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Come nella pellicola "Minority Report"

Il Grande Fratello è un cellulare
Ti spia e sai cosa farai domani

Un italiano mette a punto un software, utilizzato da Nokia, in grado di prevedere ogni movimento degli utenti: sulle base di telefonate, messaggi, note ed eventi registrati

Mirco Musolesi è un trentaseienne di Bologna lavorante in Inghilterra, con un nome da fumetto (nelle Sturmtruppen di Bonvi c’era il “fiero alleato Musulesi”) e un fisico da fisico laureato in fisica -quale è-, per nulla somigliante al muscolare Tom Cruise.

Cosicché, quando la stampa internazionale, a cominciare dal Wall Street Journal ha accolto la sua invenzione - un software telefonico «sulla previsione dei posti in cui andranno gli utenti sulla base dei posti in cui sono stati in passato»- evocando la squadra “precrimine” di Cruise in Minority Report, be’ il paragone è parso eccessivo. Ma, al di là delle pennellate giornalistiche, il fatto che il semplice algoritmo d’un italiano di provincia, ribattezzato Interdependence and Predictability of Human Mobility and Social Interactions, possa non solo indicare dove tu stai in questo momento ma -è questa la novità- addirittura anticipare i futuri spostamenti degli utenti del cellulare con margine d’errore esiziali (entro 1km quadrato), un po’ inquieta. Musulesi è un asso dell’Università di Birmigham. Coordinando altri due italiani men che trentenni, i siciliani Antonio Lima e Manlio De Domenico, ha vinto il Nokia Mobile Challenge 2012. Ossia il premio che la società telefonica più quotata al mondo assegna alle intuizioni che hanno il crisma della rivoluzione. Non una gran cifra: soltanto 3 mila euro. Che probabilmente verranno reinvestiti «per pagarci i viaggi per andare alle conferenze, o le attrezzature extra»; da noi le avrebbero spese in tasse universitarie. L’algoritmo di Musulesi applicato in futuro agli smartphone rappresenta il confine dell’immaginifico, le colonne d’Ercole della privacy. E visto così, in effetti,  il paragone col Tom Cruise poliziotto che nel film tratto dal racconto di P.K. Dick anticipa i crimini, non è peregrino. Soprattutto il progetto Musulesi rivela quale sia il reale utilizzo dell’enorme data base in mano a una multinazionale. Nokia, un paio d’anni fa, si produsse nella più grande campagna di raccolta dati, dando alcuni cellulari in dotazione a un centinaio di utenti: ne monitoravano la posizione, l’accelerometro, le chiamate, gli sms, gli eventi che segnavano nel calendario, tutto. Il problema era come strutturale quei dati, come trarne vantaggio. Ed è allora che il gruppo di Musulesi scrisse un articolo «che parlasse della predizione: analizzando i luoghi in cui gli utenti andavano, ci siamo accorti di essere in grado di prevedere anche dove sarebbero andati in futuro, e ci siamo resi conto che, aggiungendo anche i dati dei loro amici, riuscivamo a essere sempre più precisi». Da qui il perfezionamento del software.

Che rimane una sorta di Google Earth sui comportamenti futuri e un oracolo di megabit, qualcosa davvero di molto vicino ai romanzi di Dick, appunto di Asimov o Frederick Brown. In realtà, già i fruitori compulsivi di Amazon e Youtube dopo un paio di clic si vedono profilati nei gusti letterari e cinematografici (spesso ritrovati nelle email che annunciano le novità). Ed esiste, per dire, anche un recente algoritmo alla base della stessa app Klout che, analizzando la tua vita digitale -followers, amici, citazioni, interazione- calcola un rating a 0 a 100 sulla tua influenza personale. Klout è, in pratica, un identikit inconsapevole degli utenti, molto usato dalle imprese. (Certo, da qui a prevedere che lavoro farai nel prossimo futuro, altro che Minority Report...).

di Francesco Specchia

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