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Le vittime

Il parroco schiacciato da una trave per salvare la Madonnina

Don Ivan Martini è stato trovato con le braccia protese verso la statua della Vergine

Il parroco schiacciato da una trave per salvare la Madonnina

 

«Adesso e nell’ora della nostra morte…». Nessuno può dire se don Ivan Martini abbia recitato fino in fondo l’Ave Maria. Lo hanno trovato con la testa spaccata da una trave e da una pesante trave precipitata dalla volta della chiesa di Santa Caterina con le braccia protese, come in croce, verso la statua della Madonna. Era tornato nella sua chiesa lì nel cuore della frazione di Rovereto di Modena proprio per mettere in salvo quella statua. Scarso il valore artistico, immenso quello di fede. Lì nella parrocchia della Stazione si fermano ancora i viandanti che percorrono la strada rettilinea che da Rovereto porta al capoluogo Novi, una lama d’asfalto che oggi sembra aver tagliato in due la bassa modenese. 

Novi è un paese quasi cancellato dal terremoto. Domenica scorsa don Ivan aveva detto messa, l’ultima alle sei del pomeriggio, poi si era ritirato. Nella notte le prime scosse di questo incubo e lui era tornato a pregare per i fedeli, per la gente, per la chiesa, dove esercitava la sua missione di arciprete dal 2003. Le lesioni erano evidenti, ma lui aveva insistito coi vigili del fuoco per poter recuperare  almeno le insegne sacre, almeno quella Madonna del Soccorso cui tutti qui sono devoti. Ma lo sciame sismico che si è ripetuto ininterrotto per tutta la settimana aveva consigliato prudenza. 

Poi stamani la decisione: poco prima delle ore 9 accompagnato da due vigili del fuoco è entrato nella cappella di Santa Caterina. S’è guardato intorno, si è inginocchiato un attimo davanti all’altare profanato dai calcinacci, poi in preghiera s’è avvicinato all’immagine di Maria Vergine. Voleva portarla con se. Un boato, in un attimo, tutto si è spento. Anche il cielo. I due vigili hanno fatto in tempo a fuggire, lui no. È rimasto sul pavimento. Hanno visto piangere il vigile del fuoco che è rientrato in chiesa per portare via la Madonna che don Ivan voleva salvare. 

Aveva 65 anni questo prete morto nell’esercizio della sua fede. Era nato a Cremona e il prossimo anno, il 26 giugno, avrebbe celebrato il suo quarantesimo anno di sacerdozio. Il sindaco di Novi lo dipinge come un Don Camillo e i suoi parrocchiani sussurrano: «Era un sant’uomo, ma energico, non è facile fare il sacerdote in un posto di comunisti e di gente che chiama Dio in un altro modo». In realtà don Ivan è sempre stato dalla parte dei più deboli. Parte del suo magistero lo spendeva nel carcere di Modena ad assistere i reclusi che lo chiamavano “Don Coraggio” per l’energia che metteva nella sua missione. La Chiesa modenese è stata in pena tutto il giorno anche per un altro parroco: quello del Duomo di Carpi rimasto seriamente ferito anche lui per il crollo di parte dea chiesa  della capitale della maglia. I medici dicono che si salverà. Per lui e per don Ivan nei templi  - pochi - rimaste in piedi nel modenese stasera un’invocazione che è quasi un grido: «Libera nos a malo!».

di Carlo Cambi 

 

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Commenti all'articolo

  • cavallotrotto

    02 Giugno 2012 - 16:04

    la penso come #roda41 poveraccio adesso è morto , ma poteva uscire dalla chiesa e andare ad aiutare i suoi disperati parrocchiani . ha dimostrato di essere un cretinetti , ma la statua se l'è portata con lui ? scusate il mio cinismo

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  • roda41

    02 Giugno 2012 - 13:01

    non abbia salvato lui.

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