richiesta di un intervento del Colle, come invece è stato chiesto dal leader dell’Italia dei valori.

La reazione del giudice Napolitano - Alle voci che arrivano dal Quirinale, si aggiungono le parole di Carlo Maria Napolitano che, con una intervista rilasciata all’agenzia Ansa, reagisce alle accuse dell’ex pm, come già aveva fatto ieri il collega Mazzella che aveva replicato: “Caro Silvio, ti inviterò ancora a cena da me”.
Secondo il giudice Napolitano la richiesta di dimissioni avanzata dall’Idv “può essere interpretata come un tentativo di intimidazione”. E considera “spropositata” la reazione suscitata dalla notizia della cena col premier. “Non sono un dietrologo. Sto ai fatti – afferma Napolitano -, e cioè che c’è stata una reazione violenta e sproporzionata rispetto al tipo di contestazione. E la contestazione quale era? Quella di essere andato a cena col presidente del Consiglio in carica?”.

"Di Pietro si legga la Costituzione" - Se da una parte “è chiaro che un giudice di Tribunale non può andare a cena, pranzo o colazione con persone che deve giudicare”, questo caso “è diverso: noi - sottolinea - non giudichiamo mica il presidente del Consiglio dei ministri, noi giudichiamo sulle leggi”. “Il giudice costituzionale - puntualizza ancora Napolitano - non è un giudice ordinario e non fa parte dell’ordine giudiziario. Basta leggersi la Costituzione”.

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Commenti all'articolo

  • giovannib

    05 Gennaio 2010 - 21:09

    l'ignoranza di di pietro è inferiore solo a quella dei suoi sostenitori

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  • mascagno

    05 Gennaio 2010 - 21:09

    Non mi interessa dei protagonisti di questa storia: I giudici costituzionali, Di Pietro, Napolitano (il Presidente), Berlusconi e gli altri commensali, il problema è guardarsi dentro e vedere quanto siamo caduti in basso: un giudice costituzionale che invita a cena l'imputato che tra poco deve giudicare (perchè di questo si tratta, è inutile giocare con le parole)insieme al suo avvocato difensore e ad altri consigliori! E abbiamo un presidente della Repubblica che non trova il modo di quantomeno commentare un fatto di così enorme gravità. Chiedo ai sepolcri imbiancati che vorranno commentare negativamente questa mia riflessione, di portarmi a conoscenza di un solo altro caso del genere accaduto anche in paesi totalitari. Vi prego, il fondo lo abbiamo ormai toccato da un pezzo: non continuate a scavare!

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  • Giovanniduva

    07 Luglio 2009 - 09:09

    Detto papale papale, i due eminenti Giudici sono stati indicati dalla maggioranza, pertanto l'amicizia con il premier è semplicemente storica. Se poi ci fosse stata intenzione di "combine" potevano trovarsi in un luogo molto più appartato che non in una cena.

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  • lamarmora

    06 Luglio 2009 - 16:04

    certo tu non puoi capire come mai chi vota Berlusconi lo difenda, voi non siete abituati alla coerenza...francamente il tono del tuo post la dice lunga sul vostro modo di fare, Soviet supremo e gulag, è questo che vorreste proporre ?

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