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La Cei contro l'eutanasia

"Va sempre condannata"

La Cei contro l'eutanasia
Qualsiasi forma di "eutanasia è da condannare". Il monito arriva dalla Cei (Conferenza episcopale italiana) nel messaggio per la Giornata per la vita. "No a forme più o meno esplicite di eutanasia per i malati in stato permanente di sofferenza; riconoscimento del ruolo di chi sta loro vicino, familiari o persone giunte dall'esterno che con competenza e dedizione li assistono; no all'accanimento terapeutico, ma non anche all'abbandono del paziente". Sono questi i tre inviti fatti dai vescovi, in quanto "la vita umana è un bene inviolabile e indisponibile, e non può mai essere legittimato e favorito l'abbandono delle cure, come pure ovviamente l'accanimento terapeutico, quando vengono meno ragionevoli prospettive di guarigione". Il monito della Cei arriva dopo che nei giorni scorsi le condizioni di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo da oltre 16 anni per la quale la famiglia chiede il distacco della spina, si erano improvvisamente aggravate.
"Se la sofferenza può essere alleviata", affermano i vescovi, "va senz'altro alleviata. In particolare, a chi è malato allo stadio terminale o è affetto da patologie particolarmente dolorose, vanno applicate con umanità e sapienza tutte le cure oggi possibili". Il messaggio invita dunque a non "rispondere a stati permanenti di sofferenza, reali o asseriti, reclamando forme più o meno esplicite di eutanasia".

E la Cei interviene ancora una volta anche in materia di aborto: "L'aborto non è una risposta alla gravidanza, seppure indesiderata. Talune donne spesso provate da un'esistenza infelice, vedono in una gravidanza inattesa esiti di insopportabile sofferenza. Quando la risposta è l'aborto", ammoniscono i vescovi, "viene generata ulteriore sofferenza, che non solo distrugge la creatura che custodiscono in seno, ma provoca anche in loro un trauma, destinato a lasciare una ferita perenne. In realtà, al dolore non si risponde con altro dolore: anche in questo caso esistono soluzioni positive e aperte alla vita, come dimostra la lunga, generosa e lodevole esperienza promossa dall'associazionismo cattolico".

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Commenti all'articolo

  • curatola

    15 Ottobre 2008 - 12:12

    Primo non credo che nella malasanità italiana l'eutanasia sia un problema. Secondo mi sembra singolare che si attui l'accanimento terapeutico e si voglia regolamentare l'eutanasia,la fecondazione artificiale come si fece (malamente) con l'aborto. Buon senso vorrebbe che una società divisa su queste materie evitasse forzature e si affidasse alla professionalità del medico. Ma ormai anche la sua credibilità é in crisi e conta di più l'accozzaglia dei tanti vocianti di piazza.

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