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Il giallo

Anche Eluana vittima della guerra in Vaticano

Misteriosa assenza del caso Englaro nel memorandum del Pontefice

Eluana Englaro

C’è un mistero, nella storia della cena che avrebbe dovuto restare segreta tra Joseph Ratzinger e Giorgio Napolitano, e che il libro di Gianluigi Nuzzi, “Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI”, ha reso invece di pubblico dominio. C’è un’assenza che non si riesce a spiegare, tra gli argomenti trattati a tavola la sera del 19 gennaio 2009 e così dettagliatamente illustrati al pontefice nel memorandum preparato dai suoi collaboratori. O che forse si può spiegare molto facilmente. Il grande assente è Eluana Englaro, la cui vicenda non ha diviso solo il mondo della politica e gli osservatori italiani, ma anche la stessa Chiesa, creando in essa ferita profonde e non ancora rimarginate.

Scrive Nuzzi: «La tonaca che prepara l’incontro è il numero tre della segreteria di Stato, ovvero uno dei più stretti collaboratori del cardinale Bertone: monsignor Dominique Mamberti, ministro degli Esteri della Santa Sede. Con il consigliere diplomatico monsignor Antonio Filipazzi, Mamberti individua gli argomenti da affrontare e suggerire direttamente al pontefice. In particolare, Filipazzi è esperto di questioni italiane. (…) Viene predisposta un’articolata nota preparatoria, un documento che ben esprime la moral suasion». 

La cartellina prevede l’immancabile biografia dell’ospite, cui segue il dossier politicamente rilevante: «Alcuni temi di interesse per la Santa Sede e la Chiesa in Italia». I toni, nota Nuzzi, «sono diretti, le indicazioni esplicite, da programma di un partito politico. Il primo, sottolineato, è proprio il valore e la centralità della famiglia». Nella nota predisposta per il papa si legge che «potrebbero risultare utili un sistema di tassazione del reddito delle famiglie che tenga conto, accanto all’ammontare del reddito percepito, anche del numero dei componenti della famiglia e quindi delle spese per il mantenimento dei familiari; la previsione di aiuti a sostegno della natalità che non siano solo una tantum; l’adozione di misure volte a incentivare la realizzazione di servizi per la prima infanzia. Allo stesso tempo si devono evitare equiparazioni legislative o amministrative fra le famiglie fondate sul matrimonio e altri tipi di unione. Due esponenti del governo (Brunetta e Rotondi) hanno purtroppo fatto annunci in tal senso». Si suggerisce quindi di portare la discussione sul disegno di legge in materia di cure di fine vita («Si deve escludere qualsiasi forma di eutanasia, attiva e emissiva, diretta o indiretta, e ogni assolutizzazione del consenso») e di chiedere la piena attuazione della parità scolastica («Il problema attende sempre una soluzione, pena la scomparsa di molte scuole paritarie, con aggravi sensibili per lo stesso bilancio dello Stato»). Mamberti e Filipazzi fanno quindi il punto sulla «situazione generale socio-economica», rappresentano a Ratzinger che Napolitano potrebbe svolgere un ruolo da paciere su una controversia storico-politica relativa alle leggi razziali, che ha visto protagonisti Gianfranco Fini e l’Osservatore Romano, e illustrano la traccia per ricomporre la polemica sulla legge sulle fonti dello Stato della Città del Vaticano.

Questioni di denaro - Insomma, il copione prevedeva che quella sera si parlasse innanzitutto di legislazione, argomento che peraltro la Costituzione italiana affida al Parlamento e che quindi appare difficilmente conciliabile con il mandato istituzionale di Napolitano. I suggeritori vaticani riuscirono anche a prendere sul serio, mettendoli in cima alla lista degli argomenti, i Dico di Brunetta e Rotondi, ai quali era contraria persino la maggioranza del Pdl. E ovviamente si parlò di soldi e altre questioni pratiche: la cena sarà stata privata, ma gli argomenti trattati erano decisamente pubblici. Non era previsto, invece, che si parlasse del caso Englaro.

