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La storia

"Ero sterile, così mia madre ha partorito sua nipote"

"Ero sterile, così mia madre ha partorito sua nipote"

"Io l'utero in affitto non l'avrei preso mai. So cosa significa essere incinta, non mi piace l'idea di pagare una sconosciuta che poi dove separarsi da chi ha portato in grembo per nove mesi. Ma ho avuto una mamma straordinaria: quando mi hanno tolto l'utero negandomi ogni possibilità di avere un bambino, si è offerta lei di aiutarmi, di fare da madre surrogata, da culla per quello che sarebbe diventato suo nipote. Poi le cose andarono diversamente". A parlare è un ostretica napoletana che, tramite le colonne di Repubblica, racconta la sua storia dopo il caso dell'utero in affitto di una coppia milanese assolta ieri dal Tribunale di Milano dall'accusa di alterazione di stato che gli veniva contestata.

I ruoli apparentemente confusi - Sarà strano per il bambino chiamare nonna quella che in realtà è la mamma e sarà difficile chiamare mamma quella che geneticamente in realtà non lo è. Una situazione un pochino contronatura afferma il giornalista di Repubblica. Ma la donna ci tiene subito a precisare: "No, la nostra è semplice cronaca di un amore familiare e materno. In tutti i sensi. Perchè io, che di mestiere faccio nasere i bambini, ho sognato per anni inutilmente con mio marito un figlio tutto nostro". La donna infatti dopo un parto anni prima aveva avuto delle complicazioni che gli portarono a peredere il bambino per un distacco della placenta, da li la sterilità. Poi la donna dice: "Parlo di 'materno' perchè mia madre, quando mi hanno operata rendendomi sterile, non ci ha pensato due volte nonostante avesse più di 40 anni pur di aiutarmi ad avere una figlia". Secondo la donna, i ruoli, anche se apparentemente confusi, non potrebbero essere mischiati perchè "l'embrione ottenuto con la fecondazione assistita era frutto mio e di mio marito. E per la legge era leggittimo, la legge 40 che vieta la maternità è entrata in vigore, un anno dopo, nel 2004". Poi le cose andarono male, la vita ha deciso diversamente per lei. "Per quattro volte hanno impiantato nell'utero di mia madre gli embrioni, una gravidanza arriva alla settimana, poi un nuovo tentativo, una speranza che dura qualche mese. Ma l'ha perso, nonostante le cure, i bombardamenti di ormoni. E io ci ho rinunciato anche se mia sorella era disponibile a provarci essendo più giovane".

L'Italia dovrebbe permetterlo - "Io sono contraria a pagare una sconosciuta", conclude la donna riferendosi al caso della coppia milanese che ha usufruito di due donne indiane, che avevano messo a disposizione rispettivaente l'utero e l'ovulo, per avere il bimbo. "Ma penso che lo Stato dovrebbe consentire tra madri e sorelle come accade in altri paesi, di darsi aiuto quando la natura ti strappa ogni speranza di diventare mamma. Se avessi avuto problemi ai reni, mia madre mi avrebbe dato il suo. Che differenza c'è?".

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