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Narrativa italiana

Un viaggio oscuro nella pietà

Lo scrittore Eliano Cau pubblica un romanzo ispirato a vicende storiche della Sardegna. Una descrizione potentissima di umanità redenta

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Un viaggio oscuro nella pietà

Eliano Cau è un romanziere nato e vissuto in Sardegna, ma è riduttivo definirlo "sardo", perché il suo obiettivo è anche quello di uscire dai cliché della sua terra (e ci riesce benissimo) e di parlare in termini generali, universali. 

Avevo apprezzato il precedente lavoro di Cau, Per le mute vie (edizioni Aìsara), ma questo Son luce e ombra (edizioni Condaghes) mi ha colpito ancora di più. Ispirato a una reale vicenda storica del Settecento, è, se mi passate l'espressione, un road book, una vicenda tutta ambientata su una strada, per la precisione da Nole a Tzur e a San Mauro di Sorgono, luoghi che a noi continentali dicono ben poco, ma che in quegli anni erano da poco passati di mano dagli Spagnoli ai Piemontesi.

E' come La strada di Cormac McCarthy, ma se quello dello scrittore americano è un percorso postapocalittico, un futuro senza speranza, questo è il percorso di un passato oscuro dove un barlume di pietà ancora riluce. I due protagonisti, due missionatri gesuiti, padre Giovanni Battista Varallo e padre Benedetto Loy, avanzano nel mezzo di un'umanità malata, afflitta da piaghe orribili, e soprattutto irrimediabilmente povera.

In quelle piaghe l'autore affonda il coltello, fino all'effetto splatter di corpi storpiati e carni bruciate, febbri e tumori orrendi. Siamo ovviamente di fronte alla metafora del Dolore in uno dei suoi stati più puri, quello dove anche la solidarietà viene meno. Ma è proprio la pietas dei due guaritori, dotati quasi di poteri soprannaturali, a rendere sopportabile la realtà.

Passano mulattiere, strade divelte, villaggi semiabbandonati, boschi, il tempo sferza inclemente il viaggio dei due, ma gfra un personaggio e l'altro, di quelli incontrati sul cammino, c'è spazio anche per la straordinaria figura di Alène, una ragazza che aspetta la sua redenzione.

Una nota particolare va al linguaggio di Cau, potentissimo, frutto di uno studio profondo e di una precisione chirurgica (basterebbe la costruzione onomastica a fare un libro a sé). Finalmente un libro che ha una voce, viene da commentare. In mezzo a tante storie senza costrutto e afone, qui si sente la forza della lingua, cioè della parola, cioè della scrittura vera.

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