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Gianluigi Paragone

Ecco perché mi fa paura
la tv del Professore

Ecco perché mi fa paura
la tv del Professore

 

Modello Bankitalia per la Rai, leggo e sento dire. D’accordo, ma occorre mettersi d’accordo su cosa significhi. Perché fino ad un attimo prima delle nomine quel modello significava indipendenza dalla politica e dai suoi centri decisionali. Significava autonomia da un potere di controllo. Non significava - com’è invece accaduto - trapiantare personale di Bankitalia (Tarantola) o del mondo finanziario (Gubitosi) nel corpaccione complicato e magari pure malandato di viale Mazzini.

Mettere a dieta il carrozzone Rai, sottrarla ai partiti, privatizzarla sono le tre mission più citate quando si parla di riforma della tv pubblica. Per questo qualcuno ha salutato con favore le recenti nomine di Monti, nomine tecniche. Non sono per nulla d’accordo e provo a spiegare il motivo. In primis, è sbagliato il blitz: si tratta dell’ennesima forzatura delle regole concessa a Monti in nome dell’emergenza. Forzando sulla forma, Monti è pronto alla forzatura successiva e più grave, quella inerente la sostanza. 

La legge Gasparri può essere la peggiore delle leggi che disciplinano la materia, ma la si cambia in Parlamento e solo dopo si attuano gli altri effetti desiderati. Monti, invece, ritiene che non vi siano le condizioni per cambiare la Gasparri, ma si arroga il diritto di riplasmare la governance della Rai arbitrariamente, come meglio ritiene. Ripeto, può anche essere giusto assegnare più poteri al presidente e al direttore generale e molti meno al Consiglio, ma non lo si può fare solo perché così ti frulla in testa. Tanto più se oltre al danno della forzatura c’è la beffa dei profili. Spostare il baricentro su due figure dopo averle caricate di nuovi poteri, e con la stessa mossa sbagliare il profilo professionale delle stesse è diavoleria pura. La Tarantola e Gubitosi, insieme, non fanno una figura una che ne capisca di televisione e di prodotto televisivo. Eppure la Rai questo fa, la tivù. Pensare che essa sia solo un’azienda da risanare è sbagliato. Profondamente sbagliato. Anche nell’ottica di una privatizzazione: chi se la prende un’azienda radiotelevisiva risanata nei conti ma non competitiva nei prodotti?

Il fanatismo con cui Monti ha affrontato anche questa partita (lo stesso fanatismo con cui ha affidato alla Fornero i progetti di riforma del lavoro, o lo stesso fanatismo con cui si concedono soldi solo alle banche e non alle imprese) è il fanatismo di un professore universitario, consulente di banche d’affari, che mai una volta si è misurato con i prodotti, con l’economia reale. Il combinato di questo fanatismo, comune a quelli come il premier-prof, ha portato alla rovina l’economia reale italiana: la finanza al posto dell’impresa, i manager al posto degli industriali. Lo stesso veleno sarà somministrato anche alla Rai. La quale Rai senza dubbio dev’essere potenziata, senza dubbio dev’essere disintossicata dai partiti, senza dubbio deve tornare a essere competitiva. Ma non saranno persone senza competenze specifiche nel settore a ridarle slancio.

Tarantola e Gubitosi arriveranno con la puzza sotto il naso per sistemare l’alunno indisciplinato. Non ascolteranno nessuno che non la penserà come loro perché loro non vorranno essere infettati. Loro continueranno a dare del lei alla Tv. Si parlerà di conti e non di prodotto. I centri di produzione saranno sempre più sacrificati. I collaboratori esterni (i tanti professionisti che lavorano a partita Iva, per esempio) saranno considerati uno spreco, non sapendo che la loro funzione è fondamentale per qualsiasi programma, tant’è che - faccio un esempio - la chiusura estiva delle trasmissioni è dovuta proprio alla gestione di questi contratti. 

Qualcuno, ieri mattina, mi ha detto che con queste nomine la politica rimane fuori. Certo, ma se al potere politico (fiacco e molle, diciamolo) si sostituisce il ben più forte potere finanziario, permettetemi di non fare i salti di gioia. 

