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La storia / 1

"Dopo 40 anni di lavoro, mi chiedono 300mila euro e se non pago ho l'assegno mensile dimezzato"

 

Dopo 41 anni di lavoro (e relativi versamenti contributivi) la signora L.S.G. si è vista chiedere dall’Inps la bella cifra di 299.000 euro. Oltre 190 rate  da ben 1.560 cadauna per ricongiungere 32 anni Inpdap ai  9 anni versati all’Inps. Il paradosso è che se   dovesse totalizzare i contributi riceverebbe un assegno di soli 800 euro a fronte, invece, del diritto a una pensione di 1.500 euro. La lettera che abbiamo ricevuto dalla signora L.S.G. è garbata ma fa trasparire tutta l’esasperazione per essere precipitata in un girone dantesco di norme che creano una discriminazione tra chi è rimasto fermo per decenni alla stessa scrivania (e quindi ha un solo ente previdenziale e un’unica posizione contributiva) e chi ha scelto di cambiare, mettersi in discussione, cercare di migliorare.  «Certamente», premette la signora L., «siamo tutti consapevoli delle difficoltà e dei sacrifici che dovremo affrontare per cercare di risollevare l’economia nazionale. Questi sacrifici però debbono innanzitutto essere equi e giusti. Si parla, giustamente, del problema esodati ma si “dimentica” una situazione altrettanto grave, forse molto più grave, che riguarda l’entrata in vigore della legge 122/2010 art.12 .  La mia sola “colpa” di aver cambiato occupazione durante la carriera lavorativa passando dal Pubblico al privato e quindi cambiando cassa previdenziale. Ora, al momento di andare in pensione dopo 41 anni di regolari versamenti  contributivi  ma in due casse diverse mi vedo chiedere dall’Inps  299.000 euro. Se pago questa cifra (ma chi può permettersi certe cifre!!!), avrei diritto a una normalissima pensione di circa 1.500 euro mensili. Se non pago posso ricorrere alla “trappola” della totalizzazione  dove mi  si consente di andare  in pensione ma con una decurtazione di oltre il 40 per cento  avendo in questo modo  una entrata mensile di circa 800 euro, poco più dell’assegno sociale, e questo dopo aver lavorato e versato 41 anni di contributi previdenziali. Il mio collega che ha avuto la “fortuna” di lavorare sempre allo stesso posto va in pensione normalmente senza nessuna ricongiunzione con un assegno pensionistico regolare. Perché io no ?». 

 

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