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Azzardi dorati

L'unico settore che tira è il gioco
Scatta la caccia ai croupier

In arrivo nuove regole per il comparto, l'unico che non perde un colpo. Da gennaio arrivano le sale poker e un vero croupier per i tornei al computer

C'è una nicchia nella nostra economia che tira più che mai: il gioco, che aumenta esponenzialmente i suoi addetti"

L'unico settore che tira è il gioco
Scatta la caccia ai croupier

di Paolo Emilio Russo

Mentre tutti si sbracciano a parlare di crisi, le fabbriche chiudono, le aziende delocalizzano, c’è un settore della nostra economia che tira più che mai. Si tratta del gioco. Se, normalmente, c’è la fila agli uffici di collocamento, il settore incontra l’aumento esponenziale degli addetti. «Nel 2004 gli addetti erano circa 6000, nel 2009 sono saliti a 19.769, con un incremento del 235 per cento», conferma Massimo Passamonti, presidente di Confindustria Sistema Gioco Italia, branca dell’organizzazione degli industriali nata soltanto dieci mesi fa. Gli addetti del settore, tra industria del gioco ed indotto, sono circa centomila. Il numero, però, è destinato a salire. Il giro di affari è triplicato, come tutti le economie cosiddette «anticicliche» negli ultimi anni di crisi internazionale. Soltanto nel primo trimestre 2012 il comparto ha fatto registrare un aumento del 28,8%, passando dai circa 18 miliardi del 2011 agli oltre 23,2 di inizio anno. Numeri che sono tutti destinati a crescere ancora nei prossimi mesi: entro gennaio il governo pubblicherà la gara sulle concessioni per il poker live. Il business sarà regolamentato e reso legale anche nel nostro Paese come già accade negli altri europei. Chi gioca al pc troverà dall’altra parte un vero croupier che conduce il gioco da uno studio televisivo, tanto per cominciare. Soprattutto, col decreto, si consentirà ai concessionari di aprire sale da gioco (si parla di 1000) con tornei di Poker “live”. Questa espansione ha aumentato la richiesta di personale specializzato e, di fatto, creato nuovi mestieri: innanzitutto croupier. Per questa ragione, fiutando nuovi possibili spazi di mercato, è appena sbarcato in Italia un colosso europeo del settore della formazione, Cerus Casinò. 

Nato nel 2003 in Francia, a Lione, il gruppo ha aperto sedi anche in Inghilterra (Manchester), in Belgio (Namur), lo scorso anno in Spagna, a Madrid. Milleottocento gli addetti ai tavoli da gioco già formati, che lavorano nelle sale da gioco, ai tavoli verdi di mezzo mondo, sulle navi da crociera: da Zurigo a Neauchatel, da Manchester a Cannes, da 

Bruxelles ai Caraibi, appunto. Il tasso di occupazione dei professionisti del settore è «quasi del 100%»: anche 1800 euro il salario d’ingresso. Da qualche giorno Cerus Casinò Academy   è attiva anche a Roma, organizza corsi per aspiranti lavoratori del settore (corsicroupier.it). «L’evoluzione del mercato ha creato nuove figure professionali ed aumentato la richiesta di personale; l’Italia è stata scelta perché la domanda di posti di lavoro è superiore all’offerta», spiega Massimiliano Romiti, presidente della filiale italiana. Unica avvertenza: nessuno pensi che bastino mani veloci e qualche trucchetto. «Serve una buona memoria, capacità di concentrazione ed è importante imparare a parlare un buon inglese», aggiunge Romiti. L’83% dei professionisti certificati, «tutti quelli realmente motivati», trovano lavoro entro pochi mesi. Alla faccia della crisi.

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Commenti all'articolo

  • Il_Presidente

    21 Settembre 2012 - 20:08

    che bella società mondezzaio che stiamo costruendo. Eh, già... c'è la crisi, quindi buttiamoci sul gioco d'azzardo, una delle peggiori porcherie che la mente umana potesse concepire. Il gioco non porta pane!

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  • neronederoma

    20 Settembre 2012 - 17:05

    dovete smettere di fare pubblicità !!!La gente si rovina!!!!!

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