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La grande crisi

Mivar, chiude la storica fabbrica di tv. Vichi: "Regalo il mio stabilimento"

Carlo Vichi

La fine di una grande storia italiana. Per i numeri sarà soltanto l'ennesima azienda uccisa dalla crisi. Ma questo "numero", alle spalle, ha una lunga e gloriosa storia. E' la Mivar, l'unica fabbrica italiana di apparecchi televisivi (nel boom del passaggio al colore arrivò a produrre un milione di apparecchi all'anno) che ora è costretta a chiudere i battenti. Gli ultimi pezzi sono stati prodotti a dicembre. Lo storico patron, Carlo Vichi - oggi ha 90 anni ed è ancora al timone - si commuove quando racconta a Repubblica la fine del suo sogno: così non può più andare avanti. Vichi, però, non vuole chiudere del tutto questa pagina, e spiega: "Se una società di provata serietà accetta di fare televisioni in Italia, io gli offro la mia nuova fabbrica, pronta e mai usata, gratis. Non voglio un centesimo. Ma chiedo che assuma mille e duecento italiani, abbiatensi, milanesi. Questo chiedo. Veder sorridere di nuovo la mia gente".

"Un posto insuperabile" - Il patron Vicchi, insomma, è disposto a regalare i suoi due piani, 120mila metri quadri totali, con tanto di parcheggi, un'ampia mensa e un presidio medico. "Un posto insuperabile - aggiunge -, qui ci possono lavorare in 1.200, tutto in vista, senza ufficetti. Visto com'è luminosa? Molti - prosegue - pensavano che con i risparmi mi facessi una casa. Ma io ho fatto questo, immaginando tanta gente muoversi e che mi sorridesse". Però, complice la crisi, ora la produzione è ferma. Rocco, uno degli operai storici della Mivar, ricorda i tempi del boom: "Eravamo in novecento e facevamo 5.460 televisori al giorno, un milione all'anno. Ora è tutto vuoto, solo qualche scrivania. I grossi colossi ci hanno calpestato. Ho disegnato televisori per venticinque anni, anche se il vero designer è il signor Vichi, io la mano. E' rimasto sempre in trincea - ricorda -, al suo tavolo con le rotelle in mezzo a noi, la sua morsa, le sue idee, il suo compasso. Lavorando anche di sabato e di domenica". Oggi, però, non si lavora più.

Abbiategrasso, MI, Italia

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Commenti all'articolo

  • calandraenzo91

    10 Giugno 2014 - 14:02

    Lei è un uomo con molta voglia di lottare permettendo agli italiani di riuscire a credere in qualcosa di positivo e meraviglioso, le auguro possa riuscirci. Purtroppo siamo in Italia dove ad oggi c'è il rischio che neanche i monumenti restino agli italiani. sapete volevo aprire una attività rivolta ai bambini di tenera età mi hanno chiuso tutto perchè non sono RACCOMANDATO questa è L'ITALIA

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  • melaverde075

    09 Marzo 2014 - 08:08

    A queto Sig. Darei volentieri un posto da senatore Perche costui ha tanto da insegnare ai nostri beneamati politici . Grazie per il suo meraviglioso esempio . Non dimenticherò mai piu questo nome. Le auguro tutto il bene possibile

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  • Albertforex

    08 Marzo 2014 - 08:08

    L'ultimissimo, grande vero, imprenditore made italy, non aveva uffici e ufficietti, ne segretarie, faceva tutto da solo!!!! Sorrideva a tutti, e ai clienti rispondeva Lui al telefono, non aveva computer, e prendeva appunti su un taccuino... Io spero che la storia della Mivar continui... Auguri Signor Mivar, pardon Sig. Vichi, il signore delle televisioni !!!!!

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  • collezionista

    08 Marzo 2014 - 06:06

    Il sig Uguccioni non ha mai visto un televisore MIVAR in vita sua e pontifica su prodotti della MIVAR . Il tubo catodico non veniva usato già da molti anni. Ho avuto un televisore MIVAR negli ultimi 7 anni ed ha funzionato benissimo, l'ho sostituito per farne uno più grande. Non aveva nulla da invidiare ai prodotti esteri.

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