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Tra le pieghe del Def

Blocco degli stipendi degli statali fino al 2020 e stop al turnover

Marianna Madia

In arrivo una nuova stretta per il pubblico impiego. I contratti degli statali, già bloccati dal 2010, rischiano di rimanere congelati fino al 2020. Un'ulteriore proroga rispetto al termine del 2017 deciso dal governo Letta. I sindacati sono già sul piede di guerra e si dicono pronti a opporsi "con tutti i mezzi" a un nuovo colpo per i dipendenti della pubblica amministrazione. Nel Documento di economia e finanza varato dal governo e pubblicato in versione definitiva non è prevista, infatti, alcuna erogazione di spesa per il rinnovo contrattuale. Al contrario, si legge nel Documento, "nel quadro a legislazione vigente la spesa per redditi da lavoro dipendente delle amministrazioni pubbliche è stimata diminuire dello 0,7% circa per il 2014 per poi stabilizzarsi nel triennio successivo e crescere dello 0,3% nel 2018, per effetto dell’attribuzione dell’indennità di vacanza contrattuale riferita al triennio contrattuale 2018-2020". Nel Documento si prevede di pagare per il 2018 la nuova indennità di vacanza contrattuale relativa al triennio 2018-2020, finora congelata, perché non si ha in programma un rinnovo. Confermato anche il blocco del turn-over fino al 2017.

I sindacati non ci stanno - «Il rinnovo dei contratti - spiega Michele Gentile, coordinatore dei settori pubblici della Cgil - comporta un’uscita di spesa che nel Def non è prevista. Nulla si dice sul questo tema. Si va dunque verso un nuovo blocco. Se aggiungiamo a questo le voci sullo scioglimento dell’Aran, che è la sede del rinnovo dei contratti privatistici, quanto contenuto nel disegno di legge di riforma costituzionale in cui si parla di ’disciplina giuridica del rapporto di lavoro', la somma di tutte queste cose è che il governo vuole dare un ulteriore colpo al lavoro pubblico, dopo tutto quello che è successo dal 2008 in poi. Se questo è il quadro - conclude - una risposta del lavoro sarà assolutamente necessaria».
Per Antonio Foccillo, segretario confederale Uil «ancora una volta il settore del pubblico impiego sembra essere un vero e proprio bancomat da cui prelevare risorse. I tagli proposti dalla spending review, infatti, riducono una parte di spesa improduttiva, ma contemporaneamente eliminano funzioni e istituti importanti, così come la riduzione degli stipendi dei dirigenti che, se non verificata nelle scadenze, potrebbe generare enormi problemi. Inoltre, è inaccettabile che ancora una volta si blocchino i contratti dei dipendenti pubblici fino al 2020. In questo modo il contratto dei lavoratori pubblici sarebbe bloccato per dieci anni: era il 2010, infatti, quando sono stati bloccati i salari individuali e la contrattazione nazionale e decentrata. Non è più possibile continuare con questo andazzo e se non si corregge questa anomalia la risposta sarà molto ferma».

L'appello a Renzi - «È fondamentale che il governo trovi le risorse per i contratti del pubblico impiego. Quale statista chiede aiuto ai lavoratori per rivedere la spesa e poi dimentica il giusto diritto a un rinnovo?», sottolineano Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Benedetto Attili, segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa, in una nota congiunta in cui chiedono al Governo Renzi un chiarimento immediato. «I Def hanno sempre colpevolmente omesso la programmazione delle risorse per le retribuzioni del pubblico impiego. Il punto è che quelle risorse vanno trovate», prosegue la nota. «Le lavoratrici e i lavoratori delle pubbliche amministrazioni hanno già subito una lunga pausa, persa una parte consistente del loro potere d’acquisto, e adesso il famoso differenziale tra pubblico e privato non può essere più utilizzato come un’arma. Un ulteriore blocco sarebbe inaccettabile e la nostra risposta non si farebbe attendere». «Rinnoviamo il nostro appello al Governo affinchè affronti la riforma della pubblica amministrazione e il riordino dei servizi ai cittadini, a partire dalla valorizzazione del lavoro pubblico. Pretendere che gli stessi lavoratori a cui si chiede uno sforzo di modernizzazione ed efficientamento, producano risultati mentre si impoveriscono e continuano a veder negate aspettative basilari come un rinnovo di contratti è un’inutile ingiustizia alla quale in caso di conferme - concludono i quattro sindacalisti - ci opporremo con tutti i mezzi a nostra disposizione».

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Commenti all'articolo

  • bandwolf

    10 Settembre 2014 - 18:06

    sarà la deflazione e da quel momento non ci sarà più niente da fare. Valter Pandolfi

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  • peppo981

    21 Agosto 2014 - 14:02

    Perché non li facciamo, anzi perché non ci fate lavorare gratis...sai che risparmio!!! OPS TEMO DI AVER DATO UN SUGGERIMENTO...scusate!!! VERGOGNA!!!

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  • turchese23

    21 Agosto 2014 - 01:01

    Ma xché nn si fa un referendum del c...o x dimezzare lo stipedio dei pagliacci e ridurne il numero e abolendo ste pensioni stratosferiche?? Una volta decidiamo noi x loro visto che nn ci rappresentano come dovrebbero

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    • peppo981

      21 Agosto 2014 - 14:02

      Hai ragione amico mio!!!prima di tagliare gli stipendi da 1300 euro iniziamo a fare un referendum per mandare a casa il ridondante...

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  • ckmb961

    20 Agosto 2014 - 16:04

    hahahah ecco che saltano fuori gli 80 euro,come al solito presi a dei poveri per darli a dei poveracci......ste merde di politici sono tutti uguali,non avevo dubbi da dove avrebbero preso i soldi....

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