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Il latitante

Dell'Utri, quando il fratello gemello diceva: Deve andare in Libano

Dell'Utri, quando il fratello gemello diceva: Deve andare in Libano

Nessuna fuga, sostiene Marcello Dell’Utri. L'ex senatore azzurro, dichiarato formalmente latitante a quattro giorni dall’udienza della Cassazione che martedì dovrà pronunciarsi sulla condanna a 7 anni per concorso in associazione mafiosa, con un comunicato assicura di non volere "sottrarsi alla cattura" e spiega di essere "all’estero" senza precisare dove, per curarsi dopo un’angioplastica. Parole, però, che non coincidono con il contenuto delle conversazioni del fratello gemello, Alberto, intercettato l’8 novembre 2013 da una cimice nel ristorante Assunta Madre di via Giulia,  a Roma. "Se io fossi Marcello prenderei un volo diretto per Tel Aviv" e poi andare in Libano, consigliava l'imprenditore catanese Vincenzo Mancuso al fratello Alberto. E ancora: "Se è possibile andarci in macchina è meglio, anche se si fa due ore e mezzo... Aereo no... non bisogna lasciare traccia... Io non conosco le distanze, però non ci deve arrivare con l'aereo".

La cimice - "Dieci giorni fa", diceva Alberto Dell’Utri parlando del fratello- ha cenato con... un politico importante in Libano che è stato presidente e che adesso si candida per le prossime elezioni; il programma... anche il programma è quello di andarsene in Libano...» E poi ancora: «Qua bisogna accelerare i tempi, fin quanto che Marcello, se poi non ce la fa... e lui è andato lì (a Bruxelles, ndr) insieme a questi della Guinea Bissau che lo hanno preso in seria considerazione e gli hanno dato il passaporto diplomatico... gli hanno aperto le porte». Altri consiglie e indicazioni, per l'ex braccio destro di Berlusconi che pianificava la latitanza in Libano, si legge sul Corriere della Sera, erano arrivate da Gennaro Mokbel, l'estremista nera degli anni Settanta divenuto uomo d'affari e condannato lo scorso anno a quindici anni di galera per la truffa Finmeccanica-Sparkle-Fastweb.

I libri antichi spediti in Libano - Di certo c'è che già nel marzo del 2012, alla vigila della prima sentenza della Cassazione, Dell’Utri si era trovato all’estero, quella volta a Santo Domingo, dove da tempo ha interessi. A settembre, rivela Mattia Feltri sulla Stampa, aveva spedito una parte della sua invidiabile collezione di libri antichi, insieme a 11 dei 15 milioni di euro che Silvio Berlusconi gli bonificò in cambio di Villa Comalcione sul lago di Como.
Dell'Utri ricomparve quando la Suprema Corte annullò la condanna e dispose un nuovo giudizio di secondo grado. Il nuovo giudizio non andò però come sperava l'ex senatore azzuro: il 25 marzo del 2013 con la confermò della pena di 7 anni. Nel caso il verdetto fosse confermato, la pena diventerebbe definitiva e Dell’Utri dovrebbe scontarla.

Si poteva evitare la fuga? - "Una fuga che si poteva evitare", è il coro indignato della politica di queste ultime ore. Ma il Procuratore generale di Palermo Luigi Patronaggio non ci sta a passare per il magistrato che ha lasciato scappare un imputato così eccellente come Marcello Dell’Utri. E davanti a un fiume di dichiarazioni indignate come quella del suo ex collega Antonio Ingroia che ha definito "una cosa vergognosa aver consentito la fuga di Dell’Utri" in una intervista a Repubblica si difende: "Io, che ci fosse un serio pericolo di fuga l’ho segnalato più di un anno fa, al momento stesso della sentenza di secondo grado. Sapevamo che si era recato all’estero proprio nei giorni in cui si attendeva la precedente sentenza di Cassazione che aveva annullato la prima condanna, c’era la vicenda della compravendita della villa di Santo Domingo, c’erano tanti elementi, ma la Corte d'Appello non ha ritenuto di doverla accogliere". E questo perché reputò non fosse necessario mettere in carcere preventivamente per due mesi un imputato che magari poi la Cassazione avrebbe potuto anche assolvere. "Abbiamo chiesto il divieto d’espatrio", continua Patronaggio. Ma il divieto d’espatrio per condannati per mafia non è previsto. Non solo. La Consulta ha fatto un ulteriore rigetto sostenendo "l’inutilizzabilità della intercettazione del fratello di Dell’Utri. In diritto molte cose sono opinabili".

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Commenti all'articolo

  • cicalino

    12 Aprile 2014 - 19:07

    Curarsi dopo un'angioplastica? Ma chi crede diprendere in giro costui? Si tratta di un intervento oggi di routine dove riaprono una o più coronaria occluse con l'immisione di uno "stent" una piccolissima gabbietta che la tiene aperta... Durata della seduta (non è un intervento, entrano dal polso): 20 minuti. Decorso, nullo. Un cerotto e puoi andare a casa! E questo voleva farsi passare per onesto

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    • ciannosecco

      13 Aprile 2014 - 10:10

      Sull'angioplastica sei poco informato,non si entra solo dal polso,dipende che zona devi raggiungere,si entra anche dalla gamba destra.Ma dato che parli di presa in giro,come mai un'intercettazione dell'otto Novembre 2013, nella disponibilità della Procura di Palermo il 20 Febbraio,non è stata portata nell'udienza del 4 Aprile,quando è stata respinta la richiesta del ritiro del passaporto?

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    • antari

      12 Aprile 2014 - 20:08

      Ma quale onesto, e' un mafioso. E, si sa, i mafiosi di fascia alta amano prendere per i fondelli la gente con le loro dichiarazioni.

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  • pino&pino

    12 Aprile 2014 - 11:11

    Delinquente con delinquente.... eletto con elettore.

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  • Tobyyy

    12 Aprile 2014 - 10:10

    Toby - Ma come fanno i comunisti a dire ladri e mafiosi agli altri, quando in casa loro hanno la collezione di ladri e mafiosi ? Basta non dimenticare la rapina del secolo che hanno compiuto al Monte Paschi di Siena e le intercettazioni telefonche, poi distrutte, che il bavoso sclerotico comunista del quirinale faceva coi mafiosi.....! Ma scherziamo....?

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    • antari

      12 Aprile 2014 - 12:12

      Semplice: dicono ladri e mafiosi a quelli che sono davvero ladri e mafiosi. Cosa ti stupisce in un'affermazione vera?

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  • tontolomeo baschetti

    12 Aprile 2014 - 10:10

    tosco57 - Questo è il delinquente che con l'altro delinquente hanno formato il tuo partito. Questi, non D'Alema.

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