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Primavalle, dubbi della vittima

Racz: alibi per stupri di Roma

Primavalle, dubbi della vittima

Molti i dubbi, poche le certezze: non sono ancora ben chiari i contorni dello stupro di Primavalle (Roma), dove lo scorso 21 gennaio una donna di 41 anni rimase vittima di violenza sessuale da parte di due uomini. È stata la stessa vittima ad ammettere di non essere certa che uno degli autori possa essere Karol Racz, già accusato della violenza della Caffarella. Intanto resta in carcere per lo stupro a Primavalle Karol Racz, il 36enne romeno, già arrestato, con il connazionale Izktoika Loyos per lo stupro della Caffarella ai danni di una 14enne. Racz, raggiunto giovedì da una seconda ordinanza di custodia cautelare per lo stupro su una 40enne, è stato interrogato dal gip nel carcere di Regina Coeli. Al giudice per le indagini preliminari Silvia Castagnoli, il romeno ha detto di avere un alibi per il 21 gennaio citando, secondo quanto riferito dal suo difensore, nomi e circostanze che lo scagionerebbero non solo dallo stupro nel quartiere Primavalle, ma anche da quello della Caffarella.

Ieri sera, nel corso della puntata del programma di Santoro “Annozero”, un’attrice ha recitato la parte della donna, ricostruendone la voce e il corpo, e dichiarando che Racz “è molto somigliante” con chi ha abusato di lei, ma non ci giurerebbe che sia stato davvero lui a compiere il crimine: “Sono molto incerta, non ho dato alcuna garanzia”. Una ricostruzione basata sull’intervista rilasciata dalla vittima stessa che ha definito “stressante” il clima nel quale è costretta a vivere da più di un mese. “Io non ricordo un volto solo, ma non voglio che venga punito chi non ha fatto nulla”. E così il romeno è “molto somigliante, ma non potrei giurarci e finché non sarò sicura al 100%, non dirò mai che lo sono”.
La Russa: se non è lui, va scarcerato - Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, dalle pagine del Corriere della sera: “Deve essere vestita la chiamata di correità, cioè confermata da riscontri obiettivi. Da sola l'accusa di un altro indagato non basta per mettere in carcere una persona. E se questi riscontri non ci sono Karol Racz, faccia da pugile come dite voi, deve uscire”. La Russa fa un salto indietro nel tempo: “Mi tornano in mente i tanti processi che ho fatto a Milano negli anni '70, ho difeso tanti ragazzi di destra e la tecnica dell'accusa era sempre la stessa: la chiamata di correità senza avere nient'altro in mano. Venivano sempre assolti”.

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