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Taranto sotto scacco

L'Ilva deve spegnere gli impianti
Clini contro i magistrati:
"In 5 giorni non si può fare"

La Procura avverte: "Eventuali omissioni e ritardi saranno segnalati dai custodi, responsabili delle aree sequestrate, all’autorità giudiziaria"

L’Ilva negli ultimi giorni ha prima dovuto prendere atto del no della Procura e del gip al piano da 400 milioni per i primi interventi di risanamento della fabbrica, giudicato dai magistrati assolutamente inadeguato e inconsistente
L'Ilva deve spegnere gli impianti
Clini contro i magistrati: 
"In 5 giorni non si può fare"

 

Conto alla rovescia per l’Ilva: entro l'11 ottobre l’azienda dovrà aver avviato le operazioni di spegnimento degli impianti così come disposto dalla magistratura. Rispetto a tutte le altre direttive della Procura questa è la più stringente sia perchè fissa una scadenza temporale, e anche abbastanza ravvicinata, sia perchè prospetta molto chiaramente che eventuali omissioni e ritardi saranno segnalati dai custodi, responsabili delle aree sequestrate, all’autorità giudiziaria.

C'è chi dice no - Non è d'accordo però il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini. Spegnere in cinque giorni gli impianti dell’Ilva di Taranto è "impossibile" perchè "si tratta di impianti molto complessi, e infatti ciò che chiede la procura è l’avvio delle procedure di spegnimento", ha detto al Tg2 confermando che l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) sarà pronta la prossima settimana. Clini ha ricordato che l’autorizzazione è "lo strumento che la legge stabilisce per consentire l'esercizio delle attività industriali" e quando ci sarà la nuova Aia "la procura dovrà verificare se le condizioni dell’autorizzazione soddisfino anche i requisiti stabiliti di protezione e sicurezza dell’ambiente". E ha concluso: "Mi auguro che ci sia convergenza. Sono fiducioso nella legge e questa prevede che l’Aia sia la via per consentire all’Ilva di continuare a produrre rispettando l’ambiente e la salute delle popolazioni". Per il comitato "Cittadini e lavoratori liberi e pensanti", che raccoglie l’adesione anche di lavoratori Ilva non più iscritti ai sindacati metalmeccanici "fare adesso degli scioperi significherebbe protestare contro la magistratura e soprattutto creare disagi a Taranto e ai cittadini quando invece se si è giunti al punto limite la responsabilità è di Riva e dell’Ilva". Sostengono invece l'azione dei magistrati e dei custodi, diversi movimenti ambientalisti, che già venerdì sera hanno dato vita ad una manifestazione nel centro di Taranto con la partecipazione di sei-settemila persone. 

La società verso il ricorso - E’ molto probabile che già oggi l'Ilva assuma una posizione, forse con un comunicato dopo che nelle ultime ore si sono susseguite una serie di riunioni per mettere a punto la linea della società. L’Ilva negli ultimi giorni ha prima dovuto prendere atto del no della Procura e del gip al piano da 400 milioni per i primi interventi di risanamento della fabbrica, giudicato dai magistrati assolutamente inadeguato e inconsistente, e ora deve provvedere a fermare gli impianti, compreso il grande altoforno 5 che sinora ha sempre cercato di tenere al riparo per evitare contraccolpi pesanti produttivi e, conseguentemente, occupazionali. Per quanto riguarda i lavoratori, non si segnalano al momento nè scioperi, nè proteste. I sindacati non sono orientati a proclamare astensioni dal lavoro come è avvenuto nelle scorse settimane. In realtà la Fiom è già contraria da settimane agli scioperi, tant'è che dagli ultimi si è dissociata rompendo anche con Fim e Uilm. La Fim stamattina sta vedendo come organizzare le assemblee tra i suoi iscritti mentre la Uilm sarebbe tentata dagli scioperi, raccogliendo la pressione dal basso, che dice essere molto forte, ma per il momento vi un atteggiamento cauto.

 

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