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La storia / 2

"Mai cambiato impiego, soltanto il contratto
E ora mi arriva una sberla da oltre 70mila euro"

 

Trascinato nell’inferno dei ricongiungimenti impossibili da una cessione di ramo d’azienda. È il caso di alcuni lavoratori delle Poste che sono stati «spostati» anche da un istituto previdenziale all’altro. E adesso non possono ambire all’assegno pensionistico per quanto hanno effettivamente versato. Ci spiega, in una e-mail cortese ma disperata,  N. S.: «Mi scusi se la disturbo, ma vorrei porre attenzione su un problema grave  che da tempo sta togliendo il sonno a molti lavoratori. N. S. si sente «derubato legalmente» dalla ricongiunzione onerosa. Spiega la propria storia: «Sono un dipendente della società Postel SpA di Genova del gruppo Poste Italiane con l’unica colpa di aver regolarmente versato 42 anni di contributi di cui 30 Inps e 12 Ipost».

Il paradosso è che N. S. non ha scelto di lasciare e di cambiare ma è stato “ceduto”: «A seguito di   conferimento societario, subito e non voluto,  passo dal contratto metalmeccanico, e quindi con versamenti Inps,  al contratto postale e quindi con versamenti Ipost e grazie  alla legge 122/2010 paragrafo 12  approvata dal precedente governo nel luglio del 2010,  devo ricongiungere i miei contributi  in modo oneroso con l’esborso di circa  € 70.000,00 euro poter aver diritto alla pensione.  Nonostante tutte le forze politiche siano  d’accordo nel dire che tale legge è ingiusta e che andava modificata tanto e vero che anche l’ex  ministro Maurizio Sacconi ha riconosciuto l’errore  in varie sedi e  assicurato che avrebbe provveduto in tal senso; concetto  ribadito anche  dal sottosegretario onorevole Bellotti   nell’Atto della Camera (Mozione 1-00690 di  lunedì 11 luglio 2011, seduta n.498), ma ad oggi ci viene detto che se si vuole andare in pensione dobbiamo pagare oppure totalizzare dove la nostra pensione sarebbe decurtata del 40%».

Il paradosso è che N. S. non riesce - nonostante le reiterate richieste al proprio attuale ente di previdenza - neppure a sapere quanto precisamente dovrebbe pagare perché può fare domanda soltanto alle porte della pensione. Si sente truffato e scippato di un diritto dopo oltre 40 anni di lavoro. In un limbo di cui, nonostante le ammissioni di colpa e gli impegni a correggere la norma, non si riesce ad uscire.


 

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Commenti all'articolo

  • Zizzigo

    14 Novembre 2012 - 17:05

    Inutile lamentarsi perché non cambia nulla. Ci vuole la bacchetta magica... ma di adatto peso e lunghezza!

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  • dulbecco2

    13 Novembre 2012 - 22:10

    vergogna vergogna vergogna..lo Stato ed i loro enti sono dei ladri autorizzati..cambiate la legge fannulloni di parlamentari.

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