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Editoria in crisi

Pubblico coi giorni contati: pochi guizzi e calcoli sbagliati

A sinistra chiude un altro giornale: la creatura di Luca Telese ha resistito solo tre mesi

Pubblico coi giorni contati: pochi guizzi e calcoli sbagliati

Flavio Briatore "testimoniale" di Pubblico

di Francesco Specchia

Quando chiude un giornale, di qualunque colore o opinione esso sia, è sempre una voce di libertà che si spegne. E il fatto che trenta bravi colleghi (più i collaboratori) possano essere, dall’alba dell’anno prossimo, a spasso, be’ mortifica chi ama la professione. Perciò l’annuncio che Pubblico, il quotidiano fondato solo tre mesi da Luca Telese, probabilmente cesserà le pubblicazioni è un brutto segnale per la democrazia. «Ci sarà un’assemblea dei soci il 31, e se non ne arriva uno nuovo che possa consentire la ricapitalizzazione, chiuderemo. Va così, è una legge dell’editoria: senza soldi non si va avanti», conferma Telese. Ma un nuovo socio, allo stato attuale, sembra solo l’estrema speranza. Tra l’altro il direttore, pochi giorni fa, aveva vergato proprio un editoriale in cui lanciava un appello per evitare la chiusura del giornale; aveva ripercorso i tre mesi di Pubblico, le prime pagine, i problemi degli inizi senza nasconderne gli attuali. Insomma, pareva di essere davanti a uno dei tanti richiami al cuore dei lettori militanti che, periodicamente, Valentino Parlato faceva sul Manifesto, quotidiano tradizionalmente schierato con la sinistra radical-intellettuale. E, in effetti, dato la natura -a sinistra con uno sguardo alle storie del «eroi comuni», sezione forse non curata come ci si augurava- di Pubblico, ci si aspettava almeno che intercettasse l’elettorato di Nichi Vendola, politico a cui Telese è indiscutibilmente vicino. «Ma noi non siamo stati il giornale di nessuna forza politica: credo che questi cento giorni di storia di Pubblico lo dimostrino...», ci dice Telese. E forse è stato proprio questo il problema. Nonostante qualche buon guizzo (Io sono l’agenda con Monti come l’eroe di Io sono leggenda di Matheson) forse, tra gli spazi del Fatto eRepubblica, del Manifesto e Liberazione, non c’era un vero cavallo su cui saltare in groppa.

Il break even di Pubblico erano le 10mila copie di vendita; e tutti noi pensavamo che fossero giusto gli elettori-lettori di Sel. Invece così non è stato. I redattori avevano scritto: «Pubblico compie tre mesi. Tre mesi in cui ciascuno di noi ha dato il meglio per raccontare cosa sta accadendo in questo momento nel nostro Paese. E per rappresentare quanti non si sentono rappresentati. Lavoratori, ricercatori, disoccupati, precari, innovatori. Lanciarsi in una scommessa come la nostra richiede coraggio, fantasia, generosità e rigore». Dispiace.

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