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Tempi duri per tutti

La spending review della mafia
Ora un picciotto guadagna la metà

Taglio agli stipendi e dei costi di gestione. Cosa Nostra prende esempio da Monti e prende le cesoie per potare le spese inutili. Anche la mafia è in difficoltà

Austerity anche per la mafia siciliana. Gli affiliati guadagnano molto meno rispetto a qualche anno fa. 
La spending review della mafia
Ora un picciotto guadagna la metà

 

di Alessandro Dell'Orto

Sicuramente non ci darà sollievo economico, ma morale sì. Insomma, sapere che la crisi è la crisi per tutti - un po’ come la morte è la morte per tutti ne ’A livella, meravigliosa poesia di Totò - ci fa sentire meno soli, meno sfigati, meno presi di mira. Perché fa sempre bene capire che non siamo gli unici a dover risparmiare e questa volta la notizia è di quelle che non ti aspetti. Eccola. 

In tempi di difficoltà economiche, anche Cosa Nostra fa spending review (revisione della spesa pubblica), proprio come lo Stato. 

A rivelarcelo è un incredibile documento ritrovato dai finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria diretto dal generale Giuseppe Bottillo: durante le perquisizioni effettuate qualche mese fa negli uffici di un distributore di benzina - lungo la circonvallazione di Palermo - è spuntato quello che sarebbe l’ultimo libro mastro della famiglia mafiosa di Filippo e Giuseppe Graviano, i boss delle stragi (condannati come mandanti dell’attentato a Padre Pino Puglisi e ritenuti responsabili degli omicidi dei super giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino), che possono contare ancora su un patrimonio non da poco (qualcosa come 30 milioni). Nei foglietti sarebbero indicati i nuovi stipendi per i familiari dei mafiosi e anche per i fedeli prestanome dei boss. 

E dopo attente analisi delle cifre - comparate a quelle scoperte alcuni anni fa nell’ambito di un’altra indagine sul clan di Brancaccio - i tagli apparirebbero evidenti. E gli stipendi dimezzati. Secondo i finanzieri coordinati dal tenente colonnello Pietro Vinco le scritte “4.000 Bib.”, “4000 F.” e “4000 Picc.” sarebbero le paghe mensili corrisposte dall’organizzazione alle donne dei Graviano: “Bib.” starebbe per Bibbiana (il secondo nome di Rosalia Galdi, moglie di Giuseppe Graviano), “F.” sarebbe Francesca Buttitta (moglie di Filippo), “Picc.” starebbe per picciridda (Nunzia, la piccola di casa, sorella dei Graviano, anche lei attualmente in carcere con l’accusa di aver gestito il patrimonio di famiglia). E ancora. Solo 1.000 euro al mese per il più grande dei fratelli Graviano (Benedetto), che è sempre rimasto ai margini e che nel libro mastro scritto dal ragioniere del clan sarebbe indicato come “Ciccio Benni”. Parenti stretti, ma non solo. Gli stipendi sono stati ridotti anche ai prestanome e soprattutto al popolo dell’organizzazione mafiosa oggi in galera.

Già, come sono lontani i tempi d’oro, di quando nel 1999 i Graviano - dal carcere - facevano sapere attraverso un avvocato di fiducia che avrebbero voluto raddoppiare gli stipendi per agosto e che si doveva comprare subito la Mercedes classe E 200 Kompressor e che le mogli si dovevano muovere comodamente a Nizza. Tutto dimenticato. Ora, un po’ per la cura Monti e un po’ per i pesanti colpi subiti dalla famiglia da parte di magistratura e forze dell’ordine, la famiglia vive al risparmio e le signore Graviano hanno preso casa in un condominio a pochi passi dalla stazione centrale di Palermo. 

E così ora sappiamo che non siamo soli. La crisi è la crisi e vale proprio per tutti. Anche per Cosa Nostra.

 

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