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Statali, stop per il contratto

La scuola sciopera il 30 ottobre

Statali, stop per il contratto
I sindacati non ci stanno. E decretano lo sciopero generale della scuola per il prossimo 30 ottobre. Anche gli statali hanno decretato tre giorni di sciopero.
Per quanto riguarda la scuola, è infatti fallito il tentativo di conciliazione al ministero dell'Istruzione (passaggio ineludibile nelle procedure previste dalla legge per la proclamazione dello sciopero), contro il decreto varato dal ministro Gelmini.
Nonostante l'approvazione dell'aula, il decreto Gelmini sul maestro unicò è infatti bocciato dal mondo della scuola che si prepara a scendere in piazza rispondendo all'appello dei sindacati. Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda scendono dunque in campo: un appuntamento, quello messo in cantiere dai sindacati di categoria, al quale si arriva dopo una marcia di avvicinamento cominciata già da settimane e costellata da sit-in davanti al ministero, iniziative spontanee di protesta, occupazioni, notti bianche, dal Nord al Sud della penisola. In concomitanza con lo sciopero generale, i sindacati Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal e Gilda hanno programmato una manifestazione nazionale nella capitale.

Un primo assaggio dello scontento generale arriverà dagli studenti, che manifesteranno in decine di città. "L'approvazione del voto di fiducia alla Camera sul decreto Gelmini", spiega l'Unione degli studenti, "rappresenta un ulteriore atto antidemocratico di un governo che elude le tante manifestazioni di dissenso e con violenza prova ad affermare il proprio autoritarismo. Per questo venerdì porteremo in piazza tutta un'altra musica, alle 70 manifestazioni da noi organizzate". "Ci mobilitiamo - spiega l'associazione studentesca la Rete degli student, "contro i tagli di 8 miliardi di euro alla scuola pubblica, che è la vera riforma messa in campo dal Governo Gelmini-Tremonti-Berlusconi. Contro un Governo che conta balle, per rivelare la verità all'opinione pubblica". Dai ragazzi la contestazione passerà quindi nelle mani del sindacalismo di base: i Cobas guidati da Piero Bernocchi, tra i primi, hanno proclamato uno sciopero, in calendario per il 17 ottobre. Insomma, il fronte della protesta è ampio e non si ferma certo alla scuola. Anche le università sono in subbuglio per i tagli previsti in Finanziaria. L'ateneo di Firenze è in prima linea: dopo l'occupazione delle aule del polo scientifico di Sesto Fiorentino e della facoltà di agraria, mercoledì si è passati al volantinaggio e agli striscioni appesi ai ponti Santa Trinità e Carraia contro tagli e privatizzazione; e giovedì si farà lezione per strada. A Pisa mercoledì è stata organizzata un'assemblea in piazza: circa 3.000 persone fra ricercatori, impiegati amministrativi e tecnici precari, più studenti e professori, si sono ritrovati in piazza dei Cavalieri per discutere dei provvedimenti presi dal Governo, a partire dal precariato.
"Quelli del 17 saranno il più grosso sciopero e la più grande manifestazione nazionale mai organizzata dal sindacato di base e antagonista e la presenza della scuola sarà massiccia": lo ha assicurato il leader dei Cobas, Piero Bernocchi. La piattaforma dello sciopero si estende su un ampio raggio: maggiore salario, fine della precarietà, rilancio della scuola, della previdenza e della sanità pubblica, forte impulso alla contrattazione nazionale e reintroduzione della scala mobile per lavoratori e pensionati, diritti uguali per cittadini italiani e migranti, il diritto alla casa. "Contro questa sorta di welfare alla rovescia, che per fronteggiare la crisi in atto dà risorse al sistema che questa crisi ha generato, rivendichiamo una vera redistribuzione del reddito", ha dichiarato Fabrizio Tomaselli di Sdl. Per Pierpaolo Leonardi (Cub), "questo sciopero viene da lontano e darà il segno che il sindacato di base rappresenta una parte consistente del mondo del lavoro". Alla manifestazione nazionale di Roma "sono attese centinaia di migliaia di persone, che giungeranno con un numero eccezionale di pullman ma ridotto di treni".

Proteste anche nella Capitale, dove, dopo una settimana di agitazione, sono scesi di nuovo in piazza i precari degli enti pubblici di ricerca, per protestare, sotto il ministero dell'Istruzione, contro l'emendamento che sopprime di fatto le stabilizzazioni. Intanto, oggi la Camera si è dedicata all'esame dei 242 ordini del giorno, per la maggior parte presentati dall'opposizione, al decreto legge Gelmini. Domani pomeriggio è previsto il voto finale sul provvedimento che dovrà, poi, passare al Senato.

Anche i sindacati del pubblico impiego hanno deciso di scendere in piazza e hanno indetto tre scioperi regionali (Nord, Centro, e Sud e Isole) che siterranno in tre date differenti. "In assenza di adeguate risposte", spiegano, "è prevista un'ulteriore giornata di sciopero nazionale, con manifestazione nella capitale. Le iniziative di lotta sono state decise a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto. In base alla legge sulla regolamentazione degli scioperi nei servizi pubblici, gli scioperi regionali dovrebbero tenersi tra ottobre e novembre".

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Commenti all'articolo

  • enricosecondo

    10 Ottobre 2008 - 10:10

    Parte lo sport preferito dai sindacati: lo sciopero. Da noi quello che per gli altri è l'eccezione, diventa la regola. Non importa che la nave stia affondando, continuiamo allegramente a ballare. E poi ai talk show a domandarci perchè l'Italia è il fanalino di coda d'Europa. Con una casta politica e sindacale come la nostra è già tanto se siamo ancora in piedi. Se poi a scioperare sono i dipendenti pubblici che hanno normative ben miglioiri del privato e una inefficenza proverbiale, fa ancora più arrabbiare. E lo dice il sottoscritto, ex dipendente pubblico che da sette anni e mezzo aspetta ancora la sua pensione definitiva. Il sinistrume impastricciato di buonismo becero e sindacalismo barricadiero mai contento, continua a fare danni.

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  • gasparotto

    09 Ottobre 2008 - 20:08

    Una volta io e tutti quelli che come me fequentavamo la scuola , sino alle superiori, eravamo scolari diligenti. Rispettavamo i professori che erano i nostri giudici, coloro che ci dovevano promuovere o bocciare,e se durante la lezione qualcuno faceva lo spiritoso altreppassando i limiti della decenza, veniva irrimediabilmente sospeso con una nota negativa sul registro e sulla condotta. Solo i più temerari rischiavano. Appena entrava il professore e metteva mano al registro per le interrogazioni, scendeva un silenzio tombale e si tornava a respirare solo dopo essere stato escluso. C'era rispetto allora per i prof. Anche perchè era gente preparata, che citava a memoria le satire di Orazio, o interi brani della divina commedia,o grandi studiosi di Kant e di Cartesio. Ricordo che si scioperava per l'accordo De Gasperi Kruber e contro l'irredentismo altoatesino, che reclamava a sè, terre italianissime. Ma erano i soliti quattro gatti che riuscivano a trascinare tutto l'istituto. Non ricordo questo sindacalismo esasperante, la scuola stava più nel cuore di tutti. E ti dava un avvenire la scuola, perchè aveva un compito, quello di selezionare i meritevoli ed i capaci e consigliare i non meritevoli e poco capaci ad intraprendere altre strade. Poi cominciò l'assalto dei compagni sinistratori, che aizzavano la folla studentesca dei buoni e dei somari, tutti insieme, dicendo che solo i figli di papà studiavano ed andavano avanti ad occupare posti privilegiati nella società. La cosa piacque, specie ai perdigiorno ed ai poco intelligenti, anche ai minus habens , che con i moti del 68 riuscirono a guadagnare posizioni sino ad allora irragiungibili. Grazie anche ad una classe di professori sfornati dalla stessa scuola ad insegnare il niente ed a promuovere il tutto. Le università si moltiplicarono come funghi nel bosco dopo la pioggia e con esse i laureati. Il sistema esplose e gli strascichi sono arrivati sino a noi. Laureati che fanno i bidelli, (nell'isola dei famosi ce n'è uno), i camionisti,i telefonisti nei call center...etc. Insomma una massa di disoccupati con titoli di studio altisonanti, che si vedono negato un posto da questa società, dopo tanti sacrifici. E così accettano posti con remunerazioni da terzo mondo. Insomma, come succede con il soldo, durante l'inflazione, ridotto a valere pochissimo. Come l'inflazione dei dottori di lauree brevi e lunghe che non sanno che pesci prendere. Ci troviamo di fronte, a ben vedere e ragionare, ad una scuola fallimentare,inutile, dannosa per i nostri figli che vedono solo vicoli ciechi,trasformata in un parcheggio per giovani ed un diplomificio a tutto tondo, cui segue necessariamente un laureificio. In una parola, inservibile, per come è messa oggi e ridotta dai soloni riformisti. Io non so a chi venne in mente l'idea dei tre maestri, in un periodo di crescita zero e di trasformare il voto decimale in quei giudizi fantomatici e cerebrali che nel dire tutto di fatto dicono niente, fumo ed aria fritta. La Gelmini ed il governo Berlusconi vogliono ridare dignità alla scuola, attingendo anche al passato ed a quei metodi chiari , come il voto da uno a dieci. Però alcuni studenti , sicuramente comandati dai sinistratori non vogliono tornare a lavorare seriamente ed i professori molti sedicenti tali,non amano tornare ai concorsi ed alla meritocrazia per conquistare la cattedra. Essa deve continuare ad essere cosa dovuta. Sicuramente ci sarà un grosso braccio di ferro tra sindacati e studenti da una parte , appoggiati da un'opposizione contenta di poterli sostenere ed il governo attuale, apparentemente deciso ad andare avanti. Noi elettori a guardare ed a giudicare. Non vorrei che finissse come il 68. Braghe calate dall'allora Dc, con il risultato delle attuali macerie.Il momento non è tanto facile. Sono pochi mesi di governo e Berlusconi ed i suoi sono già sotto attacchi poderosi da ogni lato, mettici anche il periodo congiuturale negativo. Prodi ed il suo governicchio invece procedevano senza intoppi di piazza. Per la destra va sempre tutto bene quando è all'opposizione?

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