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Bossi sta con Napolitano

"La Carta non si tocca"

Bossi sta con Napolitano
Giorgio Napolitano è "figura di garanzia". Umberto Bossi a Montecitorio torna sulle polemiche sull'uso dei decreti legge da parte del governo e spiega che è giusto che il capo dello Stato "sia argine verso il governo e il potere di decretazione: c'è una storia - avverte - che non si può cancellare ed è giusto che ci sia un equilibrio dei poteri". Quanto alla volontà del governo di cambiare la carta sul tema dei decreti, il leader della Lega assicura: "Non ho mai sentito Berlusconi dire che voleva cambiare la Costituzione" in questo campo.
Fini e D'Alema punzecchiano il Cavaliere sulle riforme Gianfranco Fini e Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi si difende. Intervenendo al dibattito sul ricordo della figura di Pinuccio Tatarella nella sala Regina di Montecitorio, il presidente della Camera ha colto l’occasione per affermare che l’Italia ha bisogno “di una corale assunzione di responsabilità” da parte di tutte le formazioni politiche per la realizzazione delle riforme. E l’esponente del Partito democratico gli ha dato corda affermando che le riforme sono durature solo se condivise. Un messaggio indirizzato in primo luogo al premier Berlusconi che ha risposto assicurando di essere lui il più moderato di tutti per affrontare il lavoro sulle riforme.
“Tatarella – sono le parole di Gianfranco Fini - riteneva necessario arrivare alle riforme attraverso una formula condivisa tra gli schieramenti. Credeva nel confronto sereno e civile delle idee, anche con coloro che rappresentavano istanze molto diverse dalle sue”.  “Una lezione quanto mai valida oggi” secondo il presidente della Camera: “Oggi che il Paese ha bisogno di una corale assunzione di responsabilità da parte della generalità delle forze politiche, nel rispetto della distinzione dei ruoli tra maggioranza e opposizione, per la realizzazione delle riforme”. “L’avversario  - spiega ancora Fini - lo puoi battere ma sempre nel reciproco rispetto. Per questa sua vocazione al dialogo fu chiamato il ministro dell'armonia”, ha concluso riferendosi a Tatarella.
Per Massimo D’Alema “c'era in Tatarella la consapevolezza che soltanto le riforme condivise sono in grado di essere approvate e di realizzare dei cambiamenti reali, profondi e duraturi”. Un ricordo, quindi, ma anche una dichiarazione al capo della maggioranza Berlusconi. “Il senso del rimpianto che oggi si avverte verso Tatarella – ha proseguito D’Alema -  non nasce solo dalla constatazione del fatto che fu un anticipatore di processi politici e culturali ma anche purtroppo dalla considerazione delle occasioni che sono state mancate rispetto alle attese e alle speranze di cui egli fu partecipe”.
La risposta del Cavaliere non si è fatta attendere. “Io sono il più moderato di tutti”, ha detto Berlusconi ai giornalisti al termine dell’incontro nella sala Regina di Montecitorio. Prima qualche battuta, poi un colloquio privato con Fini. E forse in questo caso non ci sono state troppe battute.

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Commenti all'articolo

  • micael44

    12 Febbraio 2009 - 17:05

    Ha ragione ROCCAFORTE quando dice che l'Italia è una strana nazione.Io Tatarella lo ricordo poco, ma se è vero che era così come oggi tutti lo descrivono,perchè non sono stati seguiti i suoi consigli e la sua linea politica? E' perchè i nostri politici predicano bene e razzolano male o è vero il detto: virtù viva sprezziam, lodiamo estinta?

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  • ghorio

    12 Febbraio 2009 - 12:12

    L'Italia è una strana nazione dove imperano gli anniversari di politici, poeti, scrittori, navigatori, calciatori, etc. Mi va bene il ricordo, perchè la memoria storica, a tutti i livelli,è importante. Il decennale della scomparsa dell'on. Tatarella è stata un'occasione importante per ricordare un politico corretto. Ad ogni modo non capisco l'enfasi delle riforme condivise. Le riforme invece vanno fatte con il coinvolgimento del popolo di mazziniana memoria, perchè i politici, visto che si vota ogni cinque anni e non quattro, come Stati Uniti, Germania, Spagna, et, coltivano il loro orticello, considerato oramai che i partiti non esistono o quasi e i congressi sembrano una chimera. Giovanni Attinà

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  • dadoquadro

    12 Febbraio 2009 - 10:10

    Non perde occasione per mostrare l'ipocrisia che lo riempie.

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