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Veltroni dà le dimissioni

"Decisione irrevocabile"

Veltroni dà le dimissioni
Veltroni ci ha pensato e ha deciso: dimissioni irrevocabili. La sconfitta in Sardegna travolge il Pd come un ciclone. E sconvolge tutto. Tutto viene messo in discussione, a partire dal suo leader, Walter Veltroni. Che mette il suo "mandato a disposizione". Durante l'incontro con Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Rosy Bindi, Piero Fassino e i capigruppo di Camera e Senato Antonello Soro e Anna Finocchiaro Veltroni riflette sulla sonora batosta. E recita il mea culpa. Ma il vertice del partito respinge le dimissioni, spiegando che non è in discussione la leadership.
Per ora dunque il segretario resta al suo posto. E resta così in campo l'idea di una gestione più collegiale del partito. "Veltroni non si deve dimettere ma deve ripensare il suo ruolo e l'impostazione che finora ha assunto il Pd", commenta il sindaco di Venezia Massimo Cacciari. Mentre dalle colonne dell'Unità arriva una durissima sentenza: "Il Pd ha toccato il fondo".
"Non si torna indietro. L'esperienza di Margherita e Ds è conclusa. Ora Veltroni faccia quello che non è riuscito a fare finora. Ha il pieno rinnovo della mia fiducia per fare un partito nuovo". Lo scrive Francesco Rutelli in una nota pubblicata su Facebook. "Guardando indietro, non andremmo lontano. Non guardiamo - aggiunge - neppure ai mesi scorsi: se in Abruzzo il Pd ha preso meno voti popolari della sola Margherita nelle regionali precedenti, c'era una situazione particolare a giustificarlo. Ma in Sardegna, non soltanto Soru ha preso nove punti meno del suo avversario; il Pd, con i risultati finora pubblicati, prende meno voti di Ds e Margherita (erano stati 205.000 nelle regionali precedenti) pur avendo assorbito la lista di Soru (Progetto Sardegna, oltre 66.000 voti)». «E allora, se ieri avevo espresso entusiasmo per la vittoria di Renzi, oggi dico: gettiamo tutte le energie e capacità del Pd in proposte, idee e mobilitazioni popolari per rispondere -conclude Rutelli- alla crisi della crescita economica e del lavoro. Apriamo, uniti, la nostra sfida elettorale".

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