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Giro d'affari di 3,2 miliardi

Oggi via ai saldi della crisi
spesa media 248 euro a famiglia

Parte la stagione degli sconti estivi. Confcommercio: scontrino medio giù del 9%

Ad influire sulla contrazione degli acquisti sarà soprattutto "l'effetto Imu", le tasse e i balzelli introdotti dal Governo, la crisi ancora in corso e la scarsa fiducia degli italiani nel futuro economico nel nostro paese 
Oggi via ai saldi della crisi
spesa media 248 euro a famiglia

Ogni famiglia spenderà 248 euro per l’acquisto di capi d’abbigliamento ed accessori. E’ quanto stima l’ufficio studi Confcommercio per la stagione dei saldi estivi che scattano oggi in tutte le regioni italiane, dopo Basilicata e Molise, dove erano già iniziati il 2 luglio. La Confcommercio infatti stima che la spesa media a testa sarà di 100 euro per un valore complessivo di 3,7 miliardi di euro, pari al 12% del fatturato annuo del settore. Ad influire sul calo degli acquisti sarà soprattutto "l'effetto Imu", le tasse e i balzelli introdotti dal Governo, la crisi ancora in corso e la scarsa fiducia degli italiani nel futuro economico nel nostro paese. "I consumi nel settore moda - sottolinea Renato Borghi,   presidente di Federazione Moda Italia e vice presidente di Confcommercio - non sembrano poter crescere neppure con i saldi. Va detto, però, che pur non prevedendo una stagione particolarmente entusiasmante, si stima un calo del 9%, passando da uno scontrino medio di 114 euro a persona del 2011 ad una spesa media di 103 euro nei saldi estivi 2012, questo appuntamento rappresenta un evento di costume capace di coinvolgere tutte le nostre città con un 'appeal' straordinario e di attrarre anche moltissimi turisti a livello  internazionale. La durata media del periodi di saldi è di 60 giorni ma ci sono regioni in cui il range è più ampio, come in Campania per 90 giorni, o più stretto come in Liguria per 45 giorni.

E' la stessa Confcommercio a dare suggerimenti per il corretto acquisto degli articoli in saldo alcuni principi di base. Innanzitutto i cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però   tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto. Prova dei capi: non c'è obbligo. E’ rimesso alla   discrezionalità del negoziante. Pagamenti: le carte di credito devono  essere accettate da parte del negoziante qualora sia esposto nel punto  vendita l’adesivo che attesta la relativa convenzione. Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono  avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di   notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Tuttavia nulla vieta di porre in vendita anche capi appartenenti non alla stagione in corso. Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante  di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo   finale.

 

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Commenti all'articolo

  • roberto19

    roberto19

    07 Luglio 2012 - 16:04

    quando si parla di spese MEDIE chissà perché divento mediamente incazz ......

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  • marcopensa

    07 Luglio 2012 - 15:03

    Ma quelli che hanno espresso di essere contenti di questa notizia sono idioti? Se il commercio interno va male, se ci saranno chiusure non ci sarà impiego, laurea o altro che possa garantire di continuare ad avere l'impiego o il reddito. Come si fa a non capire che l'economia è un sistema complesso e interconnesso, senza il dettaglio interno non c'è export che tenga. Grazie

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  • peroperi

    07 Luglio 2012 - 14:02

    a me questi 248 euro da spendere non sono ancora arrivati!

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