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Giustizia, le toghe insistono

"Intercettazioni essenziali"

Giustizia, le toghe insistono

Nuovo anno, ma i temi della giustizia, almeno al momento, rimangono quelli di sempre: intercettazioni telefoniche, riforme e lentezza dei procedimenti. Alla cerimonia di inaugurazione dell’anno di giudiziario si è parlato di questi temi, con il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, che di fronte al ministro Angelino Alfano ha fatto notare: le intercettazioni telefoniche costano molto, ma sono strumento essenziali di indagine. “Sono strumenti utili per il contrasto a diversi fenomeni criminali – ha dichiarato - e ancora di più necessari per le indagini sulla criminalità organizzata o finalizzate alla cattura di latitanti, in un periodo storico in cui il contributo dei collaboratori di giustizia è estremamente ridotto. L’auspicio è che siano reperite risorse adeguate a un servizio più efficiente”.
Alfano: basta gogna mediatica Intervenendo sul tema delle riforme, il Guardasigilli Alfano ha invece spiegato che la riforma del processo penale al quale sta mettendo mano il governo ha come obiettivo quello di porre un limite alla “gogna mediatica” che danneggia la dignità della persona: “Stiamo lavorando ad un diritto processuale autenticamente giusto, rispettoso al contempo delle esigenze investigative e della dignità della persona, soprattutto se estranea all'investigazione e, tuttavia, coinvolta in quella che troppo spesso diventa una gogna mediatica tanto invincibile quanto insopportabile”. Un’occasione per indicare il nemico occulto della giustizia, vale a dire la rassegnazione all’inefficienza, “alle polemiche e allo status quo”.
Mancino: riforma condivisa E se proprio deve esserci una riforma, per lo meno sia condivisa: è quanto ha chiesto il vicepresidente del Csm Nicola Mancino che ha sottolineato come il Consiglio superiore della magistratura “sia disponibile a dare il suo contributo”. “Quella che stiamo vivendo – sono state le parole di Mancino rivolgendosi al presidente della Repubblica Napolitano - è una fase interessante per affrontare le riforme necessarie nel settore giustizia, come Lei, con grande equilibrio e riconosciuto senso delle istituzioni, puntualmente sottolinea auspicando capacità di ascolto e di dialogo fra le forze politiche e la magistratura”.

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  • vrnrmo

    02 Febbraio 2009 - 12:12

    Sono pienamente d'accordo con il commento di fonty delle ore 8:31. Tra le varie riforme da attuare in Italia, inserirei anche l'eliminazione di toghe, ermellini, ecc. ecc., i quali sono assolutamente inutili, anacronistici e rendono chi li indossa "ridicoli".. é il aso di dire che l'abito non fa il monaco... Per amministrare seriamente la "Giustizia" le mascherate non servono... serve ben altro. Io abolirei perfino la formula "in nome del popolo italiano"; è una presa in giro.. Purtroppo l'attuale situazione politica italiana è tale da non far sperare in una riforma seria delle Istituzioni, nel solo interesse dei cittadini. Come abbiamo avuto occasione di constatare, vengono emanate leggi, leggine, Lodi, lodini, nello interesse solo di pochi, anzi solo di uno.. Invece occorrerebbe una larga intesa tra tutti i partiti, similmente a quanto avvenne per regidere la Carta Costituzionale, in modo da giungere a testi legisaltivi nel sovrano interesse di tutti i cittadini. Io però prevedo che ciò non accadrà; forse sarò pessimista..

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  • fonty

    fonty

    02 Febbraio 2009 - 08:08

    Quando la giustizia,che come sta scritto dappertutto dovrebbe essere amministrata in nome del popolo,viene negata,allora il popolo deve insorgere per riacquistare il suo diritto alla giustizia,equa,rapida e giusta,non come adesso,che ci viene propinata ingiusta e tardiva da quei parrucconi mascherati,mummie viventi con toghe ed ermellini medioevali,casta referenziale ed acritica,come vediamo nel giorno del festival della magistratura,che sembra più una carnevalata che una data importante per la società civile.Mi domando perchè siamo giunti a questo punto, e inevitabilmente la risposta è la stessa.Troppo potere alla casta malefica che non paga mai per i suoi errori,troppi partiti politici,troppi che comandano senza saper comandare,troppo buonismo e quindi lassismo dilagante ed inefficienza,ognuno per sè e se la barca affonda chi se ne frega,tanto alla fine del mese arriva il lauto stipendio che noi dobbiamo anche pagare a lorsignori.

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  • vice

    31 Gennaio 2009 - 12:12

    ANCORA UNA VOLTA LACRIME DI COCCODRILLO. OGNI ANNO LA STAR DI TURNO, RECITA LA SUA PARTE.QUEST'ANNO E' TOCCATO ALL'ON mANCINO. MA CHI SONO I MAGISTRATI? LAUREATI IN LEGGE, CIRCONDATI DALL'AUREOLA DI SVOLGERE UN LAVORO ALTAMENTE QUALIFICATO ( SIC!) mA VOLUTAMENTE SONO POCHI. COSI' SONO PREZIOSI E I PROCESSI DURANO A LUNGO. VOGLIAMO INCREMENTARE I GOT ? QUANTI SONO GLI AVVOCATI DISOCCUPATI? pRENDIAMONE ATTO, E CONVENZIONAMOLI CON IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA.

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  • CONDULMARI

    31 Gennaio 2009 - 12:12

    Come al solito si punta l'attenzione di tutti sugli strumenti, e non su chi li usa. Il fatto è che i giudici sono una casta al di sopra di ogni possibile controllo. Sono una casta di impiegati dello stato che si ritengono un ordine allo stesso livello del parlamento e degli organi istituzionali, si auto controllano e mai hanno pagato o pagheranno per la propria inefficienza e i propri errori. Fanno carriera automaticamente per anzianità e sono praticamente sicuri di andare in pensione, qualsiasi cosa accada, con il massimo della retribuzione. Con l'eccezione dei quei pochi che veramente credono in ciò che fanno e magari finiscono pagando con la vita.

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