Prima i nomi uscivano dalle segreterie politiche, ora escono dal giro di amicizie di Draghi e di Monti. I politici telefonavano ai piani alti di viale Mazzini per impedire alcuni servizi o boicottare certe trasmissioni di traditori, questi faranno peggio: sostituiranno l’editto bulgaro con i tagli di budget. Censura più schifosa perché anonima e impercettibile, dunque viscida.

Se i politici hanno messo in ginocchio le imprese italiane per incapacità, la tecnocrazia e i banchieri l’hanno fatto per cinismo. Questo cinismo rischia di entrare in Rai. Perché queste nomine rientrano in un disegno preciso di normalizzazione, una normalizzazione diversa da quella cercata (e solo in parte centrata) dalla politica, ma non meno pericolosa. Esattamente come prima, cercheranno di addomesticare l’informazione e i programmi d’inchiesta e di denuncia. Del resto l’ha ammesso lo stesso Monti commentando il «no» a Santoro e Freccero: «Non era un concorso di abilità giornalistica o televisiva». 

Infatti, nella Rai di Monti sarà vietato fare informazione e televisione. Produrremo valium.

Ps. Comunque la battuta più bella sulle nomine è stata: da un presidente esperto in circoli sportivi a uno esperto in assegni circolari…

di Gianluigi Paragone

 

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Commenti all'articolo

  • raffa.bera

    11 Giugno 2012 - 10:10

    Almeno per adesso. Perchè ora non può che essere critica pregiudizievole. Ritengo alquanto limitativo, se non di parte, affermare che un Presidente o un DG RAI debba avere come profilo preminente il fatto che "ne capisca di televisione e di prodotto televisivo". Quello che conterà sono i risultati che i "nuovi" otterranno e se riusciranno, ad esempio, ad allentare il condizionamento partitico della RAI sarà già un bel successo. Se poi riusciranno a rinvigorire la componente pubblica del prodotto offerto, sarà una goduria. E se accontenteranno i cittadini utenti-spettatori allora avranno fatto centro, cioè quello che dovrebbero in definitiva fare. Quello che voglio dire è che sono gli spettatori che, a consuntivo, dovrebbero decidere sulla bontà della governance di un'azienda come la RAI e non invece il fuoco di sbarramento preventivo di chi ci lavora o la stampa o i partiti o i mille interessi che ruotano intorno alla RAI stessa. Da utente rinvio. fiducioso, il giudizio.

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  • Liberopensatore1950

    11 Giugno 2012 - 09:09

    Se uqlacuno avesse la compiacenza di effettuare qualche ricerca, a partire da E. letta, per esempio, su Commissione Trilaterale e ripensasse al vero metodo di ogni Dittatura, questa è vergognosamente Fianziaria, di impossessarsi delle emittenti, forse iniziarebbe a preoccuparsi ma, tanto, il problema erano certe reti. Quella che si sta insturando è Dittaura reale, questa, però, non ci saranno elezioni di nessun tipo a cancellarla, è come un virus.

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  • brunero48

    10 Giugno 2012 - 22:10

    Trovo ingiuste le critiche per la scelta di Monti circa le nomine RAI. Il cittadino che legge i giornali la intepreta così: sono incazzati perchè volevano continuare a lotizzare la RAI come hanno sempre fatto e non accettano che un Monti qualsiasi nomini gente al di fuori dei giri della partitocrazia. Adesso cestinatemi pure voi di Libero ma questo giudizio l'ho sentito esprimere da gente di destra e di sinistra. Continuando a difendere i Partiti non fate altro che rinforzare il voto di protesta e in questo anche voi di Libero avrete grosse responsabilità. La RAI è un grande carrozzone di Stato come lo era prima l'ALITALIA dove si può continuare a spendere e spandere ed offrire poltrone agli amici degli amici.Questo deve finire.Se domani la gente perderà tutto e scenderà in strada con i forconi voi politici e giornalisti dei politici sarete chiamati a rispondere di fronte al popolo che oggi vessate dall'alto della vostra indifferenza.

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  • didier

    10 Giugno 2012 - 20:08

    Non hai ancora capito che i tuoi vecchi protettori politici, Bossi in primis e Berlusconi, sono sempre piu' ai margini della politica. Fossi in te non parlerei cosi' dei futuri Direttore Generale e Presidente dell'azienda che ti paga (e tanto).

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