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Non bastava il Parmesan

Speck, Bologna e Bresaola: sale la protesta per i tarocchi vegani

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Speck, Bologna e Bresaola: sale la protesta per i tarocchi vegani

I tarocchi si arricchiscono di una nuova categoria: quelli vegani. Dopo il Parmesan americano, il Regianito argentino, il San Daniele canadese e il Crisecco russo (volgarissima imitazione del Prosecco di Valdobbiadene), sono arrivati sulle tavole dei consumatori europei i cloni di alcuni salumi made in Italy fra più pregiati: la Bresaola della Valtellina, lo Speck dell’Alto Adige, la mortadella Bologna e il prosciutto cotto. Specialità tutelate dal marchio Igp, Indicazione geografica protetta, le prime tre. Il cotto, invece, è un gradino sotto sulla scala della difesa, essendo una Stg: Specialità tradizionale garantita.

Da tempo consorzi di tutela e produttori segnalavano la presenza sul mercato dei cloni di alcune denominazioni d’origine italiane, Bresaola, Speck e Bologna appunto, i cui nomi sono legati esclusivamente alle zone d’origine. A sollevare la questione sono stati due europarlamentari italiani, l’ex ministro dell’Agricoltura Paolo De Castro e Giovanni La Via, che hanno presentato un’interrogazione all’assise di Strasburgo.

«Molti prodotti agroalimentari a base vegetale basano i propri risultati di vendita su denominazioni che richiamano prodotti a base di carne, andando contro alle regole in materia di etichettatura e di commercializzazione», scrivono i due nell’interrogazione scritta.

In sostanza i «salumi vegetali» usurpano le denominazioni geografiche e sfruttano un’assenza di norme preoccupante. «Pur non violando le regole», scrivono De Castro e La Via, si tratta pur sempre della «vendita di prodotti per vegani e per vegetariani che si avvantaggiano di denominazioni chiaramente riferibili a prodotti a base di carne. Denominazioni tutelate anche da norme nazionali».L’interrogazione, indirizzata alla Commissione Ue, si conclude con due quesiti molto chiari. Gli europarlamentari italiani si domandano se l’eurogoverno pensi di «intervenire e regolamentare questo particolare settore» e se abbia in previsione di «predisporre una normativa europea in grado di salvaguardare le denominazioni riferibili a prodotti a base di carne, come già avviene per i prodotti lattiero caseari».

Per ora da Bruxelles tutto tace. Si tratta di avere pazienza: i tempi della politica europea,quando non ci sono di mezzo i conti, sono sempre molto lunghi.

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