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Antitrust, la svista di Boldrini e Grasso: nominano una toga senza requisiti

Antitrust, la svista di Boldrini e Grasso: nominano una toga senza requisiti

Mercoledì scorso i presidenti di Camera e Senato hanno nominato il magistrato Gabriella Muscolo nuovo componente dell'Antitrust (meglio: nuovo membro dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato) ma nella loro fretta renziana potrebbero essere incappati in una svista imbarazzante: la nomina in quota rosa, infatti, parrebbe irregolare, e stupisce che Laura Boldrini e Pietro Grasso possano non essersene accorti. La dottoressa Muscolo, infatti, difetta dei requisiti di legge basilari per questo incarico; la legge istitutiva dell'Antitrust (n. 287 del 10 ottobre 1990, articolo 10) spiega infatti che i membri dell'Autorità, se magistrati, devono essere in servizio presso la Corte dei Conti o il Consiglio di Stato o la Corte di Cassazione: e Gabriella Muscolo, semplicemente, non è mai stata in servizio presso nessuno di questi tre organi. Vien da chiedersi se Grasso e Boldrini lo sapessero, o se, chi per loro, abbia giocato sull'equivoco sperando che la cosa passasse in cavalleria.

 Il comunicato del Senato che il 2 aprile ha riferito della nomina, infatti, elenca compiutamente i succitati requisiti utili alla nomina, ma poi aggiunge che «la dott.ssa Muscolo, in magistratura dal 1985, è stata nominata nel 2005 magistrato di Cassazione». Il dettaglio è che questo non è esatto. La dottoressa Muscolo, in virtù della progressione automatica di carriera che è propria dei magistrati, corrisponde formalmente a un giudice di Cassazione e ne percepisce lo stipendio: ma in concreto non ha mai fatto il giudice di Cassazione al Palazzaccio di via Cavour. I requisiti dell'Antitrust parlano di organi e funzioni ben delineate: «I membri sono scelti tra persone di notoria indipendenza da individuarsi tra magistrati del Consiglio di Stato, della Corte dei conti o della Corte di Cassazione». Insomma, si parla chiaramente di una funzione, non di una qualifica formale, non di un'idoneità automatica alla portata di tutti i magistrati italiani una volta passati sette anni dalla nomina a magistrato d'appello.

La stessa Corte di Cassazione, nell'annoverare Gabriella Muscolo tra i propri collaboratori di uno studio dell'11 aprile 2008, la definiva «giudice del tribunale di Roma»; non bastasse, c'è una sentenza della Corte Costituzionale che dovrebbe tagliare la testa al toro, la 0086 del 1982. Testualmente, recita così: «Le funzioni relative all’ufficio di consigliere di Cassazione sono quelle e solo quelle esercitate dai magistrati effettivamente destinati alla Corte di Cassazione e che soltanto a essi spetta la qualifica di magistrati di Cassazione, ai sensi dell’art. 107». La consulta motiva e argomenta per altre 16 pagine. Boldrini e Grasso forse non lo sapevano. Le competenze specifiche di Gabriella Muscolo non sono in discussione, meglio, non quelle che il citato comunicato del Senato ha pure sciorinato: «Nel 2009 è stata nominata, per due successivi mandati triennali, membro della Camera allargata dell'Ufficio europeo dei Brevetti. Nel corso degli anni ha svolto in modo costante attività di formazione per i magistrati anche nel quadro di progetti della Commissione europea. È autrice di numerose pubblicazioni di diritto societario, industriale e della concorrenza, di antitrust».

Il problema è che la legge istitutiva dell'Antitrust richiedeva altro, tutto qui. Ecco perché ci si può chiedere se il curriculum della Muscolo non corrisponda, semmai, ad altri requisitipuremessi nero su bianco dalla legge: «I membri... nominati con determinazione adottata d'intesa dai Presidenti della Camera dei deputati e delSenato della Repubblica... sono scelti (in alternativa a quanto detto, ndr) tra persone di notoria indipendenza da individuarsi tra professori universitari ordinari di materie  economiche o giuridiche, e personalità provenienti da settori economici dotate di alta e riconosciuta professionalità». Neppure qui ci siamo, purtroppo: la dottoressa Muscolo non è professore universitario e tantomeno una «personalità proveniente da settori economici», pare.

Quanto alla «riconosciuta professionalità», neppure una dote a suo tempo molto apprezzata da Laura Boldrini - la chiusura del programma Baila di Barbara D'Urso, decisa dalla Muscolo l'anno scorso - pare sufficiente a colmare il gap nei titoli: una modesta speranza, dunque, per i moltissimi magistrati a cui non dispiacerebbe vedere moltiplicato il proprio stipendio grazie ai 300mila euro all'anno che l'Antitrust assicura.

di Filippo Facci

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  • maxgarbo

    12 Aprile 2014 - 10:10

    Prima vanno a casa questi due, meglio sarà!

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  • Massimo Simon

    08 Aprile 2014 - 17:05

    Questi due soggetti sono totalmente incapaci; ma non è colpa loro la colpa va addebitata a chi li ha messi in quella posizione. Li vedrei molto bene a rigovernare una stalla di mucche o un ovile di pecore, quello forse lo saprebbero fare.

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  • jetstream

    08 Aprile 2014 - 16:04

    sono molto combattuto se propendere per la malafede o per la totale incapacità di questi due soggetti.

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  • kobra12

    08 Aprile 2014 - 13:01

    Ci sono quindi buone speranze che la tolgano da Domenica 5 e non sentire più gli eredi Villa e Bramieri sulle loro beghe?

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