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Congresso, il giorno di Fini

E Rotondi chiama L'Udc

Congresso, il giorno di Fini
Oggi è il giorno di Fini. Sono ripresi poco prima delle 10 i lavori del congresso del Pdl alla nuova Fiera di Roma. È il giorno degli interventi di Gianfranco Fini, che prenderà la parola da presidente della Camera intorno alle 12.30; e del presidente del Senato Renato Schifani, previsto alle 18. Ma anche dei 16 ministri del Pdl, che si alterneranno fino a stasera. Per ciascuno sono riservati 10 minuti. Stesso tempo che sarà a disposizione di capigruppo e vicecapigruppo italiani e al Parlamento europeo. Cinque minuti, invece, per tutti gli altri interventi. A prendere la parola per primo è stato poco fa Antonio Palmieri, deputato che ha curato dall'inizio la comunicazione di Forza Italia. Poi è stata la volta del sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti, proveniente da An. Per ascoltare Fini, è atteso alla Fiera di Roma Silvio Berlusconi, che domani chiuderà il congresso a fine mattinata.

Rotondi: Casini ha sbagliato, «Il presidente Casini, che ha ritenuto di non entrare nel Popolo della Libertà, ha compiuto un grande errore politico, di cui risponde ai suoi elettori di oggi». Il ministro per l'Attuazione del programma del governo, Gianfranco Rotondi, è il primo tra i responsabili di un dicastero a intervenire al congresso del Pdl. E lancia un appello al segretario dell'Udc.«Se l'Udc fosse entrata nel Pdl - dice Rotondi - per la prima volta in 15 anni saremmo tutti insieme sotto le insegne del Ppe. Occorre superare le divisioni, allargarci e crescere tutti insieme». Rotondi, che cita una sentenza di questi giorni che lo ha «riconosciuto come ultimo segretario della Democrazia Cristiana», fa appello all'unità degli ex democristiani e sottolinea come «il discorso del segretario del Ppe Wilfried Martens ricordi quelli fatti alla Dc. Il segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomie attacca il Partito Democratico: «Il Pd - dice - è fuori da qualsiasi capacità attrattiva del voto moderato e cattolico». Rotondi risponde poi a coloro che sottolineano i rischi di mescolanza e convivenza di diverse culture nel Pdl: «È un rischio che non c'è - afferma - perchè veniamo da 15 anni di lotta comune, anni di opposizione e vittorie. Sono anni che fanno da premessa ad una storia che continua in modo diverso».

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