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Pixarprint

Da vecchia tipografia a campione del web print

Matteo Rigamonti

La scelta di operare solo sul web Matteo Rigamonti, veneziano di Quarto d’Altino, l’ha fatta nell’anno Duemila, quando molte aziende italiane, anche di grandi dimensioni, non avevano ancora scoperto nemmeno la posta elettronica. Perché questa scelta d’avanguardia? «Per necessità...», spiega Rigamonti, alla testa dal 1994 della Pixartprinting, all’epoca della metamorfosi una società di servizi per le tipografie tradizionali. «La decisione», spiega, «è stata praticamente obbligata perché passare al web to print è stato l’unico modo per ovviare al problema degli insoluti. Ero stufo dei clienti che pagavano in ritardo di mesi e tutti quelli che avevano bisogno di rassicurazioni, consigli, continue modifiche del lavoro già in progress». Insomma, paga on line e, nei tempi concordati, ti sarà dato, è la formula di Rigamonti. Chissà quante imprese, ancora azzoppate dai pagamenti arretrati della pubblica amministrazione o dai clienti morosi invidieranno oggi la sua formula Rigamonti che ha saputo giocare d’anticipo, alle prime avvisaglie di una crisi, quella della puntualità degli incassi, che ha messo in ginocchio migliaia di aziende.

Ma c’è voluto un bel coraggio, 14 anni fa, per bussare da Quarto d’Altino (8.262 abitanti) al mondo. «Certamente è stata una mossa azzardata», spiega in un’intervista online, «e in un primo momento siamo rimasti con pochissimi clienti. Una follia per alcuni forse, un passo difficile da fare, ma che alla lunga ha premiato» .

Già, anno dopo anno la Pixartprinting (grazie anche ai talenti grafici della signora Rigamonti) ha scalato le classifiche europee dell’attività web to print, diventando il primo negozio virtuale per aziende (soprattutto) e privati alla ricerca di soluzioni di alta qualità: dal biglietto da visita alle riviste, dai poster alle bandiere, dagli espositori in cartone ai maxibanner. Senza mai tradire l’anima web. E così, anno dopo anno, il fatturato è cresciuto in media del 43% fino ai 56 milioni dell’anno scorso (erano 32 milioni a fine 2011). Ancor più impetuosa la crescita dell’occupazione, dai 180 dipendenti di fine 2010 ai 330 di oggi che hanno processato l’anno scorso le richieste di più di 100mila clienti sparsi per tutta Europa.

Ieri, al termine di questa lunga galoppata, è arrivato il premio: Vistaprint, società quotata al Nasdaq (al quarto posto tra le aziende on line specializzate nei servizi stampa per le piccole medie imprese, 160 dipendenti per un fatturato di 1,17 miliardi di dollari ) ha rilevato la società per un controvalore di 150 milioni, pari ad un multiplo di circa 10 volte l’ebitda 2013. Un’operazione studiata e conclusa assieme al private equity italiano Alcedo, entrato nella compagine azionaria nel 2011 e che ha accompagnato il processo di rafforzamento del management di quella che ormai, da impresa artigiana, si è trasformata in una multinazionale tascabile, al quinto posto nella graduatoria europea.

Oggi, insomma, inizia una nuova avventura. Rigamonti, che già a 17 anni sognava di far l’imprenditore («avevo capito», scherza, «che non ero portato per far l’astronauta o il ricercatore visto che non mi andava di studiare») si appresta a giocare nel campionato dell’economia globale. Sotto l’ombrello di una public company, Vistaprint, che può contare sul polmone finanziario del Nasdaq, il mercato tecnologico americano. «Crediamo», spiega infatti l’imprenditore veneziano, «che Vistaprint sarà un valido partner per la nostra crescita, grazie alla sua forza finanziaria e tecnologica ed alla sua esperienza nei processi produttivi». Da azienda di famiglia a leader di mercato del web to print.

Chissà, che sarebbe successo se i clienti fossero stati più puntuali nei pagamenti e meno pignoli: un bon imprenditore, soprattutto nei tempi di crisi, deve saper tradurre i problemi in opportunità.

di Ugo Bertone

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