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Tragedia in provincia di Lodi

Travolta e uccisa in bici
da un ubriaco al volante

Altea Trini, 17 anni, era con un gruppo di scout. Nel sangue dell'autista del Suv che l'ha investita il triplo dell'alcol consentito

Il pirata, un cinquantaquattrenne di Milano, ha tentato di evitare la comitiva con una brusca sterzata che avrebbe provocato l’effetto di scaraventare la sua Rang Rover sull’ultima persona della fila prima di finire la sua folle corsa in un campo
Travolta e uccisa in bici
da un ubriaco al volante

 

di Alessandra Mori

Un Range Rover l’ha travolta e scaraventata via, stroncando la sua giovane vita. Illeso l’autista dell’auto, risultato poi positivo all’alcol test. Non ce l’ha fatta Altea Trini, 17 anni, di Lodi, a sopravvivere a quell’impatto violento che domenica pomeriggio ha trasformato in tragedia una giornata di festa. Una giornata in compagnia dei suoi amici, di quel gruppo di scout di cui faceva parte da sempre. Era l’ultima della fila, Altea, in sella alla sua bicicletta proprio come tutti gli altri. Stavano attraversando la strada provinciale Sordio-Bettola per raggiungere il centro di Casalmaiocco e quindi tornare verso Lodi, quando il suv le è piombato addosso. Troppo veloce per essere evitato. Gli amici l’hanno visto arrivare quel mostro bianco, forse anche lei, ma è stato solo un attimo. Che non le ha lasciato scampo. Altea ha fatto un volo di una cinquantina di metri. L’impatto gli ha spezzato la bici e più tardi la vita. Perché per un po’ tutti hanno sperato che la ragazzina dal sorriso sempre acceso potesse farcela. Nonostante le sue condizioni fossero subito apparse gravi, dopo trenta minuti di tentativi i soccorritori del 118 erano riusciti a rianimarla. Poi la corsa in elicottero al Niguarda di Milano. I trattamenti per strapparla alla morte e la speranza ancora appesa a un filo. Fino alle 19.26 di domenica sera. Quando tutto è finito. Troppi i traumi sul suo corpicino che le avrebbero causato un’emorragia  fatale. Il suo cuore, così grande e pure così fragile, ha smesso di battere. Aprendo uno squarcio di dolore e disperazione infinita in quello dei suoi genitori, del papà artigiano e della mamma che lavora in ospedale. Dove non avrebbe mai voluto arrivasse, in quelle condizioni, la sua unica figlia. 

Uno strazio anche per gli amici scout, i compagni di scuola, i professori, il parroco, tutti quelli che la conoscevano. Tanto che ieri sera il paese ha deciso di riunirsi nella parrocchia di Sant’Alberto, vicino alla casa di via Aldo Moro dove la ragazzina viveva, per una veglia di preghiera. E prima ancora ieri mattina i suoi compagni del quarto anno del liceo biologico Itis Volta di Lodi si sono ritrovati sui banchi, coperti di mazzi di fiori, candele e fotografie, per ricordare Altea tutti insieme. «È il momento del dolore per una ragazza molto attiva e molto presente nella vita di una classe di studenti bravi e uniti», aveva detto domenica la preside dell’istituto, Luciana Tonarelli, al Cittadino «abbiamo detto loro di venire comunque a scuola domani, condivideremo il dolore in classe, insieme».

Da una parte il dolore, dall’altra le indagini. La procura di Lodi non conferma ma, in attesa dei risultati dell’autopsia sul corpo della giovane, sembra più di un’ipotesi che la causa dell’incidente sia da ricercare nei mancati riflessi dell’automobilista del suv, un 54enne milanese, offuscati dall’alcol. Secondo risultanze delle analisi effettuate in ospedale mezz’ora dopo l’incidente, il livello di alcol nel sangue dell’uomo sarebbe stato tre volte superiore al limite consentito dalla legge. Il che spiega probabilmente perché l’autista, indagato per omicidio colposo, secondo le prime ricostruzioni si sarebbe accorto troppo tardi della quindicina di scout che stava attraversando la provinciale in fila indiana. Fuori tempo massimo il tentativo di evitarli con una brusca sterzata che avrebbe provocato l’effetto di scaraventare il suv sull’ultima persona della fila prima di finire la sua folle corsa in un campo. Basta vedere il parabrezza e il cofano dell’auto per capire la violenza dello scontro. Per capire perché Altea non ce l’ha fatta. 

Certo, poi ci sono le polemiche per quell’incrocio pericoloso per il quale gli abitanti chiedono da tempo una rotatoria che possa limitare la velocità dei veicoli, e sembra che qualcosa si sia smosso. Forse servirà a salvare altre vita. Non quella di Altea, però. A cui domani, a Lodi, amici e familiari  daranno l’ultimo saluto.

 

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Commenti all'articolo

  • vergiu

    14 Novembre 2012 - 10:10

    Il giudice che ha messo in libertà questa merda di uomo si è guadagnata la giornata.

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  • ludvig53

    14 Novembre 2012 - 09:09

    il "SE" è un'ipotesi, il fatto che era ubriaco è una certezza......di che caxxo stai parlando? quando succedono queste cose dovrebbe arrivare sul posto,invece del carroatrezzi,una bella pressa con il ragno che prende l'auto (magari con il conducente dentro) e la riduce all'altezza di 20/25 cm sul posto ! ricordati comunque che i "SE" e i "MA" sono patrimonio dei miei coglioni !

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  • emilioq

    14 Novembre 2012 - 06:06

    Finchè non verranno ammazzati questi vermi schifosi le famiglie di queste vittime innocenti non avranno mai giustizia.Devono essere tolti di mezzo e non premiarli con i domiciliari! Cerchiamo di civilizzarci se ne siamo capaci!!!!!!!!!!

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  • brutus

    13 Novembre 2012 - 20:08

    Forse sarebbe giusto anche vedere se la mandria di ciclisti circolava conformemente alle le norme di sicurezza. Guidare ubriachi é grave, avere una grossa vettura é certamente un'aggravante, però, anche chi conduce una mandria di ciclisti deve attenersi a certe regole. Se non lo fà, é altrattanto colpevole dell'ubriaco, ma con l'aggravante di essere sobrio!

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