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Mosca bombarda la Georgia

30mila profughi e 1500 morti

Mosca bombarda la Georgia
Tibilisi (Georgia) -Il governo georgiano ha dichiarato lo stato di guerra. Lo ha detto oggi il presidente Mikhail Saakashvili, accusando la Russia di aver bombardato diverse città georgiane. Mosca, però, smentisce di aver bombardato abitazioni civili in Georgia. E' emergenza profughi: sono oltre 30.000 quelli che hanno lasciato l'Ossezia del sud per cercare rifugio in Russia dall'inizio delle ostilità con la Georgia, ieri all'alba. Lo riferisce l'agenzia Itar-Tass citando il vicepremier russo Serghei Sobianin. “Non facciamo la guerra contro pacifiche città e contro la popolazione civile", ha detto il vicecapo di stato maggiore, generale Anatoli Nogovitsen.  . Da Tbilisi, la Georgia afferma che i cittadini di Gori - la città natale di Josif Stalin - stanno evacuando la città con ogni mezzo. Il ministero della difesa e la residenza presidenziale stanno venendo evacuati secondo le stesse fonti, così come altre istituzioni statali strategiche. Agli abitanti di alcuni quartieri di Tbilisi è stato raccomandato di scendere nella metropolitana. Dalla zona dell'aeroporto, vicino Kutaisi, sono stati evacuati donne e bambini. L'aeroporto internazionale ha interrotto i collegamenti, tranne che con la Turchia e l'Ucraina.

Intanto, il presidente russo Dmitri Medvedev ha definito "una catastrofe umanitaria" quanto sta avvenendo in Ossezia del sud e ha aggiunto che "i responsabili devono rendere conto di quanto hanno fatto, anche di fronte al diritto internazionale". “Le forze russe”, continua Medvedev, “stanno conducendo in Ossezia del Sud, regione separatista della Georgia, un'operazione militare per costringere la parte georgiana alla pace”.
Per far ciò, all'alba i caccia di Mosca hanno bombardato la capitale georgiana Tbilisi. Soldati russi hanno raggiunto in nottata l'Ossezia del Sud - informano fonti militari russe - per portare rinforzi alle truppe di pace già impegnate nella zona. L'esercito ha anche annunciato - secondo quanto riferito da agenzie russe - l'imminente arrivo di ulteriori rinforzi. Prosegue, nel frattempo, l'offensiva di Mosca: due caccia hanno bombardato oggi anche i dintorni della città di Gori in Georgia. Gori, città natale di Stalin, si trova a circa 50 chilometri dalla capitale dell'Ossezia del sud, Tskhinvali, teatro da ieri dei combattimenti tra le forze giorgiane e i separatisti osseti appoggiati dai russi. I bombardamenti russi hanno inoltre "completamente devastato" il porto georgiano di Poti, sito strategico per il trasporto di idrocarburi del Caspio. Intanto si aggrava il bilancio degli scontri: i morti a Tskhinvali sono 1500.

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  • seraglini

    11 Agosto 2008 - 10:10

    Il nome Ossetia è stato dato da Stalin dopo l'occupazione sovietica della Georgia nel 1921 poichè il vero nome della regione in questione è stato per secoli SAMACHABLO con una popolazione 100% di georgiani.Dopo l'occupazione sovietica oltre al cambio di nome Stalin ha introdotto in questo territorio anche cittadini Russi provenienti dal nord e più precisamente dalla Ossetia del nord che faceva e fa tuttora parte del territorio Russo dando anche l'autonomia a questa regione.Con la caduta dell'impero Sovietico (si fa per dire perchè ancora oggi i sistemi utilizzati dai sovietici sono gli stessi di un tempo)l'Ossetia del sud è tornata a far parte della repubblica della Georgia.Ma questo non sta bene ai Russi che hanno mantenuto il controllo della regione ed ora cercano di riprendersi oltre all'Ossetia del sud anche un altra regione in territorio Georgiano Abkasia che ha la stessa situazione dell'Ossetia.Io mi trovo attualmente in Georgia e posso assicurare che i Russi non limitano le azioni militari nell'Ossetia ma hanno bombardato più volte Poti(porto sul mar Nero)Gori (è stata distrutta ed è vicinissima a Tbilisi) e altre città ben distanti dalla zona di guerra compresa Tbilisi.Sempre i Russi hanno portato in Georgia 100.000 uomini e moltissimi mezzi tutto questo con il pretesto di difendere i cittadini russi.I georgiani hanno interrotto le operazioni belliche mentre i Russi continuano a bombardare avanzando il pretesto di mettere pace.Ma come fa l'ONU a credere a questo?Forse se i Russi distruggeranno l'oleodotto che porta petrolio in Europa dall'Azerbajan attraversando la Georgia allora e solo allora l'Europa si adopererà per fare finire questo massacro.Purtroppo le nazioni si muovono solo quando vengono lesi i loro interessi economici, i valori umani restano chiusi nel cassetto.

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  • VincenzoAliasIlContadino

    10 Agosto 2008 - 17:05

    Lo dicevo nei miei post che il lupo Comunista perde il pelo non il vizio: per Putin numero uno alla DDR come Capo del KGB, sembra un felino che cattura le sue prede con liquidare! I Ceceni per lui terroristi, come i suoi Kompagni dei Balcani dove gli davano sempre una mano con rifornimenti di armi per vie traverse ed addestramenti ma guai a toccarli che er Kapò del KGB si incazza! Non gli devi togliere il greggio sotto i ghiacci, non bombardare i talebani: uguale in toto a questi nostrani Kompagnucci, che tanto hanno fatto, ovvero, schifo che, sia i Napoletani, sia gli Italiani tutti li hanno cacciati dal Parlamento: unica soluzione, se scaldano l autunno, Berlusconi sa chi chiamare per farli bombardare el Brusca de Mosca, col cervello fino! vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera

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  • infoblob

    10 Agosto 2008 - 17:05

    a mio parere il passo fatto dalla georgia di attaccare gli indipendentisti in ossezia è stato un grave errore. ha provocato la reazione russa ( putin ringrazia per questa occasione concessa dal presidente georgiano) e ora la georgia si trova a fronteggiare oltre ai russi anche gli abkazi. gli stati uniti per ovvi motivi non potranno inserirsi direttamente nel conflitto anche se dovranno fornire materiale bellico adatto. e per fortuna la georgia non è ancora entrata nella nato altrimenti... ora l' ossezia del sud è molto piu' vicina alla russia. un bel risultato! speriamo solo che il conflitto non degeneri, che la georgia rimanga nella sfera occidentale, e che il riottoso e impaziente presidente georgiano alla fine della crisi se ne torni a vita privata.

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