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Il dibattito su Capitan Codardo

"Ogni notizia ha un suo prezzo.
E' da ipocriti indignarsi
per l'intervista a Schettino" 

Francesco Schettino

 

Francesco Schettino, il capitan Codardo della Costa Concordia, si è difeso in tv, a Quinta Colonna, un programma delle reti Mediaset. Per la sua apparizione Schettino è stato profumatamente pagato: il fatto ha suscitato polemica sul web e non solo. Secondo Selvaggia Lucarelli "è vergognoso pagarlo per la sua difesa". La risposta di Francesco Borgonovo: "La notizia ha un prezzo. E' ipocrita chi si indigna". Segue il commento di Selvaggia Lucarelli.

Quando ci s’impanca a fare i moralisti bisogna andare fino in fondo. Perché limitarsi a mettere alla gogna la scelta di Mediaset di mandare in onda un’intervista - forse realizzata dietro pagamento di 57mila euro - a Francesco Schettino, l’uomo che Libero per primo ha ribattezzato «Capitan codardo»?   A questo punto, tanto vale mandare a processo tutto il sistema dei media: i programmi televisivi che fanno ascolti occupandosi esclusivamente di cronaca nera (presenti in Rai come sulle reti del Biscione); gli editori che pubblicano i romanzi dei parenti delle vittime di omicidi efferati; i giornali che macinano copie sbattendo il proverbiale mostro in prima pagina; perfino i partiti politici che si scannano per candidare  l’orfano o la vedova col famigliare ammazzato dai terroristi o dalla mafia.

Sarebbe un pochettino ipocrita, non vi pare? Se esiste un mercato della disgrazia e dell’orrore, significa che ci sono persone interessate a determinate vicende. E sono tante, per giunta. Perché è semplicemente umano - per quanto a tratti sgradevole - provare un pizzico di morbosa curiosità, di attrazione mista a repulsione verso fatti di questo genere, verso gli scandali e i delitti, le atrocità e le prurigini di vario tipo.

Negli ultimi anni, per dire, alcuni quotidiani e trasmissioni tivù hanno costruito le proprie fortune sullo sputtanamento delle faccende di letto di un presidente del Consiglio. Siti web  hanno accumulato milioni di accessi pubblicando i filmati intimi (e parecchio spinti) di soubrette e attricette. Trasmissioni  hanno costruito il proprio share delitto dopo delitto, plastico dopo plastico, perizia dopo perizia. E tutto ciò è talmente malato e perverso da risultare, alla fine dei conti, normale. Così come è pacifico che ai lettori e agli spettatori interessino certe informazioni: l’esistenza è fatta anche di bassezze. 

Quinta colonna ha intervistato Francesco Schettino? Ha fatto bene. Renderà pubblico un documento importante o per lo meno emblematico. Non a caso, da tutto il mondo si sono precipitati cronisti a decine sotto le finestre del «comandante vigliacco» onde scucirgli una conversazione. Sono stati sborsati dei soldi per ottenere l’esclusiva? Beh, Mediaset è un’azienda privata, dunque spende i propri denari come meglio crede. L’obiettivo, d’altra parte, è quello di ottenere ascolti e pubblicità, senza i quali nessun programma d’informazione potrebbe andare in onda. Allora, di che cosa ci scandalizziamo? O spegniamo la tivù una volta per tutte o ne accettiamo la logica, pure se spietata.

Dopo tutto, fino a prova contraria, Schettino affronterà un processo ed eventualmente pagherà le sue colpe tramite appropriata condanna. Fino ad allora, ha diritto ad esprimere le sue ragioni. E a farsi pagare per farlo, qualora la richiesta fosse elevata. Liberi gli italiani di sdegnarsi e cambiare canale: il giorno in cui tutti lo faranno, probabilmente televisioni e giornali si adatteranno. Fino ad allora, non facciamo le verginelle. 

 Uno dei più grandi scoop che la storia ricordi è l’intervista del giornalista britannico David Frost all’ex presidente Usa Richard Nixon. All’emittente costò 600mila dollari. A metà anni Novanta, il Tg3 di Sandro Curzi sborsò 30 mila dollari (50 milioni di lire) affinché Sandro Ruotolo potesse interloquire con l’ex nazista Erich Priebke. E  si trattava dell’emittente di Stato: in quel caso le polemiche erano più che legittime.  

Non versiamo lacrime sull’informazione che paga per intervistare l’uomo dell’inchino. Specie quando in giro è pieno di cronisti pronti a inchinarsi anche gratis.

di Francesco Borgonovo

 

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Commenti all'articolo

  • Al-dente

    12 Luglio 2012 - 11:11

    La giornalista Selvaggia Lucarelli ha perfettamente ragione, l'intervista a Schettino era uno scoop e come tale andava fatta da chi aveva convenienza a farla. La vicenda inoltre è anocra poco chiara e sentire le ragioni di un accusato può chiarirla e il Comandante Schettino non è un criminale, ha fatto uno sbaglio, un incidente non voluto, che sta pagando fin troppo caro. L'accusa di codardia che gli hanno appioppato, con grancassa mediatica, è una di quelle cose che hanno finito per denigrare l'Italia più che Schettino. I panni sporchi si lavano in famiglia e non nella pubblica piazza, distruggendo l'immagine dell'intera famiglia italiana. Anche questo ha contribuito a far salire lo spread e i nostri guai economici, ci siamo dati le martellate da soli. Ritengo che Schettino ha fatto quanto era nelle sue possibilità marinare ed umane dopo l'incidente. Il casino l'ha sollevato la capitaneria di porto, con la loro presunzione e supponenza.

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  • rossini1904

    12 Luglio 2012 - 08:08

    Schettino è andato in tv a raccontare la sua. Ha ricevuto un compenso. E be? Che c'è di strano e di nuovo. Ma è possibile questo doppiopesismo tipico della sinistra? Nessuno ha avuto da ridire quando in tv è andato Ciancimino a spargere i suoi veleni, o quando ci sono andati mafiosi, terroristi, assassini e volgari prostitute (oggi si dice escort). La cosa peggiore è che sul fatto ha avuto da ridire il PM di Grosseto che sta indagando su Schettino; l'unico che avrebbe dovuto tacere. Ma questi magistrati non riescono proprio a fare il loro lavoro in silenzio?

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  • doblone

    11 Luglio 2012 - 20:08

    Lo sappiamo benissimo che ogni notizia ha un prezzo e un padrone......in italia

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  • bellissimo

    11 Luglio 2012 - 18:06

    Con questo ragionamento,allora,se fosse ancora vivo, si potrebbe intervistare Hitler ,magari per la modica cifra di 6 milioni di euro.Chissà quale sarebbe lo share in Israele !

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