Eppure, da mesi, la vicenda di Eluana stava al centro di un durissimo scontro politico. E non era difficile intuire che presto sarebbe finita in capo al Quirinale. Lo scontro istituzionale si era aperto il 9 luglio del 2008, quando la Corte d’appello di Milano, attivata dalla Cassazione in seguito alle richieste di Beppino Englaro, padre della ragazza, aveva autorizzato la sospensione dell’alimentazione per Eluana. Sette giorni dopo il parlamento aveva sollevato conflitto di attribuzione contro la decisione della Cassazione, respinto l’8 ottobre dalla Consulta. A metà dicembre intervenne il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: firmò un atto di indirizzo per le Regioni, nel quale si definiva «illegale» l’interruzione di nutrizione ed idratazione «a qualunque persona diversamente abile». Il 17 gennaio, due giorni prima dell’incontro tra Napolitano e il papa, Sacconi, denunciato dai radicali, fu iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Roma. Il 6 febbraio il governo arrivò a varare un decreto per vietare lo stop all’alimentazione della ragazza, ma Napolitano rifiutò di firmarlo. Eluana morì il 9 febbraio 2009 in una clinica di Udine. 

È questo il clima nel quale si incontrano Ratzinger e la coppia presidenziale. Perché, allora, nel dossier delle questioni che il papa avrebbe dovuto affrontare con Napolitano si accenna a ogni argomento d’attualità, scottante o tiepido che fosse, ma non al più importante di tutti? Per rispondere non ci sono certezze né documenti. Ci sono però indizi, che portano tutti nella stessa direzione. Monsignor Mamberti e monsignor Filipazzi sono ambedue molti vicini al segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. La stessa autorità alla quale fa riferimento il quotidiano della Santa Sede, l’Osservatore Romano, diretto allora e oggi da Giovanni Maria Vian. Né Bertone né l’Osservatore né Vian hanno mai fatto una battaglia politica sulla questione Englaro. In netto contrasto, anche in questo caso, con la Conferenza episcopale italiana e il cardinale Angelo Bagnasco, che la presiede. 

Quotidiani contro - Tra l’Osservatore Romano e Avvenire, il quotidiano della Cei, diretto ancora da Dino Boffo, arrivarono a volare gli stracci. Avvenire, il giorno dopo la pronuncia della Cassazione, titolò «Condanna a morte per Eluana». E per mesi dedicò alla vicenda la parte più importante del proprio sfoglio, schierandosi contro chi voleva staccare il sondino alla ragazza e trovando sponda politica in grandissima parte del Pdl, incluso Silvio Berlusconi. Così non fece invece l’Osservatore. Che non solo tenne la notizia bassissima, ma quando la trattò non si esimette dal criticare, in alcuni commenti a firma di Lucetta Scaraffia, quella parte del mondo cattolico autrice di proposte «non abbastanza convincenti», che ha fatto ricorso a «toni un po’ esaltati ed esibiti, talora con accenti eccessivi, proprio quando sono così importanti la pacatezza e l’equilibrio». Impossibile non vederci un riferimento alla condotta battagliera di Boffo e di Avvenire, che infatti si sentirono chiamati direttamente in causa.

La novità che emerge ora dal libro di Nuzzi è che chi prepara i dossier politici più importanti per il papa, anche in preparazione di vertici con i massimi interlocutori italiani, risponde direttamente alla segreteria di Stato vaticana e sembra seguirne pedissequamente la linea. Nella perenne contrapposizione tra la segreteria di Stato e i vertici della Cei, la prima è in grado di influenzare i colloqui e le trattative del pontefice, anche indirizzandoli su posizioni diverse, per non dire opposte, a quelle dei vescovi italiani. Con quali risultati sulla condotta di Ratzinger, è impossibile dirlo. Lo si può solo intuire.

di Fausto Carioti

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Commenti all'articolo

  • bepper

    02 Giugno 2012 - 17:05

    Ho letto il testo (e comprato il libro). Per «Si deve escludere qualsiasi forma di eutanasia, attiva e emissiva, diretta o indiretta, e ogni assolutizzazione del consenso» per Carioti che significa? Non esiste più il controllo redazionale?

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