Cerca

La riforma sconosciuta

Pensioni, tutta la verità: leggi quando ci andrai (e quanto prenderai)

Grazie a Monti e Fornero si lascerà il lavoro più tardi e si percepiranno meno soldi: la dimostrazione in 27 simulazioni

Pensioni, tutta la verità: leggi quando ci andrai (e quanto prenderai)

 

di Tobia De Stefano
e Attilio Barbieri

Se c’è una cosa che anche i detrattori più incalliti riconoscono al governo dei Professori è la riforma delle pensioni. Al netto (e non è poco) del pasticcio sugli esodati, ai tecnici si dà il merito di aver aver praticamente eliminato gli assegni di anzianità, introdotto il contributivo per tutti e innalzato l’età pensionabile (a regime, nel 2018 la soglia sale 66 anni sia per gli uomini che per le donne). Il che significa  aver messo una toppa permanente al buco previdenziale nei conti pubblici. Ma resta una domanda: gli italiani sono consapevoli del loro destino? Riescono a orientarsi nella miriade di rimandi alle riforme precedenti? E soprattutto hanno capito che per mantenere anche in futuro il loro reddito attuale dovranno iniziare, da subito, ad accantonare un piccolo tesoretto? Probabilmente no. A porsi la domanda, con una lettera aperta indirizzata al ministro del Lavoro Elsa Fornero, sono stati Luigi Guiso e Franco Pennacchi martedì su Il Sole 24 Ore. Ma prima di valutare bisogna conoscere. Così Libero, con l’aiuto del sistema Epheso rielaborato dagli esperti di Cattolica Assicurazione, ha simulato 24 casi che riguardano tre tipologie di lavoratori ben precise: i dipendenti pubblici, quelli privati e i liberi professionisti. 


 


Anno di nascita, età di pensionamento, importo dello stipendio e assegno di vecchiaia. Con il raffronto fra quanto avrebbe percepito il pensionato prima della riforma Fornero e dopo. Con un’attenzione particolare al cosiddetto «tasso di sostituzione», vale a dire a quanto corrisponderà in percentuale la pensione rispetto all’ultimo stipendio percepito. Fatto 100 lo stipendio, se il tasso di sostituzione è del 50% vuol dire che la pensione sarà la metà dell’ultima retribuzione. Le tabelle che pubblichiamo in questa pagina contengono anche un altro dato da verificare con la massima cura: l’indice di penalizzazione. Con la riforma Fornero, infatti, l’età pensionabile si è alzata per tutti. Lavoreremo di più e in taluni casi percepiremo pure una pensione superiore rispetto a prima (sempre che noi si riesca  a non perdere il lavoro e versare regolarmente i contributi). Ma il vantaggio c’è solo in apparenza: visto che staremo in azienda per un numero maggiore di anni prenderemo l’assegno di vecchiaia per meno tempo. E dato che non vivremo di più, la somma degli assegni sarà  inferiore al periodo ante riforma.

 

 

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • freefaber

    01 Novembre 2012 - 13:01

    adesso vuoi vedere che date ragione a Prodi che aveva abolito lo scalone? Con lui si andava in pensione prima e col doppio dei soldi. Io, a differenza vostra, non lo rimpiango e credo che in questo Paese si viva ancora 'troppo', anche se fittiziamente, bene. Bar, pizzerie e ristoranti sono tutti pieni come diceva Berlusconi...o volete rinnegare anche lui? mi sembrerebbe davvero troppo questa stravagante traversata nel deserto in direzione mortadella... La verità è che quelli dai 60 in su hanno (involontariamente ma con molta egoistica soddisfazione) tolto l'ossigeno agli altri. Tuttavia questo malessere si manifesterà in povertà dura tra una trentina di anni; quindi adesso balliamo nel nostro titanic a forma di bar o ristorante sempre affollato.

    Report

    Rispondi

  • zanka

    01 Novembre 2012 - 12:12

    Questo è un governo disumano, un governo di criminali, da denunciare alla Corte Europea per i diritti dell'uomo per crimini contro l'umanità.

    Report

    Rispondi

  • toroinfuriato

    01 Novembre 2012 - 09:09

    dicevo che i lavoratori hanno accantonato per pagarsi la pensione, mentre i banchieri li prendevano per tutta una serie di altre problematiche: la sanità, la cassa integrazione ed altri ammortizzatori sociali. L'unica azione concreta (concreta non significa giusta) di questo governo è stata la riforma delle pensioni e nuove tasse per il resto aria fritta. La cosa drammatica è che tutti dicono che la riforma andava fatta. Il mio modesto parere è che in Italia il carrozzone della politica, alla fine, ha inquinato tutto, in primis l'informazione con giornalisti che si dovrebbero chiamare incompetenti e buffoni: questo articolo la dice lunga sulla preparazione dei giornalisti che si accorgono dopo un anno che qui è stata compiuta una carneficina sociale. Per i pollici questa è una vera manna hanno trovato chi garantisce loro oltre alle prebende anche la patente di non colpevole ecco perchè questo governo di banche e burocrazie (Chiesa, Aspen...) durerà molto più di quanto ci aspettiamo.

    Report

    Rispondi

  • toroinfuriato

    01 Novembre 2012 - 09:09

    Con questo intervento si è ripristinato in Italia il sistema pensionistico che era in vigore prima della seconda guerra mondiale e che naufragò miseramente a causa della svalutazione. Se qualcuno avesse la voglia di spegnare il televisore e non guardare gli approfondimenti dei dementi giornalisti che non solo non conoscono l'italiano ma non sanno un cazzo, per prendere un libro e leggere la storia del sistema previdenziale in Italia si accorgerebbe che siamo tornati agli anni 1900.Il problema è che oggi siamo in mano ai banchieri che quando parlano di soldi vedono solo i soldi e non quello che c'è dietro, come ad esempio il benessere delle famiglie il progresso delle popolazioni. I banchieri sanno che i soldi si fanno con i soldi e vanno presi dove si trovano. Le casse dell'INPS sono una vera manna. Per i banchieri (non bisogna mai dimenticare che Amato, Dini, Prodi... è tutta gente che appartiene alla storia delle banche) prendere i soldi che i lavoratori hanno accantonato... segue

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog