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Alitalia rinasce come la fenice

E Cai si chiamerà "Alitalia"

Alitalia rinasce come la fenice
Alitalia 'muore' e come la fenice rinasce dalle sue stesse ceneri. Chiamandosi semplicemente Alitalia. "E non Nuova Alitalia", spiega Salvatore Mancuso, vicepresidente di Cai, che in assenza del numero uno Roberto Colaninno ha presieduto l'assemblea per il nuovo nome della società acquirente della vecchia Alitalia. La nuova società sarà operativa dal prossimo 13 gennaio. Sulla scia di quanto affermato da Gaetano Miccichè, responsabile della divisione corporate di Intesa SanPaolo, che sui tempi del partner estero aveva detto che "siamo vicini alla scelta", Mancuso ha spiegato che "si sta lavorando e a breve verrà fatta la scelta". E sarà "solo un socio strategico".
L'assemblea di Cai ha anche ratificato l'ingresso nel Cda dell'imprenditore napoletano Ninni Carbonelli D'Angelo, alla guida della holding familiare che controlla i negozi Kisenè. Carbonelli D'Angelo era stato cooptato nel board di Cai a fine novembre dopo essere entrato nella cordata che ha rilevato Alitalia con una quota del 4,1% e un investimento di 35 milioni. "Sono convinto", ha spiegato il giovane imprenditore, "della solidità del piano industriale di Cai, dell'affidabilità del suo management e sono sempre più convinto del potenziale che il settore aereo avrà in Italia, a patto di affrontarlo con una gestione caratterizzata dalla discontinuità".
E circa il fallimento di Alitalia si è pronunciato il commissario straordinario della Compagnia, Augusto Fantozzi in una intervista a tutto campo rilasciata al settimana Espresso mercoledì 31 dicembre in edicola: "L'Alitalia è morta di grandeur e nella mia relazione sulle cause dell'insolvenza dico chiaramente che l'azienda ha sperperato: non è un mistero che ci sono cinque procuratori della Repubblica al lavoro nei nostri uffici e la Corte dei Conti che indaga". Fantozzi spiega come saranno pagati i creditori e sottolinea come "in realtà le prenotazioni, dopo il crollo di ottobre-novembre, sono in netta ripresa". Il commissario si giustifica e ribadisce la sua assoluta estraneità alla morte della compagnia di bandiera: "Alitalia è morta di grandeur (Alitalia pagava tutto il triplo), non per il mio taglio dei voli. Perchè si è voluta mantenere in piedi una struttura troppo ampia rispetto alle sue possibilità di produrre reddito. Si è detto che a Colaninno ho dato la polpa, ma anche lui avrà il problema di riempire gli aerei".  Il commissario di Alitalia non nasconde "le difficoltà incontrate nel vendere la compagnia nel quale i sindacati hanno seguito una dialettica sindacalese; un balletto tra di loro su chi firmava e chi no. I piloti poi hanno fatto un grande errore. La disponibilità a riconoscere la loro professionalità c'era. Ma loro hanno preferito la guerra per il potere in azienda, lo scontro per comandare piuttosto che convincere della loro indispensabilità. L'Anpac ha frantumato se stessa".
Fantozzi affronta anche il nodo dei debiti della bad company rimasta a capo dello Stato e quindi dell'erario pubblico. "Gli attivi non basteranno a pagare tutti i passivi. In totale ci sono 3,2 miliardi di passività, e gli asset di Alitalia non sono tantissimi. Oltre a quello che incassiamo da Cai, c'è quello che incasserò da cargo, manutenzione, i call center Alicos...Stimiamo possano valere tra i 500-700 milioni di euro. Poi abbiamo un terreno a Fiumicino e cinque o sei appartamenti in giro per il mondo. Ad essere saldati per primo saranno coloro che hanno continuato a rendere servizi durante il commissariamento. Dopo il 29 agosto saranno pagati tutti. Prima, saranno pagati secondo riparto. Per gli azionisti di Alitalia, invece, il Tesoro ha promesso un indennizzo attingendo al fondo dei conti correnti dormienti. Dipenderà da Tremonti in che misura vorrà soddisfarli. Gli obbligazionisti, poi, saranno trattati come gli azioni anche se in verità dovrebbero essere più tutelati. E a proposito del suo compenso, aggiunge, "dovrebbe arrivare alla fine della procedura di liquidazione della bad company che potrebbe richiedere anche sei-sette anni. Spero che una parte arrivi prima. Io il lavoro lo sto facendo. Non sono nè esoso nè avido. Ma non sono fesso e non ho intenzione di lavorare gratis", Potrebbe aggirarsi intorno ai 15 milioni di euro, dice, "ma anche meno. È un calcolo in percentuale sulla massa dell'attivo, del passivo e del recuperato. Ma Palazzo Chigi non ha ancora emanato il decreto per stabilire la percentuale che mi spetta".

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Commenti all'articolo

  • micael44

    30 Dicembre 2008 - 19:07

    Sono sicuro che Tremonti farà il miracolo: riuscirà a pagare i 3 miliardi di debiti senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini o nella casse dello Stato cosa, quest'ultima, che potrebbe anche fare, visto che quest'anno il debito pubblico è diminuito (grazie a chi?) di 16 miliardi!

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