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L'Aquila, il pianto del sindaco

"Troppi amici in quelle bare"

L'Aquila, il pianto del sindaco

"Amici, colleghi, vicini di casa: sono troppe le persone che conosco e che sono lì in quelle bare. È una tragedia". Lo ha detto il sindaco de L'Aquila, Massimo Cialente, arrivando alla Scuola della Guardia di Finanza. Visibilmente provato, il sindaco si è intrattenuto con il presidente della Regione Chiodi per qualche minuto e poi si è diretto nello spazio riservato ai familiari delle vittime per condividere con i suoi concittadini il dolore. Di fronte a questa sfilza interminabile di bare non c'é nulla da dire: questo è il giorno del dolore per L'Aquila". Lo ha detto il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, arrivato alla Scuola della Guardia di Finanza dove si svolgeranno i funerali delle vittime del terremoto che ha colpito l'Abruzzo. Chiodi ha poi sottolineato che quella di oggi è anche la giornata in cui tutta l'Italia si stringerà accanto agli abruzzesi in una "giornata di partecipazione al dolore" e ha aggiunto: "Questa tragedia segnerà la storia de L'Aquila per sempre".

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Commenti all'articolo

  • kinowa

    11 Aprile 2009 - 10:10

    Non ho potuto assistere ai funerali ma gli onori resi (non spettacolarizzazione) non sono mai abbastanza per onorare i morti ed abbracciare i vivi. Forse la TV, suo malgrado può aver fatto pensare ad uno spettacolo, ma è l'unico modo che conosco per far partecipare tutti gli Italiani-

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  • fonty

    fonty

    11 Aprile 2009 - 10:10

    Caro amico gasparotto,anche a me sono sembrate eccessive quelle immagini che si soffermavano sui volti impietriti dal dolore dei parenti delle vittime,quasi a coglierne ogni intimo sussulto;brutto modo di rappresentare la realtà cruda della gente che soffre,una intimità violata in nome dell'"audience" e della curiosità morbosa,come fosse spiare nella casa del grande fratello,ma siamo nell'era dei media e dobbiamo abbozzare.Per quanto riguarda le autorità,sia civili che religiose,sorvolo,pensando che il loro è un dovere istituzionale,una prassi consolidata nelle tante tragedie che l'Italia ha vissuto e a cui non possono mancare.Bellissimo il riferimento ad Ungaretti ed alla sua poesia che ricordo ancora dai lontani tempi della scuola,poesia breve,ma toccante, piena di umanità e di significati che tornano attuali.

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  • gasparotto

    10 Aprile 2009 - 18:06

    Non mi piace la spettacolarizzazione della morte.Tutte quelle bare allineate sul piazzale della caserma della guardia di finanza con puntato l'occhio delle telecamere di tante tv , nazionali e non. Non mi piace la presenza delle tante autorità , tutte azzimate e con la faccia triste di circostanza.Non mi piacciono tutti quei prelati e porporati che invocano Dio e cercano con i loro sermoni di giustificare in non so quale disegno divino, tutto quel sacrificio, tutto quello scempio. Non mi piace stare a scrutare il dolore nei volti di chi ha perso i suoi cari, i suoi bambini, racchiusi tra quattro assi e pronti per l'ultimo viaggio. Quei volti quel dolore, troppo forte e angosciante per dovere sopportare anche la funzione, la loro funzione coram populo, al cospetto di tutti coloro che prendono la cosa come un lavoro qualsiasi. No, non mi piace. Ne ho fatto a meno . Ho invece sotto gli occhi le foto di tutti quei ragazzi sorridenti stampate su di un quotidiano, che continuo a guardare incessantemente. E mi sovvengono i versi di Ungaretti da una delle sue poesie di guerra:San Martino del Carso ......omissis... "ma nel cuore nessuna croce manca. E'il mio cuore il paese più straziato"

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