Cerca

Norme sui precari

Dubbi di incostituzionalità

Norme sui precari
Roma - E’ bufera sulle norme anti-precari.I tecnici della camera sostengono che c’è il rischio di incostituzionalità. Il servizio studi della Camera dei deputati, infatti, ha invitato il governo a una "attenta valutazione" sulle norme della manovra che riguardano i precari perché potrebbero essere in contrasto con la Costituzione anche dopo le modifiche introdotte in Senato, “alla luce del principio di ragionevolezza di cui all'articolo 3 della Costituzione”, che stabilisce la pari dignità sociale tra i cittadini. L’articolo in questione sottolinea che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. La questione su cui si discute riguarda la disposizione che prevede per i soli giudizi in corso l'indennità invece del reintegro, distinguendo quindi “la disciplina applicabile ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione e quella applicabile alle analoghe violazioni commesse in data anteriore o successiva all'entrata in vigore di tale legge e che non siano oggetto dei predetti giudizi”.

"Governo e maggioranza hanno già positivamente corretto le norme sui precari. Non mi pare che vi siano altri motivi di preoccupazione, nonostante qualche lettura giornalistica che viene fatta di osservazioni e note del Servizio studi della Camera". Così Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia, interviene sui rilievi del Servizio studi della Camera alla norma sui precari contenuta nel decreto sulla manovra economica. "Proprio il criterio di ragionevolezza, oltre che un'interpretazione saggia del principio di uguaglianza, suggeriscono il 'trattamento uguale di situazioni uguali, e il trattamento diverso di situazioni diversè", osserva Capezzone. "Morale - aggiunge -: è ragionevole distinguere tra una misura riguardante i giudizi e le controversie già in corso, e una misura riguardante altri futuri ed eventuali giudizi e controversie oggi non in corso. Sono due realtà distinte, a cui il legislatore può far corrispondere due discipline in parte differenziate". "Senza dire - conclude Capezzone - che in tutto il mondo gli stessi lavoratori preferiscono una congrua indennità al reintegro, inclusa la quasi totalità dei Paesi dell'Occidente avanzato governati dalle coalizioni di centrosinistra".


Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • dinumby

    09 Agosto 2008 - 12:12

    Carissimo Luigi,da premettere che preferiri che nssuno avesse problemi di occupazione,secondo te è giusto che per un errore formale un'azienda possa essere messa a rischio di stabilità.Non sarebbe il caso di preoccuparsi di quelle aziende che un contratto a norma non lo hanno mai fatto sottoscrivere dai loro lavoratori. E' possibile che in questo paese è più facile lavorare in nero,tanto sei sconosciuto a tutto e a tutti e chi paga è sempre chi quanto meno già paga.Io lavoro in un'azienda che è interessata da un problema di contenzioso con i lavoratori a tempo determinato risolto in parte con una transazione e chi non ha accettato la transazione sta andando fino in fondo,ma ti posso garantire che questi pagano le colpe di un sindacatoinefficiente e compromesso che non li ha garantiti quando doveva permettendo all'azienda di coprire le carenze organiche con straordinari a iosa,e permettendo all'azienda di rivedere i livelli di servizio.A conferma di quanto sostengo ti dico solo che questi lavoratori per perorare la loro causa hanno dovuto adire la via giudiziaria rivolgendosi ad avvocati esterni al sindacato.

    Report

    Rispondi

  • curatola

    05 Agosto 2008 - 10:10

    essere assunti non dalla singola impresa spesso soggetta alle fluttuazioni del mercato (se privata) o del consenso (se pubblica) ma dal distretto territoriale delle imprese (DTI) che ha l'obbligo di minimizzare le liste di occupazione. Il licenziamento sarebbe sostituito dal passaggio ad altra impresa del distretto magari previo periodo di formazione. La libertà di licenziarsi risolverebbe il problema dei frustrati e del mobbing. Per garantire un minimo di efficienza nel pubblico,basta che tutti i servizi pubblici siano gestiti in concessione e a tempo determinato e non rinnovabile. La concorrenza ad accaparrarsi una concessione equivale a quella ad accaparrarsi una commessa. Ecc. Ecc.

    Report

    Rispondi

  • curatola

    05 Agosto 2008 - 10:10

    Se una legge permette la trasformazione del contratto da determinato a indeterminato da parte di altri e non solo da parte dell'impresa,questa legge va riformata SUBITO. Quanto agli esuberi ,convertiamoli ed impieghiamoli in nuovi servizi. Chi si rifiuta venga messo in mobilità.

    Report

    Rispondi

  • Indietrotutta

    04 Agosto 2008 - 20:08

    Invece di un Daniele Capezzone qualsiasi non sarebbe stato meglio assumere un esperto in legge. Anche un neolaureta si sarebbe accorto che la legge sui precari è incostituzionale. Una cosa è la facoltà di sciegliere tra il riconoscimento di un diritto o un'indennità sostitutiva, un'altra l'obbligo di accettare l'indennità. Spero che qualcuno spieghi al liberale, libertario, liberatore Capezzone la differenza. Luigi.

    Report

    Rispondi

blog